La svastica sul sole di P.K. Dick

Philip K. Dick

Philip K. Dick nasce a Chicago il 16 dicembre 1928. Nel 1955 esce il suo primo romanzo, Lotteria dello spazio. Durante un’esistenza segnata dalle difficoltà economiche, scrive capolavori come La svastica sul sole, Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, da cui è tratto Blade Runner di Ridley Scott, e Ubik. Negli anni Settanta esce la sua ultima opera, La Trilogia di Valis, pubblicata da Fanucci Editore nella Collezione Ventesima. Muore il 2 marzo 1982, stroncato da un ictus. La notorietà di Philip K. Dick deve molto agli adattamenti cinematografici, tra cui Atto di forza (1990), Screamers. Urla dallo spazio (1995), Impostor (2002), Minority Report (2002), Paycheck (2003) e Un oscuro scrutare (2006). Nel 2008 è uscito il film Next, con Nicholas Cage, tratto dal racconto The Golden Man. Fanucci Editore pubblica in esclusiva tutta la produzione di Philip K. Dick, considerato uno dei più importanti autori della narrativa americana del secondo dopoguerra.

Sito: http://www.philipdick.com/

Pagina FB dedicata all’autore: http://www.facebook.com/PhilipKDickAuthor?ref=ts&fref=ts

Il Corsaro NeroTitolo: La Svastica sul sole
Autore: Philip K. Dick (trad. M. Nati)
Serie: //
Edito da: Fanucci Editore (Collana: TIF Extra)
Prezzo: 9,90 €
Genere:  Fantascienza
Pagine: 304 p.
Votohttp://sognandoleggendo.net/wp-content/uploads/4Bstelle42.png

  

Trama: Le forze dell’Asse hanno vinto la seconda guerra mondiale e l’America è divisa in due parti, l’una asservita al Reich, l’altra ai Giapponesi. Sul resto del mondo incombe una realtà da incubo: il credo della superiorità razziale ariana è dilagato a tal punto da togliere ogni volontà o possibilità di riscatto. L’Africa è ridotta a un deserto, vittima di una soluzione radicale di sterminio, mentre in Europa l’Italia ha preso le briciole e i nazisti dalle loro rampe di lancio si preparano a inviare razzi su Marte e bombe atomiche sul Giappone. Sulla costa occidentale degli Stati Uniti, i Giapponesi sono ossessionati dagli oggetti del folklore e della cultura americana, e tutto sembra ruotare intorno a due libri: il millenario I Ching, l’oracolo della saggezza cinese, e il best-seller del momento, vietato in tutti i paesi del Reich, un testo secondo il quale l’Asse sarebbe stato in realtà sconfitto dagli Alleati.

La svastica sul sole racconta la Storia e le sue possibilità, la realtà e le riscritture, lo scontro culturale tra Oriente e Occidente, l’invasione della spiritualità nella vita quotidiana, il dramma morale di chi deve sopravvivere in un regime di sottomissione. Scritto nel 1961, è uno dei capolavori di Philip K. Dick, vincitore nel 1963 del Premio Hugo.

“A chiunque si sia perso negli infiniti modelli di realtà del mondo moderno, noi diciamo: Philip K. Dick era lì prima di voi.” Terry Gilliam

“Uno dei romanzi più belli degli ultimi sessant’anni.” Ian M. Banks

Recensione
di molly68

“Da una settimana il signor R. Childan teneva d’occhio ansiosamente la posta. Ma il prezioso pacchetto inviato dagli Stati delle Montagne Rocciose non era ancora arrivato. Il venerdì mattina, quando aprì il negozio e vide sul pavimento solo lettere pensò:
il mio cliente si infurierà.”

Così inizia questo romanzo distopico dalla incredibile modernità. Siamo in una realtà alternativa, in cui la Seconda Guerra Mondiale si è conclusa con l’Italia al fianco dell’Asse e in cui le potenze vincitrici non sono quelle che la nostra storia ci tramanda. L’ideologia nazista, orfana di un Hitler ormai malato e folle, si è diffusa ovunque, distruggendo l’Africa, prosciugando il Mediterraneo e progettando un’espansione su Marte. Il Giappone, un tempo alleato ma ormai unica potenza in grado di contrastare lo strapotere tedesco, si è impadronito della costa occidentale statunitense. In mezzo, a mo’ di cuscinetto tra le due potenze, sta una zona grigia, di scarsa importanza politica ma libera da totalitarismi: gli Stati delle Montagne Rocciose.

Il modello tedesco è efficiente e tecnologicamente avanzato; nella zona orientale i nazisti governano secondo il loro stile, in modo brutale, e dopo aver eliminato quasi totalmente gli ebrei e la popolazione negra dell’Africa, tramano per entrare in conflitto col Giappone. Nell’area occidentale, conformemente alle tradizioni del loro popolo (formali, volti all’interiorità e con solidi codici d’onore), i Giapponesi mantengono il dominio in modo totalitario attraverso tecniche di persuasione psicologica.

In questo scenario, ipotetico ma convincente, si muovono i protagonisti di Dick. Le loro esistenze, che si trascinano senza scossoni in una piatta quotidianità, ad un certo punto vengono sconvolte dai giochi di potere innescati molto più in alto di quanto loro riescano a vedere. L’attenzione dell’autore si focalizza sulle vicende che accadono nell’area occidentale, quella sotto il controllo nipponico, in cui la struttura societaria appare solida e inattaccabile. Qui gli Americani si muovono, in un contesto funzionale e ben organizzato (in cui taxi a pedali coesistono con i velocissimi razzi riservati agli spostamenti intercontinentali), totalmente sottomessi all’imperialismo giapponese.
A un certo punto, però, l’ordine comincia a scricchiolare. Qualcuno comincia a prendere coscienza, l’insoddisfazione per una condizione in cui tutto è preciso e incolore porta alcune persone a farsi domande e a cercare risposte. La scintilla è innescata.

Ecco allora che i personaggi presentati da Dick, pur vivendo in modo diverso e in contesti differenti, cominciano a trarre conclusioni e ad acquisire un’identità.

La caratterizzazione è precisa ed efficace: Frank Frink, orafo ebreo che ha cambiato il proprio nome per sfuggire alla persecuzione nazista e fabbrica oggetti di arte americana contemporanea; Robert Childan, antiquario filonazista benché compiacente fornitore dei giapponesi, il cui negozio di Manufatti Artistici Americani precedenti alla Guerra è il preferito degli avidi funzionari collezionisti nipponici; il dirigente Nobosuke Tagomi, destinato a dare, più degli altri, un taglio netto al suo passato e ad assumersi la scelta coraggiosa di rompere gli schemi della rigida educazione che gli è stata inculcata; Mr Baynes, finto uomo d’affari svedese la cui vera identità è quella dell’agente del controspionaggio tedesco Rudolf Wegener; Juliana, l’ex moglie di Frink, insegnante di judo che vive in un’anonima cittadina negli Stati delle Montagne Rocciose.

Le vite di queste persone si intrecciano, talvolta senza che esse se ne accorgano, mentre il mondo in cui vivono sta cambiando, nonostante a prima vista la massificazione degli individui sembri annullare ogni speranza di riscatto. Per la gioia di quelli che, come me, amano la presenza del “libro nel libro” (o metalibro, o pseudobiblium), qui sono addirittura due i testi che uniscono i fili delle esistenze dei protagonisti e che si rivelano fondamentali nel corso della storia, silenziose eppure devastanti guide della vicenda personale di ciascun personaggio.

dickIl primo è l’I Ching, il Libro dei Mutamenti, punto di riferimento (in modo e con intensità diversa) per tutti i personaggi nel momento in cui devono fare delle scelte. L’uso di questo libro è così ben dettagliato da aver indotto molti critici a pensare che il millenario oracolo basato sul concetto di cambiamento, che insegna a leggere i mutamenti dell’esistenza attraverso l’interpretazione della casualità degli eventi, sia stato una guida per lo stesso Dick. Di sicuro lo è per l’autore del secondo romanzo, La cavalletta non si alzerà più, Hawtorne Abendsen, che immagina un mondo in cui l’Asse non ha vinto il conflitto (attenzione, però: la storia narrata in questo libro non è quella che noi conosciamo, ma una versione alternativa). Un altro “libro nel libro”, la cui diffusione è bandita sulla costa orientale (lo si può reperire solo negli Stati liberi delle Montagne Rocciose) e che  appare subito come l’unica speranza nella desolazione politica della realtà in cui è ambientata vicenda principale, pur essendo un semplice romanzo. Addirittura, il suo autore è costretto a vivere in una residenza simile a un inaccessibile castello (il titolo originale dell’opera di Dick era appunto The Man in the High Castle), mentre il governo tedesco trama per ucciderlo.

Dopo diverse vicende, che segnano un cambiamento radicale in ciascun personaggio, il finale resta aperto: l’autore pensava di continuare la storia lasciata in sospeso, tanto che nel 1967 scrisse due capitoli sequel (compresi nell’edizione Fanucci). L’ambiziosa ucronìa sviluppata da Dick risulta credibile e ben costruita, verosimile anche nei dettagli, sviluppata con maestria e logica tali da indurre il lettore a fidarsi completamente dell’autore e credere che, se le cose fossero andate diversamente, la realtà sarebbe stata proprio quella raccontata nel libro.

topolino

“L’universo non avrà mai fine, perché proprio quando sembra che l’oscurità abbia distrutto
ogni cosa, e appare davvero trascendente, i nuovi semi della luce rinascono dall’abisso.”

Non si tratta di una lettura leggera: occorre affrontare questo romanzo con consapevolezza, pronti a perdersi nel gioco di specchi in cui il lettore viene trascinato dai due romanzi, La svastica sul sole e La cavalletta non si rialzerà più, uno rovesciamento dell’altro, ed entrambi in contrasto con la realtà in cui sono stati scritti. La finzione letteraria, dunque, contrappone due universi paralleli che si escludono e, tuttavia, si immaginano e si temono l’un l’altro, il primo alternativo al secondo e viceversa.

Questa trovata consente all’autore di fare, attraverso la narrazione, una critica feroce alla società della sua epoca. In una sorta di contrappasso, egli condanna gli americani a subire ciò che nella realtà “vera” sono loro stessi a imporre: l’ingerenza nelle politiche straniere, il capitalismo sfrenato, le lotte di potere ai vertici di una società arrogante e spietata si ritorcono contro di loro nella realtà distopica inventata dall’autore.

Per quanto riguarda l’aspetto formale, forse rispetto alle altre opere di Dick questo romanzo manca di quel tratto visionario e un po’ mistico che lo caratterizza di solito. La scrittura appare perciò più complessa e in alcuni tratti poco chiara, quasi rigida, con diverse digressioni filosofiche e qualche impasse stilistico. Tuttavia la storia profonda, fatta di riflessioni, simboli, delusioni e speranza resta nel cuore e nella mente del lettore. Non un libro per tutti, ma in ogni caso, un romanzo a cui non si può rinunciare.

 

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