La pioggia prima che cada di Jonathan Coe

Jonathan Coe

Ha studiato alla King Edward’s School, Birmingham, al Trinity College, Cambridge e all’Università di Warwick, dove ha anche insegnato poesia inglese. Ha, in seguito, lavorato nel campo musicale, scrivendo musica jazz e cabaret ed ha poi fatto il correttore di bozze, prima di diventare scrittore e giornalista freelance.

Blog: http://www.jonathancoewriter.com/blog.php/

Titolo: La pioggia prima che cada
Autore: Jonathan Coe
Serie: //
Edito da: Universale economica Feltrinelli
Prezzo: 7,50 €
Genere: Romanzo introspettivo, Narrativa contemporanea
Pagine: 222 p.
Voto:

Trama: La zia Rosamond non c’ è più. È morta nella sua casa nello Shropshire, dove viveva sola, dopo l’abbandono di Rebecca e la morte di Ruth, la pittrice che è stata la sua ultima compagna.
A trovare il cadavere è stato il suo medico.
Aveva settantatré anni ed era malata di cuore, ma non aveva mai voluto farsi fare un by-pass.
Quando è morta, stava ascoltando un disco di canti dell’Auvergne e aveva un microfono in mano. Sul tavolo c’era un album di fotografie. Evidentemente, la povera Rosamond stava guardando delle foto e registrando delle cassette.
Non solo. Stava anche bevendo del buon whisky, ma… Accidenti, e quel flacone vuoto di Diazepam? Non sarà stato per caso un suicidio? La sorpresa viene dal testamento. Z
ia Rosamond ha diviso il suo patrimonio in tre parti: un terzo a Gill, la sua nipote preferita; un terzo a Stephen, il marito di Gill; e un terzo a Imogen. Gill e Stephen fanno un po’ fatica a capire chi sia questa Imogen, perché prima sembra loro di non conoscerla, poi ricordano di averla vista solo una volta nel 1983, alla festa per il cinquantesimo compleanno di Rosamond. Più di vent’anni prima, dunque.
Imogen era quella deliziosa bimba bionda di sette o otto anni venuta con gli altri a festeggiare la padrona di casa: una bimba dolcissima e silenziosa, che si muoveva quasi furtivamente. Sembrava che avesse qualcosa di strano. Sì, era cieca. Occorre dunque ritrovare Imogen per informarla della fortuna che le è toccata. Ma per quanti sforzi si facciano, Imogen non si trova.
Allora non resta – come indicato dalla stessa Rosamond in un biglietto scritto prima di morire – che ascoltare le cassette. Le cassette incise dalla donna mentre sfogliava l’album di fotografie selezionando le venti istantanee in cui poteva compendiarsi la sua vita…

Recensione
di Debora

“Imogen era molto bionda, e molto taciturna. Aveva una mascella forte, prominente, tre denti da latte mancanti con altrettanti buchi dove i denti nuovi non erano ancora spuntati, e i capelli biondi che le ricadevano ingarbugliati sugli occhi. Gill non avrebbe indovinato che era cieca, se Rosamond non le avesse sussurrato l’informazione prima di girare sui tacchi e sparire all’interno. Dopo che sua zia se ne fu andata, Gill guardò la bambina e le accarezzò i capelli.”

Jonathan Coe ancora una volta mi stupisce anche se questa volta, a differenza de la “Casa del sonno“, è meno onirico e leggermente più concreto. Devo ripetere, per cercare di avvicinare più persone possibili a questo autore, che non si può non rimanere affascinati dal suo modo di scrivere e raccontare.

Questa volta le protagoniste della storia sono 20 foto.
Una fotografia può assumere significati davvero importanti perché suscita emozioni e ricordi molto intensi. Quando poi è necessario  descrivere una fotografia ad una persona cieca il compito diventa ancor più difficile; e qui entra in gioco Rosamond, (attraverso la bravura di Jonathan Coe) che, con la sua voce incide su una cassetta le sue dettagliate descrizioni, fa sentire, al personaggio non vedente  e al lettore, odori, rumori, sensazioni, tutto!
Sono ritratti non solo persone ma anche luoghi e da questi possiamo ricordate e narrare la nostra storia o immaginare anche quella di altri. Non si può non rimanere colpiti, a mio parere,  dalla capacità di questo scrittore di descrivere l’universo femminile e di sentimenti quali la maternità o l’amore. Ci si chiede, durante la lettura del libro, come un uomo possa comprendere così bene le emozioni intense di noi donne. Donne di tutte le età: bambine, giovani adulte, anziane. Non c’è differenza, l’autore si dimostra sempre molto abile.

C’è poi l’argomento così naturalmente trattato dell’omosessualità. L’amore tra due donne, nato con una tenera amicizia e cresciuto un po’ per volta e poi esploso è descritto con grazia direi. Fondamentale è, nel libro, la descrizione del rapporto tra genitori e figli, o meglio tra madre e figli, e ancor di più quando questi rapporti sono conflittuali  e possono così compromettere la vita e la serenità di più persone. Il prezzo degli  errori, però, non sempre lo paghiamo subito, soprattutto, non ci accorgiamo immediatamente dei danni che possiamo arrecare con un comportamento o una parola. Questo libro parla anche di questo.

Ciò che più dettagliatamente descrive Coe, sono, a mio parere, le case e i luoghi naturali. Infatti la casa per ognuno di noi rappresenta una importante protezione. Ci offre riparo e protezione ed è un luogo che conosciamo in ogni suo angolo. Come dimenticare che in casa passiamo molte ore della nostra vita, sia da soli ma soprattutto in compagnia dei nostri cari. Più si invecchia poi, più si ha bisogno di ricercare le proprie radici e la casa rappresenta proprio il nostro nido più intimo che ci avvolge in tutta sicurezza.

L’autore da ampio spazio alla descrizione di dimore ma non è una descrizione asettica ma intima, non è un puro e semplice elenco di oggetti o stanze; riesce ad attribuire un emozione ad ogni luogo.
Lo stesso per le descrizioni dei luoghi naturali che hanno la capacità di farti godere ogni attimo. La felicità è anche questo: rimanere seduti su una spiaggia, con la persona che ami, a guardare l’orizzonte. Questa è la semplicità di Coe. La semplicità di raccontare fatti magari irrilevanti, con trame semplici, ma che sono vicinissime al lettore, perché sono cose di tutti i giorni, che fanno parte della vita.

“E noi saremo di nuovo sedute fianco a fianco, sul prato sopra la spiaggetta di ciottoli, e lei si appoggerà a me. E sarà come se gli ultimi cinquant’anni non fossero mai passati.”

Il bello poi di questo splendido libro è che non vai avanti per sapere come va a finire o per conoscere come finirà questa eredità lasciata da Rosamonde, ma leggi per il puro piacere di leggere, per farti cullare dalle parole, dalle splendide descrizioni di Jonathan Coe che riesce ad emozionarti come fosse la tua migliore amica a raccontarti la storia. Le ultime pagine sono le più toccanti, le più intense, dove tutto si svela, in un attimo.
Il finale è come dire tutto un’interpretazione.

Quattro stelle e mezzo e non cinque solo perché ho preferito, forse perché il primo che ho incontrato di questo autore, è “La casa del sonno“. Il primo amore non si scorda mai.

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3 risposte a “La pioggia prima che cada di Jonathan Coe”

  1. azar09 ha detto:

    Nel totale, non mi è piaciuto. Va bene raccontare la storia di una famiglia travagliata, soprattutto perché' cose del genere capitano davvero. Ma la mia sensazione è che il tipo non sappia scrivere. Dove dovrebbe esserci suspense, tensione, dramma…niente. Ad esempio, quando Rebecca sparisce di colpo. Via subito, passato, nessun risveglio di brividi, quel brano passa con conseguenze nulle. O quando lei rivela ad Imogen che è stata accecata dalla madre: sembra di leggere il copione di qualche soap opera. Giusto qualche artificio letterario pompato che a me faceva venire voglia di ridere. Una scrittura piena di luoghi comuni. E' come se l'avesse scritto una persona alla sua prima esperienza: dice le cose come ti aspetti che vadano dette nella realtà, cioè in modo assolutamente piatto, con parole sentite e sentite e sentite. Peccato che siamo in un romanzo, è qualche cosa di sorprendente non sarebbe male trovarlo.

    In più, la scelta del personaggio narrante. Mediocre, insipido, con nessuna specialità addosso. Non dico che deve fare le magie, ma insomma, sei una lesbica, no? E allora fammi vedere cos’è la testa di una lesbica, il modo di ragionare e di vivere la vita. Soprattutto a quei tempi, qualcosa di peculiare rispetto al resto l'aveva, suppongo.

    Pensavo di trovare una storia migliore, insomma…

    • azar09 ha detto:

      Nel totale, non mi è piaciuto. Va bene raccontare la storia di una famiglia travagliata, soprattutto perché' cose del genere capitano davvero. Ma la mia sensazione è che il tipo non sappia scrivere. Dove dovrebbe esserci suspense, tensione, dramma…niente. Ad esempio, quando Rebecca sparisce di colpo. Via subito, passato, nessun risveglio di brividi, quel brano passa con conseguenze nulle. O quando lei rivela ad Imogen che è stata accecata dalla madre: sembra di leggere il copione di qualche soap opera. Giusto qualche artificio letterario pompato che a me faceva venire voglia (e ogni tanto l'ho anche fatto) di ridere. Una scrittura piena di luoghi comuni. E' come se l'avesse scritto una persona alla sua prima esperienza: dice le cose come ti aspetti che vadano dette nella realtà, cioè in modo assolutamente piatto, con parole sentite e sentite e sentite. Peccato che siamo in un romanzo, è qualche cosa di sorprendente non sarebbe male trovarlo.

      In più, la scelta del personaggio narrante. Mediocre, insipido, con nessuna specialità addosso. Non dico che deve fare le magie, ma insomma, sei una lesbica, no? E allora fammi vedere cos’è la testa di una lesbica, il modo di ragionare e di vivere la vita. Soprattutto a quei tempi, qualcosa di peculiare rispetto al resto l'aveva, suppongo.

      Pensavo di trovare una storia migliore, insomma…

      • Debora ha detto:

        probabilmente piace o non piace… secondo me non sono luoghi comuni..è quotidianità! e a volte la quotidianità è noiosa..io la tensione l'ho trovata tanto che non mi sono staccata dal libro finché non l'ho finito. Mi dispiace solo che commenti solo chi ha avuto una opinione negativa. Sono sicura che c'è chi la pensa come me!!!! son gusti eh!

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