La piccola equilibrista – Stefano Vignati

Stefano Vignati

Stefano Vignati è nato a Busto Arsizio (VA) il 26 febbraio 1990, e vive ora a Olgiate Olona. Frequenta il corso di Giurisprudenza all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. La Piccola Equilibrista è il suo primo romanzo.

Sitohttp://stefanovignati.altervista.org/blog/

Il Corsaro NeroTitoloLa piccola equilibrista 
Autore: Stefano Vignati
Serie: //
Edito da: 0111
Prezzo: 15,50 € 
Genere:  Thriller, Noir, Horror
Pagine: 232 p.
Votohttp://i249.photobucket.com/albums/gg203/nasreen4444/SognandoLeggendo/5Astelle.png
   

Trama: Alessia è un’orfana capace di camminare in equilibrio sui fili del telefono. E a Nathaniel, titolare di un circo, questa dote non può che ingolosire. Quando parte per rapirla si aspetta un’adolescente impaurita.
Niente di più sbagliato.
In un paesello di montagna che diventa un cupo labirinto di fughe e paure, di fronte a una bambina che si rivela essere tutt’altro di quanto pensassero, Nathaniel e il suo gruppo si trovano invischiati in una caccia senza tregua.
Una caccia che esige un solo vincitore.

Recensione
di Topolinamarta

Non mi capita spesso di imbattermi in un libro che dopo neanche una decina di pagine mi facesse completamente dimenticare di trovarmi davanti all’opera d’esordio di un autore alle prime armi.
Anzi, vi dirò di più. Per La piccola equilibrista, quasi dall’inizio alla fine, il pensiero dominante era:

I casi sono due: o questo Vignati è un alieno, oppure mi ha raccontato una balla, perché non è statisticamente possibile che questo romanzo sia stato scritto da un esordiente.

La risposta che mi sono data dopo aver concluso la lettura è stata una via di mezzo: è improbabile che l’autore sia un alieno, quindi è per forza un esordiente, ma un qualche speciale “superpotere” lo deve avere per forza per essere riuscito a scrivere un libro così bello.
Più concretamente: pur essendo giovanissimo, a quanto pare si è dato da fare parecchio nello studio delle tecniche narrative, o non sarebbe stato in grado di costruire un racconto che, a mio parere, è poco meno che un piccolo capolavoro.

A Fasterna, come ci narra la quarta di copertina, vive una ragazza la cui storia sembra oscillare da sempre tra la realtà e la leggenda: il suo nome è Alessia, e nonostante in apparenza sembri una semplice sedicenne, le sue abilità non hanno eguali. Alessia, infatti, sa camminare in perfetto equilibrio anche sui cavi del telefono e sa percepire i pensieri e i sogni di chi le sta attorno.
La sua fama raggiunge Nathaniel, proprietario senza scrupoli di un circo di bambini, che assolda due sicari, Vincent e Cordelia, e si mette insieme a loro e al collega Toretto in cerca della mitica equilibrista… ma Alessia è proprio la mocciosa inerme e ingenua che credevano, oppure nasconde qualcosa di misterioso e terribile? Sarà questo che i nostri protagonisti dovranno scoprire a loro spese, ma quando avranno svelato i suoi segreti sarà già troppo tardi.

Ma andiamo con ordine: come mai sono, per una volta, così entusiasta di un romanzo?
Quel che più mi ha colpito, ancor prima di scoprire i risvolti della trama (che conoscevo appena, avendo sbirciato solo in parte il riassunto) e il carattere dei vari personaggi, è stata la capacità dello stile di tenermi letteralmente incollata alle pagine. Fin dal primo capitolo la narrazione è serrata e lo stile brillante; anzi, trovo che abbia addirittura un che di ipnotico, di seducente, quasi di magico.
Inoltre troviamo una trama che, nella sua semplicità, risulta originale e soprattutto congegnata nei minimi dettagli, in un modo che mi ha dato i brividi per tutta la durata della storia, e non solo: parecchie volte le scene mi apparivano davanti agli occhi così nitide e vive che mi sembrava di stare guardando un film, o addirittura di far parte di esse, come se anch’io fossi stata assoldata nella banda di malfattori che volevano rapire la piccola Alessia. Il tremito, la paura, la tensione che trasudano da ogni pagina erano resi così bene da risultare autentici, quasi palpabili.

Riguardo ai nostri personaggi, un aspetto che mi è piaciuto molto di essi è che sia impossibile collocarli con precisione tra i protagonisti o tra gli antagonisti: tutti hanno uno scopo ben preciso, più o meno nobile e più o meno condivisibile, ma ciascuno, secondo il suo modo di vedere le cose, crede di essere dalla parte del giusto. Il problema, però, è che nemmeno il narratore onnisciente sembra essere in grado di dirci tutto di questi personaggi, come se ognuno di essi possedesse una qualche caratteristica nascosta che ha giurato a se stesso di non rivelare ad anima viva… ed è proprio questo che li rende, a mio parere, tutti estremamente reali.

A questo proposito, la mia preferenza va a Cordelia, l’unica femmina della banda: spesso la storia si interrompe per dare spazio a brevi flash-back che raccontano il suo passato tormentato… frammenti di vita che me l’hanno fatta sentire istintivamente vicina. Ma ciò che più ho apprezzato di lei è stato il suo desiderio, che si protrae per tutta la vicenda, di capire quale sia la cosa più giusta da fare. Prima la vediamo a fianco di Nathaniel e degli altri, poi dalla parte di Alessia, poi di nuovo con Vincent… e alla fine, be’, quella per cui mi è dispiaciuto maggiormente che sia finita così è stata senz’altro lei.

Poi c’è Alessia, la piccola equilibrista dai mille segreti. Per lei la domanda che mi sorge spontanea è tuttora una sola: chi diavolo sei e cosa ti frulla per quella tua perfida testolina di sedicenne?
Ritengo di conoscere abbastanza bene le ragazze della mia età che mi circondano, ma pur essendo esattamente mia coetanea, la nostra protagonista è ancora adesso un completo mistero, che ruota attorno a un unico interrogativo: chi è Alessia? Una dea? Una fata, o una strega? Una pazza sadica, o ancora una genietta del male? Se non avete paura che cercare di scoprirlo possa rivelare spiacevoli sorprese, non vi resta che leggere.

Due ultime impressioni degne di nota. La prima è la scelta di inserire, ogni tanto, i pensieri dei protagonisti come un discorso diretto, ma non introdotti dalle virgolette, bensì scritti semplicemente in corsivo. Un esempio è il seguente:

Voleva che lui la sentisse, ma al contempo sperava di non essere sentita da nessuno. Poteva esserci uno stupratore chiunque in quel bosco.

Spesso, come vedete, si trovano pensieri del genere riferiti direttamente, cosa che, a mio parere, li rende molto più realistici e dinamici.
Qualcuno potrebbe obbiettare: “E la maiuscola a inizio frase dove la metti?”. Sono d’accordo, ma in questo caso penso che una trovata simile possa giustificare anche quello che, in altre circostanze, sarebbe un errore.

La seconda è… quante volte, guardando un film, avete creduto che il proiettile sparato dal killer avesse colpito il personaggio “buono”, per poi scoprire che in realtà a sparare e a colpire il “cattivo” era stato un alleato del buono? A me è successo tante volte, sia nei film sia, in misura minore, nei libri… ma ciononostante continuo come sempre a cascarci e a reputare geniale un’idea del genere. Sarò pure all’antica, ma non posso farci niente.

Nonostante tutto questo, però, non gli darei cinque stelle piene (anche se ci va molto vicino), perché il finale, seppur azzeccatissimo e imprevedibile fino all’ultimo, mi ha lasciata un po’… così.
Forse scivola via troppo velocemente. Forse la scoperta di cosa si nasconde dietro al comportamento di Alessia mi ha fatta rimanere talmente basita e orripilata che gli istinti omicidi nei confronti di *qualcuno* hanno preso il sopravvento e fatto sfumare un poco il piacere…
Ad ogni modo, La piccola equilibrista rimane, secondo me, un libro da non lasciarsi scappare assolutamente, di quelli che non capitano certo tutti i giorni.

Solo un’ultima raccomandazione: se mai, nella vita, vi capitasse di incontrare persone come Alessia, il mio consiglio è quello di scappare a gambe levate il più lontano possibile. Non si sa mai cosa potrebbe capitare se ciò non accadesse, o peggio, se si continuasse a infastidirle come hanno fatto gli incauti protagonisti di questo romanzo!

Booktrailer

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