Io so perché canta l’uccello in gabbia di Maya Angelou

Io so perché canta l’uccello in gabbia

di Maya Angelou

Titolo: Io so perché canta l’uccello in gabbia
Autore: Maya Angelou
Edito da: Beat
Prezzo: Cartaceo 13,90 €
Genere: Autobiografia, Narrativa.
Pagine: 237 p.

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Trama:
Pubblicato per la prima volta nel 1969, Io so perché canta l’uccello in gabbia è uno dei libri fondamentali del Novecento, uno tra i migliori mille libri di sempre, secondo larga parte della stampa e delle riviste letterarie. Descrivendo i primi anni della sua straordinaria esistenza, Maya Angelou vi celebra la voglia di vivere, la bellezza del pensiero e la disarmante sensibilità di una bambina e poi di un’adolescente nera nell’America razzista del secolo scorso. Il libro muove dall’arrivo di Maya, tre anni, e di suo fratello Bailey, quattro anni, a Stamps, nell’Arkansas. Spediti nel profondo Sud a casa della nonna, dopo la separazione dei genitori. È la stagione in cui i luoghi appaiono ancora sotto la luce magica dell’infanzia. Maya vive con la nonna e lo zio nel retro dell’Emporio di cui Momma (così viene chiamata la nonna) è proprietaria da tempo e, tra granaglie per i polli, cherosene, lampadine, stringhe, lozioni, palloncini e semi di fiori, gioca ininterrottamente con Bailey, come in un luna park senza guardiano. Nell’America degli anni Trenta, tuttavia, eroi e orchi, incanti e orrori accompagnano inevitabilmente l’esistenza di una bambina di colore. Eroi, per Maya, sono i raccoglitori di cotone che scendono dal retro de gli autocarri, si piegano giù fino a terra e, stanchissimi, le dita tagliate, le schiene, le spalle, le brac cia, le gambe sfinite, si assembrano nell’Emporio. Orchi sono i «ragazzi» bianchi del Ku Klux Klan che, con gli occhi pieni di odio e le facce di pietra, calano a Stamps e costringono lo zio di Maya e gli altri neri a nascondersi tra gli escrementi del le galline. Orco è Mr. Freeman, l’amico della mamma, un uomo grande, grosso e flaccido che a St. Louis, in Missouri, una sera di primavera l’attira a sé.
Opera magnifica, fatta di urla, suoni, passioni, crudeltà e coraggio senza limiti, Io so perché canta l’uccello in gabbia è la storia di una ragazzina afroamericana capace di lasciarsi alle spalle la sofferenza costruendo con orgoglio e ostinazione la propria vita. Una storia che, a quasi cinquant’anni dalla sua prima pubblicazione, conserva tutta la sua bruciante attualità.

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Recensioneùdi Nirvana

“… crescere è doloroso per una bambina nera del Sud…”

Con questo romanzo Maya Angelou ci porta nel suo passato, agli anni ‘30 durante la segregazione razziale nel profondo sud degli Stati Uniti. È una storia fatta di cambiamenti e avvenimenti che incidono profondamente sulla vita dell’autrice, la piccola Marguerite, soprannominata Maya.
Tutto inizia con il trasferimento dalla California all’Arkansas, in una piccola cittadina di nome Stamps, dove i piccoli fratelli Maya e Bailey saranno cresciuti dalla nonna paterna ‘Momma’ e zio Willie nel più tradizionale e religioso dei modi.
Dopo la separazione dei genitori e il conseguente trasferimento, a poco a poco le loro figure sembrano quasi scomparire dalla memoria dei due bambini. Il loro mondo diventa l’Emporio di famiglia, la scuola e la chiesa, in cui ruoteranno le piccole vicissitudini di un’infanzia, tutto sommato, tranquilla. Lì Maya imparerà i principi morali, svilupperà il suo pensiero, stringerà i primi rapporti sociali e conoscerà il razzismo per la prima volta.
Il mitico Emporio, il luogo di raccolta della comunità nera di Stamps prima e dopo il lavoro, dove speranza, dolore e gioia, tutto veniva condiviso. Per Maya rappresenta un simbolo di stabilità, un rifugio, una routine che inizia la mattina e finisce la sera, al calar del sole. Momma, la burbera nonna dal cuore d’oro, diventa la figura materna e paterna che a loro manca, la loro bussola morale, riempiendo il vuoto nelle loro esistenze.
Tutto questo viene a sconvolgersi quando, anni dopo, i due vengono riportati in California per vivere con la madre.
La vibrante St.Louis, dove vive la famiglia della madre, diventerà la loro nuova casa. Così diversa dalla piccola e provinciale Stamps, St.Louis catapulterà Maya in una profonda confusione. Chi è quella donna bellissima che dice di essere sua madre? L’adattamento per Maya risulterà difficile, e a complicare le cose sarà Mr. Freeman, il nuovo compagno della madre, le cui terribili azioni la segneranno per tutta la vita. Agghiaccianti e crude le scene di violenza, descritte con la vividezza e lo shock di una bambina di appena 10 anni.
Dopo quell’evento la vita di Maya non sarà più la stessa, si chiude a riccio, parla a mala pena e viene rispedita a Stamps con il recalcitrante fratello. La nonna e lo zio non fanno domande e tacciono sull’accaduto, sebbene sia sottinteso che ne siano a conoscenza, lasciandole il modo di guarire ai suoi tempi.
Ancora una volta, i ritmi lenti e segnati di Stamps, danno a Maya quella stabilità e tranquillità che le serviva. Non passano molti anni, dopo essersi ristabiliti, che i due ragazzi saluteranno per sempre la realtà di Stamps, stabilendosi definitivamente con la madre a San Francisco.
Lì, durante la seconda guerra mondiale, Maya cresce, è più sicura di sé, fa tante esperienze e ci sorprende nell’atto finale del primo romanzo della serie delle sue autobiografie.

Opera delicata e suggestiva, annoverata tra le migliori della letteratura afroamericana, rappresenta uno spaccato sociale della comunità nera degli anni 30-40 nel sud degli Stati Uniti, dove la segregazione razziale era più che mai presente.
La confusione che segue la piccola protagonista nel corso della sua infanzia e adolescenza è costante, nella sua ingenuità è difficile capire il motivo di tante ingiustizie: perché i loro genitori li hanno abbandonati? Perchè la sua comunità, la sua famiglia è costretta a subire dai bianchi senza potersi ribellare? Che cosa hanno fatto di male?
I lettori vedono tutto questo attraverso gli occhi puri di una bambina, arrivando a chiedersi le stesse domande.

“A quindici anni la vita mi aveva insegnato senza ombra di dubbio che arrendersi era onorevole quanto resistere, specialmente se non si aveva scelta.”

L’oppressione sociale, le umiliazioni subite (indimenticabile la resilenza di Momma di fronte ad alcune di esse) e il solenne orgoglio, il senso di colpa per ‘l’incidente’, segneranno Maya e la porteranno spesso a rifugiarsi nella fantasia e nei suoi romanzi.

La descrizione dei personaggi e dei paesaggi della Angelou è magistrale, tanto che sembra quasi di vederli. Il modo di raccontare è fluido, senza remore, nonostante i temi affrontati siano complessi e spesso scomodi. La Angelou mette a nudo la sua vita, la sua verità, e ci accoglie nel suo passato presentandoci quelle mitiche figure che l’hanno caratterizzato.
L’impacciato zio Willie, l’autoritaria Momma, la splendente e gioviale madre Vivian, fino alla deliziosa Mrs Flower rendono l’universo dei personaggi dell’autrice pieno di sfaccettature. Nessuno di loro è perfetto, ne vediamo i lati positivi e negativi, ugualmente tutti loro influenzano la vita della nostra protagonista.
Il padre biologico dei bambini, Bailey Senior, è una figura quasi evanescente, che si mostra di passaggio ogni tanto, lanciando qualche battuta simpatica per poi sparire dalle loro vite.
Bailey Jr d’altro canto, compagno d’avventura e fidato confidente di Maya, sarà la sua ancora emotiva e fisica senza la quale lei si sentirà perduta. Il loro rapporto sarà sempre speciale e unico, anche quando, ormai adolescenti, le loro strade si separeranno e la vita li porterà in direzioni diverse.

La crescita di Maya, con tutte le difficoltà tipiche del caso, immersa nel contesto sociale della segregazione razziale è il tema principale di questa straordinaria opera. Maya impara ad affrontare la vita e tutte le situazioni difficili che le capiteranno,
Da leggere tutto d’un fiato, per non dimenticare e per capire il peso della sofferenza e l’orgoglio della comunità afroamericana nella storia.

Voto:

Maya Angelou:  Nata a St. Louis, è scomparsa il 28 maggio del 2014 all’età di 86 anni. Poetessa e scrittrice, è considerata un baluardo della cultura afroamericana. Ha ricevuto una nomination al Premio Pulitzer e numerosi Grammy Award. Testimone, dopo la pubblicazione di Io so perché canta l’uccello in gabbia, della battaglia antirazzista, nel 1993 fu invitata dal presidente Bill Clinton a leggere suoi versi all’inaugurazione del primo mandato. Nel 2011 ricevette dal presidente Barack Obama la medaglia della Libertà 2010, la più alta onorificenza civile americana.

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