Jane Eyre. Il Film

Jane Eyre

jane eyre
Titolo: Jane Eyre
Regia: Cary Fukunaga
Sceneggiatura:
Moira Buffini
Genere
: Drammatico
Durata: 120 minuti
Interpreti: Mia Wasikowska: Jane Eyre
Jamie Bell: St John Rivers
Micheal Fassbender: Mr. Rochester
Holliday Grainger: Diana Rivers
Tamzin Merchant: Mary Rivers
Craig Roberts: John Reed
Jayne Wisener: Bessie
Nelle sale italiane dal:
7 Ottobre 2011
Trailer: Link

Trama:Jane Eyre fugge da Thornfield House, la residenza dove lavora come governante per il ricco Edward Rochester. L’isolamento e l’austerità del luogo, oltre alla freddezza di Mr. Rochester, hanno infatti lasciato in segno sulla giovane Jane, nonostante la scorza dura che la vita in orfanotrofio le aveva fatto sviluppare. Riflettendo sul suo passato, e ritrovando la sua naturale curiosità, Jane farà ritorno alla dimora di Mr. Rochester e al terribile segreto che egli nasconde.

Recensione:
di Elena Aguzzi

La pellicola “Jane Eyre” diretta da Cary Joji Fukunaga, con alle spalle sceneggiatori e produttori di sesso femminile, in uscita in questi giorni nelle nostre sale, è l’ennesimo (più o meno il diciottesimo, tra cinema e tv) film tratto dall’omonimo romanzo di Charlotte Brontë.

Che cosa seduce tanto in questo libro? Diciamo che è una sorta di Cenerentola in chiave horror. Se la vicenda ci presenta un’orfanella maltrattata che, al termine di mille peripezie, troverà la fortuna e l’amore, qui il principe non è azzurro ma tenebroso, burbero e con un oscuro segreto che si agita nella soffitta del solitario maniero avito; la nostra eroina non è bella-dolce-svenevole, ma bruttina, inquieta e ribelle, persino un po’ mascolina : inevitabile per molte lettrici (e lettori gay) che scatti l’immedesimazione (anche perché l’autrice stessa vi si rifletteva).

Scritto nel 1847, è un romanzo quasi paradigmatico di certo romanticismo cupo, orrorifico e passionale: se i poeti inglesi indulgevano al sentimentalismo, le scrittrici compatriote dipingevano le loro storie d’amore con tinte fosche – si pensi al “Frankenstein” di Mary Shelley o al “Cime tempestose” della sorella della Brontë, Emily.

Tuttavia, le opere cinematografiche ispirate al libro si dimenticano quasi completamente del lato dark, e invece ne esaltano il tono di classico romanzone, con dovizia di colpi di scena affastellati in frettolosi digest.

A oggi il risultato migliore risale a “La porta proibita” (titolo che fa pensare al signore di Rochester come a una specie di Barbablù…), diretto nel 1944 da Robert Stevenson, non geniale ma più che decoroso, con la giusta ambientazione, una buona sceneggiatura “d’autore” (A. Huxley) e due interpreti di indubbio fascino, Joan Fontaine e Orson Welles.

E quest’ultimo? Non malvagio, e sicuramente meglio della precedente, calligrafica versione firmata da Zeffirelli, ma non aggiunge nulla. All’inizio, con la sua costruzione a flash back, fa ben sperare; ottima la fotografia livida (di Adriano Goldman), suggestive le scenografie, azzeccata l’atmosfera gotica, così come perfettamente in parte sono gli attori (i protagonisti Mia Wasikowska e Michael Fassbender e i comprimari Jamie Bell e Judi Dench); ma ben presto scivola anch’esso in una narrazione tradizionale e in un effluvio di violini e lacrime stile cartone animato giapponese che seppelliscono e vanificano tutte le migliori intenzioni.

Forse il modo migliore di trasporre il romanzo sarebbe di coglierne lo spunto e lo spirito ma abbandonarne la lettera (un po’ come fa il film “Ho camminato con uno zombi”, che non c’entra nulla col libro eppure lo richiama); invece sempre, stavolta inclusa, ci si lascia trascinare dagli equivoci, gli amori incompresi e le occasioni perdute fino al rocambolesco, e pur pallido, finale. Sufficiente, ma aspettiamo la prossima versione. Tanto, prima o poi, una ce ne sarà.

Elena Aguzzi http://www.quartopotere.com/

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