Irréversible. Il Film

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le pellicole che – dicono – stanno sbancando al botteghino

Irréversible

 

Titolo: Irréversible
Regia: Gaspar Noé
Sceneggiatura: Gaspar Noé
Genere: drammatico
Durata: 95 minuti
Interpreti: Monica Bellucci, Vincent Cassel, Albert Dupontel
Jo Prestia, Estella Warren, Stéphane Drouot, Philippe Nahon

Anno: 2002

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trailer

 

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Recensioneùdi Grove

 

Descrivere un film del genere non è semplice, e forse è giusto iniziare seguendo il volere del regista e quindi partendo dal finale. Quello che vedremo all’inizio doveva essere l’ultima parte del film, se solo esso avesse avuto una forma standard. Due uomini (Vincent Cassell e Albert Dupontel) vengono arrIrreversible1.1estati per un omicidio all’interno del “Rectum”, un locale gay di Parigi. A precedere queste scene vi sono solo le poche battute di due anziani, che discutono in un appartamento lì vicino. Tutto quello che seguirà sarà un excursus a ritroso delle ore che hanno preceduto quest’omicidio. Noé è noto per i suoi film, non tanto per le storie che sceglie di rappresentare ma per la sua maniera eclettica di riportarle sullo schermo. Ciò che fin da subito ci sorprende di questo Irreversible è la telecamera, che nelle mani di Noè non sta mai ferma, vorticando nelle scene come neanche Aronofsky ha saputo fare con il suo “Il Teorema del Delirio”, lasciando la mente frastornata ed infastidita da tale ipercinesia di immagini. In questa prima parte del film vedremo molte scene di violenza, che associate a tutto questo movimento, renderanno estremamente disturbante la visione. A sostenere ciò vi sono le musiche di Thomas Bangalter, sincopate e ripetitive che si coniugano perfettamente con l’immagine.

Esattamente a metà dell’opera, in quella che è la scena fulcro di tutta la storia la telecamera si ferma, finalmente, nel momento però più sbagliato. Da quel momento in poi il film proseguirà verso l’inizio della storia raccontata in una maniera molto lenta, riprendendo a vorticare, stavolta in un moto armonico e sognante, solo verso la fine della pellicola. Il film è simmetrico, ed abilmente diviso in tre pairreversible2rti uguali. L’inizio e la conclusione sono due opposti, come antitetiche sono le sensazioni emergenti. Consci di quello che sarà il finale della storia ci viene logico pensare che sia inutile vedere il resto. La parte del centrale del film infatti, ad un primo impatto tende a vanificare tutto il resto. La gioia e i sentimenti d’amore della relazione vengono schiacciati dalla prepotenza del piacere individuale in un atto che per forza di cose diviene irreversibile. Anche la vendetta, consumata a freddo, finisce col consegnare un pacco vuoto ad un mittente invisibile. Paradigmatica è la visione dell’unica donna presente nel film, una “donna-angelo” buona e pura e allo stesso tempo ambiziosa e fiera. Desiderata da tutti i personaggi è convinta di poter direzionare il proprio destino e perseguire i suoi scopi, senza dover rendere conto alla prepotenza dell’uomo, che in contrapposizione diviene l’emblema della brutalità e dell’impulsività.

Vi sono molti riferimenti a “2001: odissea nello spazio”, dalla relatività del tempo alla vacuità della vita stessa, ma lo spazio infinito di Kubrick viene sostituito dagli eventi della vita che, incontrollabili quanto la natura stessa, ci coinvolgono in prima persona. “Il tempo distrugge ogni cosa” recita l’anziano ad inizio e fine film, poiché il tempo ci aiuta a dimenticare e può aiutarci ad imparare dai nostri errori, ma può anche cancellare ogni nostro desiderio e programma perché è la vita stessa ad essere imprevedibile. Eppure Noè decide di farci vivere per ultimo il sogno, il momento in cui tutto deve ancora iniziare, in cui la pellicola non è ancora stata concepita e di darci l’illusione che veramente possiamo essere padroni del nostro destino.

irreversible4Il tempo crea e distrugge all’unisono, è vero, ma siamo proprio noi a decidere cosa è bene tenere a mente e cosa invece è meglio dimenticare del nostro passato. Succubi di una indomabile realtà esterna, siamo pienamente padroni della nostra mente. I ricordi e quindi quella che è la vita, non è altro che il resoconto di ciò che decidiamo di raccontare a noi stessi. Il messaggio finale di Noè, soprattutto se confrontato con il titolo del film, è ambivalente e per molti versi irrealistico, come lo è la struttura del film che per consegnarci un messaggio positivo è costretta a ribaltarsi.

Il film ha vinto il Cavallo di Bronzo allo Stockholm Film Festival ed è stato presentato nella cinquantacinquesima edizione del festival di Cannes. Per via della sua peculiare linea narrativa ricalca la strada di altri film simili (“Peppermint Candy” e “Memento”), ma se ne distanzia molto in quanto a tematiche e maniera di presentarsi, che però ne rendono molto più impegnativa la visione. Un film sicuramente non per tutti, ma che premia chi trova la voglia di scandagliarlo attentamente.

~ Grove.

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