Intervista a Virginia de Winter [28/02/17 Libreria KOOB]

duecchiacchierecon

Due chiacchiere con..
Virginia De Winter

Dopo aver letto La spia del mare, noi di Sognando Leggendo, approfittando della presentazione organizzata da Mondadori presso la Libreria KOOB (Roma) abbiamo deciso di registrare tutto il possibile dell’incontro e regalarvi questa bellissima intervista. Virginia de Winter è stata, come sempre, divertente ed esaustiva in ogni sua risposta, ci scusiamo anticipatamente se, nella fretta di prendere appunti, qualcosa è stato saltato o non scritto correttamente.
Ci siamo divertiti moltissimo, a fare questa chiacchierata con Virginia e, grazie a tutti gli altri partecipanti, che hanno contribuito con le loro domande, siamo riusciti a tirare fuori un’intervista lunghissima, ma interessantissimo. Mi raccomando leggetela tutta ^_^
Vi auguriamo una buona lettura e… Leggete La Spia del Mare, ne vale davvero la pena 😉
 
LA SPIA DEL MARE
Edito da: Mondadori
Prezzo: 14,90 €
Genere: Romanzo gotico, storico, romantico, spionaggio
Pagine: 399
Trama: È il 1741. Mentre la scintillante e cosmopolita Repubblica di Venezia si prepara per le celebrazioni del Carnevale, una spia inglese di nome Cordelia Backson si mette sulle tracce di un feroce gruppo di assassini che celano la loro identità dietro le maschere della Commedia dell’Arte. Cordelia è bella e pericolosa, in grado di maneggiare ogni tipo di arma, esperta di combattimento e di intrighi politici, ma ancora ignora che qualcuno progetta la distruzione della Serenissima. E che l’uomo a capo di questo efferato complotto è profondamente legato alla sua vita e a quella di ogni singolo componente della sua famiglia – i Giustinian. Sarà proprio ricostruendo ciò che è accaduto in passato che Cordelia si troverà a sciogliere gli enigmi che coinvolgono i suoi genitori e la sua gemella Cassandra. Ma a tormentarla c’è anche altro: Cassian D’Armer, un giovane uomo alto e bruno di sconvolgente bellezza, il cui sguardo fiero e cupo intimidisce chiunque tenti di avvicinarlo e che il caso ha messo sulla sua strada. Sarà Cassian ad accompagnarla nella sua missione insieme a tre amici: Alain de Mortemart, un aristocratico francese fuggito dalla corte di Versailles, il giovane abate Giacomo Casanova, libertino impenitente, e un nobile spagnolo in esilio volontario. Nessuno di loro è un cittadino gradito alla Repubblica, ognuno nasconde terribili segreti, ma, quando il pericolo incomberà su Venezia, il Doge non esiterà a reclutarli come spie, promettendo in cambio la grazia per i loro delitti e rischiando di portare alla luce il più oscuro tra i misteri che offuscano la storia della Serenissima.

Qui potete trovare le recensioni dei precedenti romanzi:


Chi è Virginia de Winter?

Meglio conosciuta sulla rete come Savannah, Virginia de Winter ama poco parlare di sé, lasciando agli altri la libertà di immaginare chi sia. Tra un libro e una fan fiction si gode il sushi e la compagnia di sua sorella, mentre ascolta metal operistico o ammira gli eleganti volteggi del suo pattinatore preferito. Vive e lavora a Roma.

(continua a leggere tutta la biografia…)

Note di lettura: Le domande sono state fatte un po’ da tutti i presenti, a partire, ovviamente, da Leila Awad (Centauria) che ha “aperto le danze”. Per poter dare un “senso” all’intervista abbiamo cercato di riportare fedelmente tutte le domande e risposte date da Virginia, al meglio delle nostre possibilità. 

Intervista

  • In che modo ti sei documentata, a quali fonti hai attinto per avere un quadro dettagliato di Venezia, del periodo storico, delle maschere…?

Ho passato tantissime ore in biblioteca, per esempio in pausa pranzo e siccome io lavoro, magari le persone che avrebbero voluto trascorrere del tempo con me si sentivano dire: “Vado in biblioteca” e queste persone dicevano: “Mamma mia, un’altra volta in biblioteca sei”. Comunque, prendevo i testi in prestito dalla biblioteca che è vicino piazza Venezia e studiavo la sera per cercare di rendere più fedelmente possibile quello che è stato effettivamente il periodo storico. Ho trovato un tomo di rifferte, di confidenze che le spie facevano a ogni magistratura della Serenissima, con nomi che ho preso in prestito per alcuni personaggi, secondari e non, proprio per farli rivivere, almeno in parte, attraverso il libro. Possiamo notare infatti come Giacomo Casanova sia “quel” Giacomo Girolamo Casanova che visse a Venezia proprio in questo periodo, come anche la Preati, che si trova nella biografica di Casanova e ancora, nella parte in cui Cassian è coinvolto in una rissa sotto le Procurazie, i nomi delle persone coinvolti sono veri. Stessa cosa ho fatto con quella che è la tipografia di Venezia: sono andata a cercare come si chiamassero all’epoca le calli e di chi fossero le locande, chi fossero i loro proprietari, chi fossero gli abitanti di determinati palazzi.
Ho cercato di rendere più fedelmente possibile quella che è la Venezia del ‘700, ovviamente e naturalmente non soltanto per un’esigenza mia, perché sento il bisogno di avere una traccia veritiera su cui lavorare, io lo faccio soprattutto per i lettori, perché voglio che possano fidarsi di quello che sto scrivendo. È anche per questo che spesso mi scuso con i veneziani se faccio qualche errore, sapendo quanto loro tengano alla propria città!

  • Qual è il tuo modo di scrivere? Ti lasci andare alle improvvisazioni e al colore del momento o hai già tutto chiaro nella tua mente?

Una storia di base c’è, altrimenti non saprei da dove partire, poi man mano alcune soluzioni che all’inizio non avrei mai pensato mi sembrano logiche e vanno a intersecarsi piano piano. Poi una volta che inizio a scrivere, il personaggio si muove da sé e la storia va avanti da sola.
Sono una persona molto disordinata e tendo ad appuntare qualsiasi idea su dei pizzini che attacco sul frigo. Mi capita praticamente sempre di “consegnare in brutta” e non torno mai indietro, se non per aggiungere qualcosa, magari un dettaglio, che mi aiuterà a far quadrare il tutto. Al massimo se torno indietro è per tagliare, perché amo le descrizioni e mi capita di perdermici dentro.

Con un movimento abile, liberò il braccio destro dalla sua presa e, mentre si voltava, sollevò il bastone d’avorio coprendosi il volto con la maschera.
Lui la fissò per un lungo momento. «Come se ci fosse differenza rispetto a quando non indossate una maschera.»

  • Il tema delle maschere è ricorrente nella narrazione: dalla mera maschera carnevalesca, al doppio, ai sentimenti celati, alterati… In questo senso Venezia è stata un pretesto utile o un punto di partenza voluto, che ha portato con sé un corollario di temi? Il periodo storico è casuale o sei stata ispirata da qualcosa?

Da piccola ha avuto l’ispirazione: per chi non ci fosse stato, Venezia ha un’aura particolare, è una città cosmopolita, quindi ho amalgamato l’idea di queste persone provenienti da luoghi diversi con la mia volontà di raccontare di qualcosa che mi piaceva. Per chi avesse letto Black Fiars, la Cittadella è effettivamente ispirata a Venezia. Per quanto riguarda il periodo storico, ho deciso il ‘700 perché è quello in cui questa visione cosmopolita è al massimo della sua realizzazione.
Il tema della maschera, non soltanto si può avvicinare moltissimo a una storia di spie – se devi scegliere di ambientare una storia di spie nel ‘700, Venezia è la prima cosa che ti viene in mente – ma sai che, oltre ad essere una città universale, per così dire, una città che era il nucleo del crocevia di culture di persone diversissime tra loro, è anche un posto dove l’anonimato era addirittura tutelato. Le maschere erano un elemento molto caratterizzante nella cultura veneziana soprattutto nel ‘700, quando c’era una necessità di anonimato che addirittura era considerata così profondamente dal punto di vista culturale da avere un riflesso anche nelle loro leggi, ovvero stabilire che ci si dovesse mascherare e si dovesse andare mascherati a determinate apparizioni pubbliche, come ad esempio le donne a teatro o nei ridotti, i moderni casinò, in cui gli unici che non portavano la maschera dovevano essere quelli che tenevano banco. E ovviamente, c’era una particolare legislazione per quanto riguardava le maschere durante il Carnevale: non si potevano portare armi, proprio per evitare che effettivamente, con il pretesto della maschera, qualcuno potesse commettere dei reati.
La maschera poi, oltre ad essere un elemento del libro, è anche un tema. Casanova a un certo punto dice in questo libro: «Non vi crucciate di aver finto con me, io sono cresciuto in mezzo agli attori e so che molte volte sono più sinceri mentre recitano che nella loro vita normale», allo stesso modo in cui Oscar Wilde ha detto: «Date a un uomo una maschera e lo vedrete sincero».

  • I personaggi sono descritti con pochi aggettivi e azioni, che però li contraddistinguono totalmente e completamente. Hai mai desiderato avere delle pagine in più da poter dedicare all’approfondimento di alcuni personaggi? O forse hai intenzione di scrivere un seguito e sfruttare ancora l’ambientazione?

Ritengo che i personaggi secondari siano quelli che tengono in piedi la storia e io spesso mi rendo conto che alcuni hanno caratterizzazioni quasi migliori rispetto ai personaggi principali. Penso che siano quelli che “colorano” la storia. Sono i miei preferiti.
Per quanto riguarda un seguito, ci saranno aggiornamenti a breve!

  • Prima abbiamo nominato il tema del doppio…

Inizialmente lo troviamo con Cordelia e Cassandra, due gemelle assolutamente identiche che dividono la stessa vita. Una è bloccata a letto da una malattia molto misteriosa che non le permette quasi di uscire di casa, l’altra si finge la gemella. Cordelia finge di essere Cassandra e vive la sua vita, allo stesso modo Cassandra vive una vita riflessa perché si fa raccontare tutto dalla gemella di ciò che ha vissuto, lo deve fare anche per esigenze di missione. Cassandra per esempio deve fingere di essere stata allo stesso ricevimento dove invece è stata Cordelia. Vorrei soffermarmi un attimo su Cassandra perché questa, pur essendo poco presente fisicamente, potrebbe risultare una figura minore, però secondo me è una figura di grandissima forza, proprio perché è la sua debolezza fisica che fa risaltare paradossalmente quella che invece è la sua grandissima forza di carattere, la forza protettiva che ha nei confronti della sorella e che ha nei confronti di Cassian, del fidanzato, il suo modo di adoperarsi fino all’ultimo momento anche se non saprà se vivrà per cercare di salvare le persone che le stanno a cuore.

  • Ma questo tema non è riflesso solo su Cordelia e Cassandra, vale anche per i ragazzi che hanno tutti degli alter ego. Perché?
Perché tutti loro hanno nomi da spie e al momento in cui hanno dovuto sceglierli chiaramente per loro avevano un significato particolare. Ecco, per Cordelia il nome da spia, il nome in codice è Belladonna. Lei lo ha fatto per un motivo semplice: per la bellezza e la semplicità di questo fiore, ma soprattutto perché era stato il nome da spia di sua madre, quindi, come lei stessa dice a un certo punto, ritiene che “le avrebbe portato fortuna”, ricalcando le orme l’una dell’altra fino a creare un’unica figura, inteso come il marchio della ditta.

Per quanto riguarda invece gli altri personaggi:
Giacomo si fa chiamare Ermes, almeno a me è sembrato il nome più adeguato da attribuirgli, perché è un comunicatore, è lui il legante tra i tanti personaggi, è forse quello che è la voce narrante della storia, quello più esterno, quello che guarda in maniera più oggettiva e soprattutto in maniera molto critica tutti gli altri personaggi che si muovono intorno a lui. Alain de Montemart l’abbiamo chiamato Monsieur perché è il signore per eccellenza e anche perché sappiamo comunque che alla corte di Francia è una figura particolare. Per quanto riguarda invece Manuel lui ha scelto un nome eroico, El Cid, e l’ho scelto da un lato anche perché nel poema “El Cid Campeador”, la compagna si chiama proprio Jimena, quella che nel libro è la sorella. Cassian invece si fa chiamare Nadir perché è il nome che veniva dato a Nadir Shah: lui ha vissuto l’invasione di Delhi, è stata un’invasione sanguinosa, piena di episodi di barbarie, è dovuto sopravvivere a questo momento critico storico, non solo ovviamente per l’India ma anche per lui personalmente. In un passo dice:Io ho fatto cose innominabili per poter sopravvivere, da quel momento in poi, già a Venezia cominciavano a chiamarlo Nadir, che significa “Il prezioso”, anche perché lui è un uomo molto bello, ma anche come le gemme molto distaccato e freddo.

  • Se vogliamo soffermarci sui genitori, cosa possiamo dire?

I genitori sono delle ombre che governano il tutto. La storia parte prima dei personaggi di cui noi leggiamo, nasce proprio dai genitori di Cordelia. La madre è presente durante tutto il romanzo anche se non si vede e solo alla fine si capisce che è così, mentre il padre è un tipo molto duro. C’è da dire che si tratta di una coppia separata, ma entrambi combattono per lo stesso obiettivo e lo fanno ognuno con i mezzi che ha.

  • Ad un certo punto della storia, Cordelia accosta i 4 personaggi alle carte francesi, che è una cosa che ho trovato molto bella, molto particolare. Perché? Come possiamo assegnarli?

Anzitutto le carte sono un tema ricorrente nelle mie storie perché mi piacciono molto, che si tratti delle carte francesi o si tratti dei tarocchi. Mi è venuto spontaneo per il semplice motivo che effettivamente, in questo quadrilatero di personalità molto diverse, ognuna effettivamente ricalca quello di un seme delle carte da gioco. Giacomo Casanova possiamo sicuramente definirlo per il Re di Cuori, come possiamo definire Cassian, Nadir, il Re di Picche, vale a dire colui che, da certi punti di vista porta l’oscurità, come anche Alain il Re di Fiori, che, come i bastoni, è quello che richiama la magia e noi sappiamo che lui ha dei poteri soprannaturali che hanno una larghissima incidenza nella sua vita. Mentre l’elemento che caratterizza di più quello che è il sultano di spagna, vale a dire Manuel è la sua ricchezza, che porta episodi incredibilmente stravaganti – il caffè che viene servito in ogni momento, lui è in missione e beve caffè, o decide di riarredare l’ala degli ospiti del lazzaretto vecchio, va bene, si fa portare addirittura una carrozza trainata da cavalli a Venezia che, cosa volesse fare non lo so!, ma lui aveva questo desiderio – è il Re di Quadri ed è l’uomo ricco per eccellenza, tanto generoso quanto stravagante.

  • Quindi, nell’ottica delle carte e dei tarocchi, quali carte assoceresti a Cordelia e Cassandra?

Entrambe le sorelle mi viene da associarle alle carte dei tarocchi e sono una la temperanza, Cassandra, e l’altra invece la carta della morte, Cordelia, perché in realtà il significato è quello del cambiamento, il significato è riferito ad un qualcosa che arriva a un certo punto e scombina tutto il resto, fino a portare, non semplicemente a una nuova nascita, ma a una nuova vita su presupposti diversi.

«Non c’è nulla di meglio di un lupo che piomba in mezzo a un gregge di pecore per tornare alla realtà. Inoltre quello stupido pastore mi sembra più interessato a cantare l’amore anziché a farlo.»
«È un giovinetto» intervenne lui, nella sua voce indugiava un sorriso. «Si suppone che dell’amore conosca solo la purezza.»
Lei si girò per guardarlo in faccia. «È il motivo per cui ai pastorelli preferisco i lupi.»

  • L’amore tra Cassian e Cordelia non è semplice. Quando in lui scatta la scintilla?

Beh, i costumi di quella che era la nobiltà veneziana, ci si sposava non per amore, ci si sposava per interesse. Poi, va bene, un matrimonio combinato con Cassian, magari qua nessuno si sarebbe buttato dalla finestra! Però comunque, lui è il promesso sposo di Cassandra e forse, il momento in cui effettivamente lui è colpito abbastanza dalla donna che dovrebbe diventare sua moglie, è proprio il momento in cui la vede diversa, vale a dire il momento in cui non è più Cassandra, ma al momento in cui è Cordelia che impersona Cassandra. Cassian è una persona molto fredda caratterialmente, anche un certo modo tormentato dai suoi demoni, eccetera eccetera, anche nel romanzo gotico il cliché lo vuole per alcuni personaggi, però effettivamente anche Cassian ha quel determinato momento in cui si lascia andare al sentimento e non è per la donna che ha avuto sempre affianco, è per la donna che all’inizio lui non sa chi sia effettivamente, poi invece scopre, a mano a mano… adesso, per chi ha il desiderio di leggere il libro non voglio fare anticipazioni più di tanto, ma è chiaro che a un certo punto scoprirà chi ha davanti, ovviamente prima di “lasciarsi andare troppo”.

  • I personaggi maschili da te descritti sono uomini affascinanti, volitivi, a volte cupi, dalla personalità dominante. Si tratta di un tuo ideale romantico, trai ispirazione dalla vita reale, o semplicemente di una “formula” narrativa che funziona?

Lo dico sempre che la parte fantasy dei miei libri sono proprio gli uomini. Veramente, a parte la simpatia e lo scherzo dei personaggi maschili, questi sono tutti inventati, magari esistessero!

«Romeo, che stupida creatura. Ho sempre trovato il suo amore inconsistente quanto la sua personalità.»

  • Ho notato una sorta di ostilità nel descrivere gli uomini tramite le parole di Cordelia, sono delle schermaglie o un mezzo di riscatto della figura femminile?

Non sono accuse verso gli uomini o prese di posizione particolari, ogni tanto mi capita di essere un po’ polemica o puntigliosa, come quando dico che Cassian, per capire determinate cose “Per essere un uomo, ce la può fare”.

  • Se fossi vissuta in “La spia del mare”, che ruolo avresti avuto?

Probabilmente sarei morta subito! A parte gli scherzi, sarei potuta essere una cameriera del Florian.

  • Come lettrice qual è il personaggio che più ti ha segnata, che ancora porti con te?

Sicuramente Milady de Winter di Alexandre Dumas. Come si può notare, i soprannomi scelti per Cordelia sono tutti omaggi a questo personaggio che io adoro: Milady, Charlotte Backson, Baronessa di Sheffield… anche i Mori di Manuel sono un riferimento ai Tre Moschettieri.

  • C’è stato un libro che ha innescato in te la passione per la scrittura, oltre che per la lettura? Quali sono gli autori a cui ti ispiri? Com’è avvenuto questo processo?

Io sono cresciuta in una famiglia di insegnanti. Mi hanno sempre detto “Gioca con i giocattoli che hai” e io, essendo sempre stata circondata dai libri, quelli sono sempre stati il mio mondo. A 8-9, massimo 10 anni mi regalarono un diario che non usai mai come diario per raccontare le mie giornate, ci ho sempre scritto delle storie che non scrivevo per gli altri ma per me stessa.
La prima vera idea su un personaggio che poi è diventato reale, mi venne quando ero nella casa al mare con i miei genitori ed era Aprile e non c’era niente, lì ho avuto la prima idea di Ashton di Black Friars. Poi sono dovuti arrivare i 25-26 anni per metterlo davvero su carta anche se penso che il passo tra leggere e scrivere è davvero labile.

  • Perché questo titolo, “La spia del mare”?

Immagine correlataNon è solo legato al gioco di spie e agli intrecci tra i vari personaggi, è legato alla profondità. Io amo il mare ed è ciò da cui tutto nasce. È bara e barriera, dal quale si può vedere e superare. È bello ma pericoloso.

  • La spia del mare non può essere inquadrato in un unico genere letterario, però, anche per il percorso che tu hai fatto finora, il genere che preferisci di più qual è?

Quando parliamo del gotico parliamo anche di molti elementi che ci sono nella Spia del Mare, non semplicemente nel sovrannaturale ma anche l’elemento del doppio, e non solo in questo libro, ma anche in Black Friars, per chi l’avesse letto, il Cardinale ha effettivamente un doppio. Nella narrativa gotica abbiamo anche determinate architetture, determinate ambientazioni che io ho voluto riportare in tutti i miei libri.
Poi mi piace molto Anne Rice per la figura dei vampiri, e la narrativa fantasy inizialmente con Tolkien, poi, quando arrivò J.K. Rowling, fu amore allo stato puro. Amo moltissimo anche le fiabe classiche dei fratelli Grimm.

  • Soffermiamoci un attimo proprio sul sogno soprannaturale…

È un tema a me molto caro e non è inserito a caso, lo ritrovo in me e in tutto quello che scrivo. Questo viene proprio dalle Fiabe che non ho mai pensato fossero per bambini, perché leggere di una ragazza che mangiando una mela cade addormentata e aspetta il bacio del principe o un’altra che pungendosi con un fuso cade in un sonno profondo, non si possono ritenere argomenti per bambini. Il tema del sogno soprannaturale l’ho sempre visto come un momento in cui il personaggio è in boccio e poi rinasce, come Cordelia.

  • Il tuo sogno è diventare scrittrice a tempo pieno?

No, non l’ho mai desiderato veramente, non ho mai pensato di abbandonare il mio lavoro. A me la mia vita piace così com’è, con il mio lavoro, i miei amici e le persone che mi vogliono bene.

Mi sento di ringraziare tantissimo Virginia de Winter per essersi mostrata e aver sopportato l’insistenza delle mie domande puntigliose, nate non dalla voglia di rompere le scatole, ma dalla curiosità che il libro e lei stessa mi hanno ispirato: l’amore con cui parli dei personaggi che hai creato, come se fossero persone davvero esistenti mi ha commosso, e le descrizioni sono evocative, tanto da far apparire davanti a me Venezia, meravigliosa esattamente com’è nella realtà. (NdR La Chain Allie). 🙂 

Bene, l’intervista finisce qui… un grande ringraziamento a Virginia de Winter per la sua disponibilità, per noi è stato un vero piacere. Non vediamo l’ora di leggere il tuo prossimo lavoro!

Ali Winchester – Debora M Nasreen e Eli Mannucci

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