La Livin consiglia: i 5 migliori libri letti nel 2014. Ma anche no.

natale

sep3

Puntuale come la morte (e le tasse, e le bollette, e la nonna che con l’occhietto finto pallato vi chiede a tradimento “e il fidanzatino?”), la Livin torna con una delle sue liste dei consigli per gli acquisti. D’altronde non manca poi così tanto a Natale, no? Anzi, manca poco, pochissimo, che cavolo fate ancora lì con nessun regalo ai piedi dell’albero?!

"E il fidanzatino?"

“E il fidanzatino?”

Beh, sono qui per darvi qualche dritta se dovrete acquistare una strenna in ritardo, perché tanto le sorprese sono belle anche se il 25 dicembre è passato, vero? Vero… anche se non sempre.

Già. Perché dovete stare attenti a quel che vi passa tra le mani, non comprate a scatola chiusa e non fidatevi dei trafiletti entusiastici dei giornali o del vostro amico che legge sì e no tre libri l’anno e gli piacciono tutti. Perché tanto i trafiletti positivi nei giornali le case editrici se li comprano, e il vostro amico legge più volentieri l’oroscopo di Paolo Fox piuttosto che altro.

Quindi ecco due mini-liste di libri che vi consiglio e… che vi sconsiglio.

Ma da girarci al largo, eh.

Partiamo con una bella Top 5 dei libri peggiori, che mai e poi dovreste regalare.

A meno che non odiate chi li riceverà. In quel caso sì.  😆

  1. Susanna Kaysen – Io e lei

Io e LeiPubblicato in Italia nel 2002.

Se il nome Susanna Kaysen vi dice qualcosa, posso dirvi che è l’autrice di La ragazza interrotta, libro da cui è stato tratto il film Ragazze interrotte, con Winona Ryder e Angelina Jolie, tanto per farvi comprendere l’andazzo.

Questa è una novella di carattere autobiografico, fulminante, parziale, altalenante e focalizzata su alcuni eventi piuttosto che su altri. In poche parole qui si parla di vagina. Della vagina di Susanna Kaysen, per la precisione.

Dunque. Partendo dal fatto che apprezzo molto quelle autrici che hanno il coraggio di parlare apertamente della propria sessualità, delle proprie pulsioni, di ciò che le rende femmine e donne… ora come ora è un libro fuori moda.

Fu scritto in un periodo quasi di transizione, quando la figura della donna iniziava a mutare, a emanciparsi, ad aprirsi e scoprirsi in tutte le sue sfaccettature non più per impudicizia e scandalo ma come la manifestazione di sani e normali aspetti della vita. Indi, leggendolo nel 2014, momento in cui bene o male in occidente questo processo ha sdoganato molti dei suoi tabù, questo volumetto mi è parso anzi ridicolo.

Un ricorrersi di pensieri a vuoto, di lamentele fini a se stesse, la descrizione di un rapporto di coppia a mio parere spaventoso e conseguenti riflessioni da far accapponare la pelle.

Insomma, detta con sincerità: si iniziano a intuire le prime briciole di femminismo e la buona volontà c’è, ma tutte le sue lagne sulla mancanza di materia prima sono ridondanti e francamente penose.

  1. Ilaria Bernardini – Corpo libero

corpoPubblicato in Italia nel 2010.

Lo so cosa state pensando. MTV, alla ricerca dell’ennesimo reality show con cui stordire gli adolescenti del post-pranzo, ecco che ha lanciato in onda la serie Ginnaste. Vite parallele, che ha mostrato la quotidianità della squadra italiana di ginnastica artistica, e non contento ha deciso di completare l’opera con un libro sullo stesso argomento, vero?

Invece no! Corpo libero è stato pubblicato circa un anno prima dell’uscita ufficiale in tv di Ginnaste, quindi possiamo supporre in buona fede che le due cose non abbiano a che fare l’una con l’altra.

Ciò non toglie che questo libro faccia schifo comunque. Lo stile è volutamente, ostentatamente, falsissimamente giovvvine. Abbiamo frasi iper-brevi, slang ripetuti uno dopo l’altro, un registro talmente povero e semplicistico che nemmeno gli studenti di quinta elementare, e in più una profusione ridondante di intercalari infantili, dementi, ridicoli. Insomma, l’autrice ci teneva a farci capire che la protagonista – e anche voce narrante – è un’adolescente stupida. Il che è vero, ma farci calare nella sua testa frastorna noi creature dotate di pensiero coerente.

Se si leggesse la trama in poche righe quasi quasi si penserebbe che sia interessante, soprattutto un finale davvero col botto che lascia a bocca aperta. Peccato che la storia sia stata sviluppata in maniera talmente assurda, incoerente e noiosa da rendere invece la conclusione del tutto scoordinata, campata in aria, inserita soltanto perché non c’erano modi logici per chiudere la farsa.

Se leggete un libro di Carlotta Ferlito direi che il livello è lo stesso, ma i suoi ghostwriters sapranno senz’altro scrivere meglio.

  1. Abigail Tarttelin – Golden boy

golden boysPubblicato in Italia nel 2013.

Illior ce ne scampi dalle donne di spettacolo che si mettono a scrivere libri sui divvversi per fare tendenza quando le loro capacità narrative sono pari a quelle di Flavia Vento.

La Tarttelin in questo suo noioso tomo ha voluto raccontare la storia di un adolescente intersex. Un ermafrodito, per dare una definizione un poco impropria. Vero, il panorama della letteratura conta pochissimi di questo genere di protagonisti – il più famoso è senz’altro Middlesex di Eugenides, ma fare un paragone tra questi sarebbe un insulto per qualunque lettore -, quindi ho accolto questa pubblicazione con piacevole stupore.

Salvo poi rendermi conto che l’autrice non ha la minima idea di come si imbastisca una trama, né abbia le capacità di caratterizzare un buon personaggio, né riesca a coordinare i due fattori. Il protagonista, Max, è un Gary Stu. Bellissimo. Sportivo. Figlio modello. Adorate dalle ragazze. Gentile. Perfetto. Secondo il tell dell’autrice. Per quanto riguarda lo show invece il lettore ha a che fare con un personaggio assurdo, che non sta in piedi.

In un capitolo è terribilmente preoccupato per sé, per quel che gli è accaduto, per cosa accadrà alla sua famiglia, il capitolo dopo amoreggia liberamente con Sylvie, una Mary Sue (specie Mary Sue rebel dark), e così via. Non c’è coerenza emotiva nei comportamenti di Max, le situazioni in cui si trova sono talmente assurde e improbabili che a lungo andare verrebbe da dare una sberla a lui, a Sylvie e alla madre di Max, la quale pare aver trasmesso per via genetica l’idiozia al figlio.

Questo romanzo è inutilmente lungo, noioso e scritto male. Perciò compratelo solo se manca un piede alla vostra credenza.

sep2

  1. Massimiliano Timpano & Pier Francesco Leofreddi – Chiuso per Kindle: Diario di un libraio in trincea

chiuso x KindleUn saggio che potrebbe essere riassunto con: noi librai siamo divinità e voi lettori da soli non combinereste una fava di niente.

Questo è, in concreto, l’arrogante messaggio trasmesso da questo libro. Gli autori – neanche a dirlo: librai – hanno voluto dire la loro sull’ascesa del libro digitale, affermando che il cartaceo è e sempre sarà il non plus ultra della lettura, e a sostegno del loro argomento hanno sbrodolato una serie di sterili capitoli che ribadiscono sempre il medesimo concetto, né più né meno.

È una miscellanea che va dal saggio al racconto, condita con numerose citazioni a casaccio, messe giuste per far capire che il libraio ne sa, oh, quanto ne sa. È un testo presuntuoso, pretenzioso e privo di fondamenti – siccome la panoramica del libro digitale che hanno dato è ampiamente soggettiva e i presupposti da cui sono partiti sono sbagliati.

Gerard Way non approva.

Gerard Way non approva.

Infine: tanto spreco di pagine per dire che l’ebook è uno schifo e una vergogna, ed ecco che viene venduto anche in formato digitale.

Quando si parla di soldi evidentemente anche i librai chiudono un occhio.

sep2

  1. Melania G. Mazzucco – Sei come sei

sei come seiLibro pubblicato in Italia nel 2013.

Questo libro è entrato nelle cronache per via di una vicenda che ha interessato il liceo Giulio Cesare di Roma. Un insegnante decise di leggerne alcuni passi in una classe e – apriti cielo – si scatenò il putiferio perché si trattava di un romanzo gay.

Al di là delle implicazioni omofobe e dell’incommentabile stupidità di alcuni studenti, dei loro genitori, e dei giornalisti che si buttarono sulla notizia scrivendone solo quel che sapevano avrebbe suscitato scandalo, io lodo l’iniziativa del professore, ma depreco la scelta del libro.

Sei come sei è un romanzo orrendo. Soporifero. Melenso. Falso. Stereotipato. Banale. Scritto con un registro volutamente aulico per… per cosa? Per dimostrare alla letteratura italiana che esistono autrici impegnate che scrivono libri LGBT indirizzati a lettori snob?

Dall’inizio alla fine è un ripetersi delle medesime cose, degli stessi concetti, la trama (che dovrebbe essere parallela tra passato e presente, ma si confonde a ogni piè sospinto) arranca tra un wall text e l’altro, procede con lentezza estrema, le figure retoriche si sprecano per dire il nulla, e la fine è identica all’inizio. Non c’è crescita in nessuno dei personaggi, ogni situazione è permeata da un’aura di tristezza latente che non fa mai presagire una nota positiva, e ben presto il lettore si rende conto che se anche non arrivasse a leggerne la conclusione non cambierebbe nulla.

E infatti.

Giro di boa, siore e siori!

Dopo una cinquina dei brutti e cattivi, ecco che passiamo a quelli che invece sì, dovreste regalare eccome, e prendervi i ringraziamenti con un inchino.

  1. Leïla Djitli – Lettera a mia figlia che vuole portare il velo

Lettera a mia figlia che vuole portare il veloPubblicato in Italia nel 2005.

È un’autobiografia. Breve, emotiva, soggettiva, e per questo estremamente coinvolgente. La voce narrante, una madre, ci parla di cosa voglia dire crescere in una società musulmana dalle rigide regole religiose da rispettare e dell’uscirne, per giungere in una Francia libertaria, emancipata, evoluta. O almeno, questa è l’utopia della speranza.

È quando Leïla, in un confronto con sua figlia adolescente, scopre che quest’ultima ha deciso di portare il velo che si innesca una serie di riflessioni profonde, interessanti, così lontane dal pensiero occidentale di stampo cristiano che non si può fare a meno di leggerle tutte in una volta.

Si tratta di un libro leggero ma intrigante, un punto di vista poco conosciuto e schietto dell’Islam, dell’abisso che separa il fanatismo dalla civiltà, la spiritualità dal mero bisogno di assoggettare le nuove generazioni, e di quali fossero davvero i precetti del Corano in confronto alla sete di un potere molto più terreno di quanto vorrebbero far credere.

Quasi ironico nel trovarvi analogie che lo avvicinano incredibilmente a noi, nonostante si faccia finta di nulla.

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  1. Simon R. Green – Nightside

nightsidePubblicato in Italia nel 2011.

Nightside è il primo romanzo di una saga pluripremiata nella terra natia, l’Inghilterra, e che in Italia è arrivata al terzo volume grazie a Fanucci. Non mi chiedete perché sono stati editi soltanto i primi tre rispetto ai dodici originari perché non vi so rispondere. Chiedete a Fanucci.

Nightside mi ha subito colpito per l’originalità. La storia è curiosa, particolare, si svolge a metà tra logica e colpi di testa. Le atmosfere sono avvincenti, con invenzioni geniali e rivisitazioni stravaganti, che il lettore non può fare a meno di immaginarsi in un contesto già di per sé coinvolgente.

Protagonista della saga è John Taylor, personaggio gradevole, tipicamente inglese nel suo savoir-fare anche nelle sensazioni meno probabili o prevedibili. La trama è costellata di personaggi secondari straordinari, evocativi, peculiari, carismatici o esilaranti o spaventosi, e il tutto rende Nightside un luogo in cui andare volentieri… giusto per qualche ora.

Come già ho detto purtroppo la serie ha subito un battuta d’arresto e i lettori italiani, ora come ora, non hanno la possibilità di godersela nella sua interezza, e ancor meno possono comprendere l’ordito complessivo e progressivo che lega tutti i volumi attraverso riferimenti e piccole digressioni che verrebbero spiegate nei successivi.

Tralasciando ciò, Nightside rimane un urban-fantasy dark, ironico e a tratti horror, che vale la pena leggere.

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  1. Giuseppe Patroni Griffi – La morte della bellezza

la morte della bellezzaPubblicato in Italia nel 1987.

Mi approcciai a questo libro con sospetto, non pienamente convinta dalla trama datata e soprattutto dal non conoscere lo stile con cui l’autore scriveva di un periodo tanto travagliato e intenso qual’ era la seconda guerra mondiale.

Con mia estrema felicità il romanzo si è rivelato un vero capolavoro. Sono belle cose.

Siamo a Napoli, pieno periodo di bombardamenti che si susseguono con regolarità sfiancante, e malgrado (o forse grazie a) ciò la città e i suoi abitanti rivelano un’energia e una voglia di vivere traboccante, incontenibile, che rinasce da ogni rovina esplosa.

Eugenio e Lilandt sono due innamorati. Personalità profondamente differenti, quasi in netto contrasto, e tuttavia tra loro sboccia un amore fatto di passione, di un fuoco alimentato dalla proibizione della società e dalle circostanze, refrattarie per mille motivi. La storia è articolata e infiorettata con descrizioni dei luoghi e degli angoli di una Napoli fuori dal tempo, e ho trovato il finale una degna conclusione, romantica e azzeccata.

Lo stile, se ve lo stavate chiedendo, è barocco, colmo di ricami e involuzioni, ma mai eccessivo o superfluo.

Un pezzo di storia, e di letteratura italiana.

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  1. Emma Donoghue – Il bacio della strega

il bacio della stregaPubblicato in Italia nel 2007.

Il bacio della strega è una raccolta di racconti. Attraverso le fiabe classiche della nostra infanzia (da quelle più popolari alle meno conosciute) l’autrice ha teso un filo che si dipana attraverso storie dove la donna è la protagonista, al contempo discostandosi dai vecchi canoni della principessina in attesa del principe azzurro.

La Donoghue infatti ci parla di donne, ragazze, principesse che si salvano da sole. Queste protagoniste di fronte agli ostacoli trovano le soluzioni all’interno di sé, ritrovano una forza interiore sopita, riflettono e agiscono discostandosi da ciò che da loro ci si aspetterebbe.

Mi ha colpito la forte onda di emancipazione che percorre l’intero libro, che adoperando uno stratagemma narrativo strappa la figura femminile alla passività di stampo patriarcale e la dota di un pensiero deciso, individuale, emotivo e al contempo reattivo.

Il libro adatto da regalare a tutte le principesse che stanno crescendo, giusto per ricordare loro che se c’è da liberarsi da una torre, è meglio farlo con le proprie mani.

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  1. Ambroce Bierce – Dizionario del diavolo

dizionario del diavoloPubblicato in Italia nel 1988.

Sagace. Tagliente. Arguto. Colto. Politicamente scorretto. Dizionario del diavolo è un libro che dovrebbe stare nella libreria di qualunque casa, da sfogliare, rileggere e divertire con le sue osservazioni impietose e realistiche.

Ambroce Bierce si diverte a giocare con la semantica, estrapola i significati diretti e li fa evolvere all’interno di una società filtrata dal suo punto di vista cinico e inesorabile, con un risultato esilarante e, a volte, tragicamente veritiero. Malgrado questo piccolo vademecum sia stato stilato nel secolo scorso, alcuni di questi termini (se non tutti, per chi li sa usare) sono tanto attuali da strapparci una risatina amarognola.

Si tratta di uno humour nero dei migliori, di un sarcasmo svergognato e privo di volgarità, raffinato e riflessivo, elegante e sobrio.

Se avete amici o parenti amanti della satira (ma di quella intelligente) questo è ciò che fa al caso vostro.

sep3

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