La saga dei Confini di Liliana Bodoc [Gli ambasciatori del male]

Liliana Bodoc

Liliana Bodoc è nata in Argentina, a Santa Fé, nel 1958. Si è laureata in Letteratura Moderna all’Università di Cuyo. Le sue opere di narrativa sono state apprezzate da autori del calibro di Ursula K. Le Guin e da numerosi esponenti della critica letteraria latinoamericana. Per La Saga dei Confini le è stato attribuita una menzione speciale dal Premio White Ravens ed è stata selezionata per l’Hans Christian Andersen Award.

I volumi di La Saga dei Confini costituiscono una trilogia epica magica, ispirata a delle leggende sulla popolazione aborigena dell’America Latina.

In queste opere il suo stile si avvicina a quello di JRR Tolkien e di Ursula Le Guin.

Serie “La saga dei Confini”:

1. Los Días del Venado, 2000 (Gli Ambasciatori del Male, 2012)
2. Los Días de la Sombra, 2002
3. Los Días del Fuego, 2004
4. Relatos de los Confines. Oficio de Buhos, 2012, libro di racconti

 

Primo titolo di La Saga dei Confini. Un fantasy epico in un universo magico tra stregoni e sciamani.


Titolo: Gli ambasciatori del male
Autore: Liliana Bodoc (Traduttore:  Gaiba C.)
Serie: La Saga dei Confini, vol.1
Edito da: Fazi (Collana: Lain)
Prezzo: 12.00 €
Genere: Epic fantasy, Fantasy per ragazzi
Pagine: 318 p.
Voto: 
   

Trama: Questo romanzo è la storia di un viaggio, di una guerra e di un’invasione. Un continente, le Terre Fertili, abitato da popolazioni diverse tra loro, ma unite da uno stesso destino. Regna la pace in queste terre, ma segnali contraddittori giungono dalla natura: l’aria e l’acqua portano notizia di una flotta in arrivo dall’altro lato del mare, dalla Terra di Antiqua. Saranno antichi fratelli o inviati di Misaianes, il figlio della morte? È arrivato il momento per le Terre Fertili di unire le proprie forze e combattere per proteggere la loro terra in una battaglia dove uomini di pace si tramuteranno in guerrieri, ed i guerrieri in eroi.

Recensione
di Nessie

In questo primo libro di La Saga dei Confini si parte con la descrizione di un popolo in pace, il popolo degli “husihuilkes”, di cui fa parte il protagonista, Dulkancellin, guerriero e padre di una famiglia numerosa. La pace che ha sempre regnato in questi luoghi viene turbata il giorno in cui giunge un messaggero che porta notizie inquietanti: savi capi di una regione a nord del continente hanno convocato un concilio di rappresentanti di tutti i popoli, dopo aver appreso da alcuni segnali magici e codici antichi dell’arrivo di genti straniere dall’altro lato del mare.
Nell’urgenza della guerra, Dulkancellin si porrà al comando dell’esercito del Cervo, in cui uomini di pace si trasformeranno in guerrieri pronti a lottare fino all’ultimo per difendere un continente libero e fiero.

Questa serie racconta la conquista dell’America del Sud da parte degli spagnoli, utilizzando però un mondo e dei personaggi completamente inventati.
La parte fantasy è arricchita anche dall’utilizzo della magia; descrive un universo magico popolato da sciamani e stregoni della terra mescolato con le leggende Inca.

Le descrizioni dei paesaggi aiutano ad immergersi all’interno dell’ambientazione creata dall’autrice; forse unico aspetto che salvo di questo libro.
Durante la lettura diventa pesante ricordare e seguire i vari e forse troppi nomignoli e termini inventati, difficili anche da pronunciare; il ritmo usato nella maggior parte delle scene è  molto piatto e pesante, mentre nelle scene importanti abbiamo un inutile ritmo accelerato, per non parlare delle scene sulle battaglie cruciali, molto poco coinvolgenti e poco descritte.
Anche i personaggi sono mal delineati; non riescono ad affascinare né colpire, in positivo o in negativo che sia, il cuore del lettore.
Tutto questo, insieme alla mancanza di tempo e di stimoli forniti dalla storia, ha contribuito a rallentare la mia lettura.

Ho trovato delle leggere somiglianze alle opere di Tolkien: anche in questa saga troviamo un mago, delle persone che intraprendono un viaggio, un popolo da salvare; tutti elementi che ritroviamo in Il Signore degli Anelli, ma il paragone finisce qui.

Il finale lascia una leggera curiosità sul prossimo libro, ma siccome a mio avviso i difetti superano i pregi e non vi sono elementi che possano in qualche modo entusiasmare, non mi sento di consigliare la lettura di questo libro, tranne che a lettori adolescenti che si affacciano al fantasy.

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