La bruttina stagionata di Carmen Covito

La bruttina stagionata

di Carmen Covito

Titolo: La bruttina Stagionata
Autore: Carmen Covito
Edito da: Bompiani
Genere: Narrativa generale
Pagine: 272 || Prezzo: 12,00€ cartaceo || 6,99€ ebook

Trama dell’editore:
Marilina Labruna vive in una Milano livida e soffocante. Quarantenne non brutta, peggio, bruttina, deve trovare un modo diverso di trionfare. Professoressa mancata, piccola, grassottella, gambe corte e tozze, occhiali da intellettuale, vive sola e scrive tesi di laurea per conto terzi. Senza alcuna ambizione apparente, ha scelto un lavoro che le permette di fuggire il confronto diretto con gli altri. Convinta di non poter mai anelare a conquistare un certo tipo di uomo, si troverà a respingerne ben due.

Recensione

di Miss Marilux

 

 

 

La bruttina stagionata è stato un clamoroso caso letterario nel lontano 1993. Quest’anno la Bompiani ha scelto di riproporlo in una nuova veste grafica, giusta scelta per un Premio Bancarella. Incuriosita dal titolo e dalla trama, ho pensato “oddio sono io! ” una bruttina che si sta stagionando come il formaggio, ergo l’ho richiesto senza pensarci troppo, senza leggere alcuna recensione, solo le informazioni generali. Ringrazio quindi la Bompiani per la gentilezza e per la velocità con la quale ha fatto arrivare il volume da me. Grazie ragazzi!
Fatti i dovuti preamboli è il momento di parlare del romanzo. Andiamo!

Il volume della Covito beh, non mi ha convinto del tutto. Immediatamente dopo l’ultima pagina, sono corsa a leggere opinioni in merito ed altre informazioni sul romanzo: un grande successo, un vero caso portato anche al cinema e al teatro, davvero una cosa grossa insomma, eppure boh. Qualcuno lo definisce un antesignano del più celebre Bridget Jones. Mah, del chick lit sciocchino ho visto davvero poco. La storia narra le vicende di Marilina, non brutta ma bruttina (quindi ancora peggio) e stagionata, sul viale dei 40. Vengono raccontati i suoi pensieri e le sue avventure prettamente sessuali, il suo lavoro, le sue amicizie ed il rapporto con una madre snervante che la vorrebbe sistemata. Eh già, perché uno dei modi di porsi verso il romanzo è quello di contestualizzarlo nel tempo. La bruttina è figlia dei primissimi anni 90, quando avere 40 anni e non avere un marito era quasi una colpa, quando si era ZITELLE e non single, quando il sesso era solo per gli uomini e le donne che lo cercavano tutte poco di buono senza anima (oddio non che oggi sia cambiato tantissimo), insomma va letto in quella ottica. Se non lo farete, commetterete il mio stesso errore ed il libro spesso risulterà assurdo e paradossale, quindi godimento a metà!

Marilina è un buon personaggio, agisce tanto e pensa ancora di più, a volte è sfacciata altre volte riservata e timida. Non posso dire di aver provato simpatia per lei sempre (anzi diciamo mai) eppure è difficile da dimenticare. Mi spiego meglio. Esistono libri con protagonisti che a volte non ci piacciono, finiamo il volume e dimentichiamo tutto, sia che il mattoncino ci sia piaciuto sia non ci sia piaciuto affatto; poi vi è quella strana categoria in cui il libro non è stato di nostro gradimento ed i personaggi sono pure antipatici, eppure ci pensi, senti un pelo di mancanza e non sfumano dopo una bella dormita. Ecco, la Bruttina Marilina entra in questa categoria. Uno potrebbe pensare “ma non è normale” invece lo è se chi scrive sa farlo ed è dotata di una sottile ironia, pungente ma profondamente intelligente.

La Covito è bravissima, nonostante il romanzo sia invecchiato male, la stoffa della donna si sente eccome. E Marilina ne giova col lettore. Non tifiamo per lei, anzi a volte la giudichiamo pure male (Marilì, e datte na svegliata!) eppure alla fine si è contenti che non sia finita davvero in tragedia (niente spoiler sul finale dai!). Fondamentalmente l’autrice ci mostra una donna sola e zitella, che grazie a situazioni al limite dell’assurdo, assume maggiore consapevolezza di se stessa, delle sue voglie e dei suoi desideri. Insomma la Nostra passa dall’essere zitella a single impenitente. Evvai! E se ci riesce una bruttina con i baffetti perché non dovremmo riuscirci noi? Che botta di autostima!

Straordinaria poi è la caratterizzazione di Milano. Apriamo il libro e sembra di essere avvolti nelle nebbie e di passeggiare davanti al Duomo, la città è fredda e distante eppure sovrasta Lei e gli altri personaggi con la sua imponenza fumosa. Suoni, odori e colori, la notte della Città si fa vivida nella nostra mente. Un lavoro encomiabile, ‘nsomma!

Nonostante la mia insoddisfazione e perplessità verso la storia, capisco l’attrazione che il romanzo abbia esercitato sui lettori di allora, fino ad arrivare al cinema ed al teatro in un monologo di Franca Valeri. La bruttina stagionata è un libro che ha molte mancanze, non è perfetto e forse non è nemmeno bello (non brutto ma bruttino) eppure ha un fuoco che ancora arde fra le pagine, una intelligenza acuta che cattura, un messaggio che serve alla donne sempre: autodeterminazione, pure con i vibratori a filo!

Consigliarlo? Secondo me si nonostante tutto. Siete bruttine, non brutte? Siete bellissime, non belle? Leggetelo! E poi Berto il gigolò squattrinato e bimbaccione, è mitico 😛

Carmen Covito: (1948) è nata a Castellammare di Stabia. Laureata in filosofia, ha lavorato come insegnante di lettere, copywrighter pubblicitario, sceneggiatrice di fumetti e traduttrice, spostandosi tra il Giappone, la Spagna e l’Italia. Ha esordito nel 1992 con La bruttina stagionata, uno dei maggiori casi editoriali degli ultimi decenni.

 

 

 

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