La biblioteca dell’anatomista di Jorgen Brekke

Jørgen Brekke
Jørgen Brekke è nato e cresciuto a Horten, in Norvegia. Nonostante gli studi scientifici, la parola scritta l’ha sempre affascinato, al punto da indurlo ad affiancare al suo lavoro d’infermiere professionista quello di giornalista. La biblioteca dell’anatomista è il suo primo romanzo e in Norvegia è subito diventato un bestseller, coronato dal Premio Norli 2011 assegnato dai librai indipendenti norvegesi per il miglior esordio dell’anno.
Attualmente vive a Trondheim con la moglie e i figli.

Titolo: La biblioteca dell’anatomista
Autore: Jørgen Brekke
Edito da: NORD
Prezzo: 16,90 €
Genere: Romanzo, thriller, poliziesco
Pagine: 380 p.
Voto:

Trama: Bergen, Norvegia, 1528. Il frate aveva giurato che non avrebbe più messo piede in quella terra maledetta: la terra della sua infanzia, la terra della sua sofferenza. Ma è lì che si trovano i pregiatissimi coltelli che sta cercando da anni, gli strumenti che hanno permesso al suo maestro, Alessandro, di diventare il più celebre anatomista dell’epoca. Per aiutarlo a ottenere una simile gloria, il frate ha dovuto pagare un prezzo altissimo. E ora è giunto il tempo della vendetta.
Richmond, Virginia, oggi. Efrahim Bond, il curatore dell’Edgar Allan Poe Museum, ha appena fatto una scoperta sensazionale, che potrebbe risollevare le sorti della sua carriera. Ma i documenti relativi a quel testo arrivato dalla Norvegia saranno l’ultima cosa che vedrà prima di essere messo a tacere per sempre.
Trondheim, Norvegia, oggi. È la seconda volta che Jon Vatten è sospettato di omicidio. Cinque anni fa, grazie a un alibi di ferro, è riuscito a dimostrare di non essere il responsabile della morte della moglie e del figlio. Adesso invece è diverso. Perché la vittima è una sua collega, la bibliotecaria Gunn Brita Dahle, e lui è stato l’ultimo a vederla viva e il primo a scoprire il cadavere. Ma Vatten non avrebbe mai potuto commettere quel delitto: la donna, infatti, è stata uccisa seguendo un metodo particolare, un metodo descritto in un enigmatico manoscritto del XVI secolo, il Libro di Johannes, che ora è misteriosamente scomparso.

 

Recensione
di Livin Derevel

Il centro dell’universo è ovunque e il suo contorno in nessun luogo.
Johannes, 1550

Un libro che dalla copertina appare suggestivo, d’atmosfera, che però pagina dopo pagina si scopre essere un romanzo complesso ma moderno, piacevolmente sciolto e godibile, a partire dalla trama fino ad arrivare alle descrizioni delle indagini e dei luoghi.

La storia si snoda attraverso capitoli suddivisi a seconda dell’epoca e del luogo in cui svolge l’azione: abbiamo una panoramica più o meno completa degli eventi accaduti a Johannes, il famoso autore del cosiddetto libro maledetto, nel 1528; poi l’omicidio misterioso e inspiegabile accaduto in Norvegia ai giorni nostri, di cui in un qualche modo entra a far parte Jon Vatten; e infine le indagini di Felicia Stone, in Virginia, alle prese con un pittoresco quanto agghiacciante assassinio accaduto entro i confini dell’Edgan Allan Poe Museum.

La narrazione è fluida, molto scorrevole, priva di pomposità, velleità letterarie o un linguaggio troppo di genere, è facilmente comprensibile e non costringe a rileggere i paragrafi per capire; la lettura scivola via parola dopo parola costringendo chi ha il libro tra le mani a continuare, preso dagli eventi. Anche i personaggi sono ben disegnati, ognuno con la propria storia e il proprio passato, devo ammettere che l’autore è stato particolarmente originale nell’attribuire peculiarità ai protagonisti, piccoli dettagli che rendono più interessante agli occhi del lettore chi si muove tra le fila della trama.

Purtroppo però non ho riscontrato solo positività ne La biblioteca dell’anatomista. L’intreccio a volte si presenta non perfettamente incastrato per formare un mosaico armonioso: alcuni passi suonano piuttosto artificiosi, inseriti come se fossero fini a se stessi. Un chiaro esempio è stato il personaggio di Siri Holm, che devo ammettere non ho compreso granché bene, né tanto meno le parentesi a risvolto sessuale che la vedevano protagonista. All’inizio credevo che fossero passi fondamentali per la risoluzione finale – si sa che tutto è possibile! – e invece no, a quanto pare era un capriccio dell’autore che voleva aggiungere questo pizzico di peperoncino. A mio parere avrebbe benissimo potuto farne a meno, anche perché Siri stessa sembra esageratamente artefatta, l’unico personaggio di tutto il libro ad apparire stereotipata, nonché abbastanza inutile ai fini dello svolgimento.

Altra cosa che mi ha lasciata perplessa è stato il movente ultimo, che è stato sbrigato in una frase, niente eccessive spiegazioni né tante domande.

La biblioteca dell’anatomista rientra in quella categoria di thriller che fondono elementi storici con la realtà contemporanea, ma molto spesso la conclusione non è né particolarmente fantasiosa né tanto meno originale e adatta al suo contesto. Se si è alla ricerca di qualcosa di diverso, questo non è il libro adatto.
Ad ogni modo, il romanzo è comunque ben strutturato ed è impossibile non farsi coinvolgere e leggere pagina dopo pagina con la morbosa curiosità di venirne a capo; i personaggi sono ben costruiti ed è facile trovarne uno in cui immedesimarsi e per cui provare simpatia – quasi tutti -, e comunque – falle a parte – la trama ha senso e i salti temporali sono un’interessante ritratto di un’epoca storica, che in chiusura strappa quasi un sorriso.

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