La coscienza di Zeno di Italo Svevo

letteratura

La coscienza di Zeno

di Italo Svevo

 

TitoloLa coscienza di Zeno
Autore: Italo Svevo
Edito da: Mondadori
Prezzo: 9,50€
Genere: Romanzo psicologico
Pagine: 416

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Trama: La storia di Zeno Cosini, inetto a vivere: una specie di marionetta tirata da fili che quanto più egli indaga, gli sfuggono. Una coscienza inutile a mutare un destino che sembra ineluttabile. E’ il capolavoro di Svevo, la prima storia italiana dove entra prepotentemente in scena la psicanalisi come coprotagonista; forse il più grande romanzo del Novecento italiano e uno dei maggiori della letteratura europea del XX secolo.

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Recensioneùdi AuriCrem

Io ho un rapporto di amore e odio con i classici perché adoro la letteratura classica, insomma sono le nostre radici, ciò da cui hanno tratto ispirazione e hanno attinto gli odierni scrittori, ma d’altro canto il linguaggio spesso per me incomprensibile mi fa desistere quasi sempre anche solo dal tentare, sono ormai rassegnata purtroppo. Questa però è una lettura che risale ai tempi delle medie e che ho rispolverato per questa recensione.

“La coscienza di Zeno” è un libro a cui puntavo troppo per potermi arrendere, l’ho trascinato per più di due mesi, arrancando dietro ad un linguaggio che di scorrevole non ha nulla e che per una ragazzina di 12 anni risulta forse incomprensibile, piangendo dalla rabbia perché non riuscivo mai a terminarlo, leggevo pagine su pagine e mi sembrava di non avanzare mai quando chiudevo il libro e il segnalibro era sempre lì. Ma l’ho finito. E l’ho ricordato. Più o meno.

Ma bando alle ciance, il libro è un romanzo psicologico (ADDDDDORO) e per chi non lo sapesse a quei tempi la cosa era una super novità, solo pochi scrittori si potevano definire autori di romanzi psicologici, in Italia noi ricordiamo Svevo e Pirandello, tipici decadentisti con il pallino per la psiche.

Il libro in sé non ha una trama complessa, ma è pieno di periodi interminabili che ci fanno domandare ad un certo punto da dove caspita fosse partito il discorso. Svevo fabbrica un libro nel libro, quello che nella letteratura odierna definiremo cornice, ovvero nel primo capitolo si presenta come lo psicoterapeuta di Zeno, il nostro paziente che viene messo a nudo da questo psicoterapeuta vendicativo. Non è un metodo originale per i tempi, però a noi sembra molto sofisticato dato che ormai è caduto nel dimenticatoio. Tutto il libro appare molto elaborato, in relazione a quando è stato scritto, un personaggio che compie un percorso psicoterapeutico ma poi giunge alle sue conclusioni in solitudine, mettendosi l’anima in pace, ovvero per quei tempi significa raggiungere un vero traguardo! L’uomo che autonomamente si pone domande, si dà risposte, le corregge, e in fondo a questo percorso di autocorrezione/introspezione c’è un’unica risposta, semplice ma complicatissima a cui un normalissimo uomo è giunto da solo.

Il protagonista Zeno non è un uomo che ho amato, è invidioso, egoista, insicuro, ha un po’ tutti i difetti di questo mondo ma è umano, molto più umano di molti personaggi. Sbaglia, commette errori per poi pentirsi, prende una direzione per poi virare, non è un personaggio piatto, da persona a cui piace scrivere ho notato (non solo nelle mie schifezzette da 2 soldi) che in generale chi scrive tende ad affibbiare 39785 pregi ai buoni e 39785 difetti ai cattivi, ma nessuno è solo cattivo o solo buono, gli uomini sono tridimensionali, ma che dico, gli uomini hanno centinaia di dimensioni differenti, migliaia di sfaccettature differenti! Ecco, Zeno è un personaggio molto più tridimensionale dei tipici personaggi di inizio ‘900, certo forse si autocommisera un po’ troppo, agisce poco e si lagna molto, ok, però nella sua testolina bacata cerca di agire per rimediare (spesso peggiorando le cose, siamo tutti d’accordo), pratica consapevolmente il male giustificandosi non davanti al mondo ma davanti alla propria coscienza, perché al contrario di tutti i cattivi che conosciamo noi lui è un uomo buono che fa del male per il proprio tornaconto, ma ne soffre perché sa che il male è tale non solo perché lo dice la società ma perché è a tutti gli effetti “il male” che la coscienza di un buon uomo percepisce come sbagliato.

Insomma non so se ho ben chiarito quanto amo/odio Zeno e di conseguenza il libro e di conseguenza Svevo per aver scritto un libro e un personaggio che tanto ci fanno pensare, ma forse era proprio questo, probabilmente, il suo scopo. Lo consiglio a chi ha intenzione di immergersi consapevolmente in un crocevia di discorsi interminabili dove si perdono sia il capo che la coda ma dove ci si può proprio per questo reinventare nel mentre. Lo devo assolutamente rileggere con un po’ di anni in più sulle spalle, la coscienza più sporca, la mente più aperta e un vocabolario più forbito!

Voto

 

 

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Italo Svevo: Ettore Schmitz nacque in una realtà periferica e marginale come la Trieste di fine Ottocento, un crocevia di differenti tradizioni culturali. Nel suo stesso pseudonimo, Italo Svevo, volle riflettere questa sua natura di frontiera. Si dedicò sempre alla letteratura come a un’attività secondaria, nelle ore sottratte prima al lavoro impiegatizio in banca e poi all’attività di dirigente industriale. In vita ebbe scarsissimo successo letterario; solo negli ultimi anni godette di una meritata ma tardiva notorietà. L’opera di Svevo comprende scritti saggistici, pagine di diario (l’autobiografia è una misura connaturata allo scrittore triestino), racconti, numerose commedie (alcune concluse, altre solo abbozzate) e soprattutto tre romanzi, Una vita, Senilità e La coscienza di Zeno.

 

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