In Anteprima: “The Divergent Series: Insurgent”. Il Film

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le pellicole che – dicono – stanno sbancando al botteghino

The Divergent Series: Insurgent

 

Titolo: The Divergent Series: Insurgent
Regia: Robert Schwentke
Sceneggiatura: Brian Duffield, Akiva Goldsman, Mark Bomback
Genere: Azione, fantascienza
Durata: 119 minuti
Interpreti: Shailene Woodley, Theo James, Naomi Watts,
Kate Winslet, Octavia Spencer, Miles Teller.

Anno: 2015

Data di uscita nelle sale italiane: 19 marzo 2015

Insurgent poster SAC base 20cm

trailer

 

 

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Recensioneùdi Grove

 

Continua con Insurgent la trasposizione cinematografica della trilogia di Divergent, ispirata ai libri di Veronica Roth, che nel 2013 ha pubblicato l’ultimo della serie: Allegiant. Se volete prima dare uno sguardo al primo capitolo della saga, come anche 77082.cr2all’organizzazione non proprio semplicistica del mondo creato dalla scrittrice, lo potete trovare recensito qui, sempre su SognandoLeggendo.

Insurgent riprende pochi giorni dopo la fine di Divergent, Tris (Shailene Woodley) e Quattro (Theo James) si sono fermati a riprendere fiato e a riflettere sul da farsi mischiandosi tra i Pacifici, al limitare della recinzione che divide la città dove si svolgono entrambi i capitoli, sede del sistema distopico, dall’Esterno. Il periodo di pace non durerà a lungo e a breve verranno raggiunti dalle guardie degli Eruditi, capitanate dalla perfida Jeanine (Kate Winslet). Ella infatti, in seguito all’attacco a sorpresa contro gli Abneganti, è venuta in possesso di una scatola misteriosa che però solo un divergente sembra in grado di aprire, per via della sua affinità a tutte le fazioni. Obiettivo degli eruditi sarà quindi catturare vivi tutti i divergenti che sono in possesso di capacità sufficienti per aprire la scatola, e di eliminare i restanti, vista la loro naturale tendenza alla ribellione. Tris e Quattro dovranno quindi affrontare un viaggio che li porterà all’interno di ogni fazione, svelandoci al contempo il modo di vivere e di pensare di ognuna, fino ad arrivare allo scontro diretto con una verità sorprendente in grado di placare ogni conflitto.

Con un sistema simile alle imprese eroiche dei miti greci, Tris si trova ad affrontare un cammino spirituale cominciato con Divergent e che si conclude con Insurgent, in cui ogni fazione rappresenta una sfida fisica e morale. I colori cambiano di territorio in territorio e la staticità cromatica del primo capitolo della saga, rappresentata dalla realtà degli Intrepidi (prevalentemente nera e rossa) e da quella degli Abneganti (grigia e bianca), si fa molto più dinamica in Insurgent. Dai colori caldi e tenui dei campi rigogliosi dei Pacifici si passa al grigio e al nero delle gallerie sotterranee degli Esclusi. E il contrasto lo si sente fin da subito, con delle personalità così dicotomiche a confronto, con dei toni cromatici ed un vestiario che aiutano nell’immedesimazione. Il film, come anche la mente di Tris che cresce ad ogni nuova esperienza, sale di piano e va ad esplorare il palazzo minimalista dei Candidi che, con i loro specchi e la loro semplicità nel porsi e nel vestirsi rappresenta pienamente la loro filosofia di vita, basata sull’onestà e la fiducia. Qui regnano il bianco e il nero. Infine si sale ancora, andando ad esplorare il mondo di chi più si sente degno di comandare sull’altro: gli Eruditi. Nel loro vestiario predominano il blu e il bianco, i colori del cielo. Ed è in effetti la volta emisferica che regna sulle nostre teste colei che limita il nostro campo visivo. Metafora intelligente quella della Roth che descrive bene il tentativo presuntuoso degli Eruditi che, con il loro intelletto, più che illuminare coprono quella che è in realtà la Verità delle cose. Dalla terra perciò si va verso il cielo.

Insurgent è in grado di svelare la genialità della trilogia della Roth più di quanto fosse riuscito a fare Divergent. Ogni fazione rappresenta un aspetto dell’essere umano e il cosiddetto divergente diviene l’obiettivo trascendentale a cui si dovrebbe mirare, una sorta di Buddha occidentale.

Insurgent è un film che cresce in tutti i sensi. Lo dice la stessa Roth, come anche moltissimi altri scrittor34397.cr2i di saghe, “si cresce insieme ai propri libri” nel modo di scrivere e nell’assumere punti di vista diversi.
La regia di Schwentke si dimostra molto più intraprendente di quella di Burger appassionando e nascondendo abilmente, per quanto possibile, i numerosi colpi di scena.
Lo si vede anche con Shailene Woodley che, molto più nella parte di quanto avesse fatto con Divergent, riesce a trasmettere il senso di colpa e la naturale inclinazione al sacrificio di Tris, offrendoci delle interpretazioni decisamente più mature. Il nuovo look con i capelli corti inoltre la rende molto più integrata con la realtà distopica, accompagnando l’evoluzione del personaggio verso l’età adulta.

I personaggi secondari, bidimensionali in Divergent, ora tentano di emergere, anche se alcuni restano oscurati dalla figura di Tris e come ostacolati dai “soli” centottanta minuti del film. Lo stesso Theo James, a tratti convincente, a volte sembra non trovare abbastanza spazio per esprimere al meglio il proprio personaggio, nel suo ruolo di co-protagonista. Miles Teller invece rimane intrappolato nella propria ambivalenza, così come anche Ansel Elgort che, più di ogni altro, non riesce a dare un minimo di credibilità alle proprie battute. Anche la “new entry” del personaggio di Uriah tanto richiesto dai fans dei romanzi, poteva rimanersene fuori, visto il poco spazio dedicatogli. Naomi Watts invece, nei panni della madre di Quattro, è una vera sorpresa. Nonostante i pochissimi minuti a lei messi a disposizione riesce nell’intento di caratterizzare appieno il proprio personaggio di donna oscura e misteriosa, regina di un regno decaduto e selvaggio, desiderosa di gustare al più presto la propria vendetta personale. Anche il Premio Oscar Octavia Spencer nel suo (per ora) piccolo ruolo di capo dei Pacifici, sembra calarsi bene nei panni di un personaggio che sembra aver molto da rivelare.

Un’altra, insieme a Elgort, che non sembra proprio essere mai entrata nella parte è l’altro Premio Oscar del film, Kate Winslet, che sorprendentemente non riesce a reggere il ruolo. Quello che dovrebbe essere un villain psicopatico e senza scrupoli viene interpretato dalla Winslet quasi come se fosse una figura di cartone, inespressivo nel più dei casi e sotto tono nei restanti. L’autorevolezza non è mai convincente e gli altri attori a lei affiancati sono i primi a non crederci veramente. Ed è proprio questo che manca alla serie: un nemico degno di nota contro cui combattere, per ora rappresentato più in maniera astratta da valori e lotte di3 classe. Tuttavia Allegiant, il terzo capitolo della saga che però verrà diviso in due film, sembra promettere bene con il suo cambio netto di prospettiva.

Per ora però ci godiamo Insurgent, che è stato un salto di qualità non indifferente su quasi tutti i fronti rispetto al suo precedessore. Cresce, rivoltando e distruggendo il mondo che ci era stato mostrato in Divergent. E quello che era lo sguardo da bambina di Tris diviene di volta in volta sempre più adulto di fronte alle (giuste ed ingiuste) crudeltà messe in atto dai propri amici e nemici e alle sfide ben riassunte nel test di simulazione virtuale della scatola misteriosa.

Nonostante ci sia ancora qualcosa da migliorare, Insurgent risulta essere un ottimo seguito. Opera mediana tra l’inizio e la fine riesce pienamente nel suo scopo di farci affascinare a quel mondo prima delimitato che oramai sconfina verso l’ignoto.

~Grove.

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