La trilogia del figlio soldato di Robin Hobb [Il mago della foresta #2]

Margaret Astrid Lindholm Ogden

Margaret Astrid Lindholm Ogden è una scrittrice americana che nel 1995 decide di utilizzare lo pseudonimo Robin Hobb per pubblicare romanzi di genere fantasy. Nata nel 1952 in California, ha pubblicato diverse storie di fantascienza.

Dal 1983 al 1992, ha pubblicato le sue opere sotto il suo primo pseudonimo di Megan Lindholm. Con questo nome l’Autrice pubblica romanzi che si rifanno al fantasy contemporaneo, mentre quelli pubblicati come Robin Hobb sono caratterizzati da uno stile medievaleggiante.

Attualmente vive a Tacoma, nello stato di Washington.

Sito dell’Autrice: www.robinhobb.com

Trilogia del figlio soldato

1. Lo spirito della foresta (Isbn: 978-88-347-1520-8)
2. Il mago della foresta (Isbn: 978-88-347-1648-9)
3. I rinnegati della foresta


Titolo: Lo spirito della foresta
Autore: Robin Hobb (Trad. L. Palestini)
Serie: Trilogia del figlio soldato, vol.1
Edito da: Fanucci Editore (Collana: Collezione Fantasy)
Prezzo: 24,00 €
Genere: Adult Fantasy
Pagine: 656 p.
Voto: 

Trama:Il regno di Gernia, dopo una sanguinosa guerra contro i Landsing, ha perso tutte le regioni costiere. Re Troven ha deciso di espandersi nelle selvagge terre dell’Est, le cui foreste sono abitate da un popolo misterioso, dalla pelle striata e ancora dedito alla magia. L’intento è costruire una strada che, attraversando le foreste, raggiunga le Montagne Barriera e apra una nuova via di commercio per il regno. Il giovane Nevare Burvelle, secondogenito di un ufficiale di cavalleria eletto dal re al rango di nobile per il valore dimostrato in battaglia, secondo la tradizione è destinato a calcare le gloriose orme del padre. Fin da piccolo segue una rigida educazione militare, ma durante l’addestramento impartito da Dewara, un guerriero della tribù dei Kidona, la sua vita cambia per sempre. Ignaro di un destino più grande di lui, Nevare entra all’Accademia di cavalleria, ma ben presto dovrà affrontare ciò che l’arcana magia di Dewara gli ha lasciato insieme alle cicatrici che ancora segnano il suo corpo. S’immergerà così in misteri arcani e sconvolgenti, e scoprirà poco a poco di avere un ruolo fondamentale nello scontro fra mondi così diversi tra loro, il cui destino alla fine dipenderà da lui.

 

Recensione
di Molly68

Credetemi, è stata dura dare alla mia autrice preferita tre stelline e mezza, tuttavia questo primo volume della sua pur premiata trilogia non mi ha fatto sognare come al solito. Ma partiamo dal principio.

Il romanzo ha un’ambientazione tutta nuova. Dal simil-medioevo dei Sei Ducati passiamo a un mondo che somiglia molto all’America del XVIII secolo, in cui la gerarchia societaria ricorda quella del feudalesimo europeo, con sprazzi di contemporaneità. Dato che l’Autrice ha dovuto costruire scenari totalmente nuovi rispetto a quelli in cui si è mossa per anni forse si è dilungata troppo nel tentativo di farci comprendere ogni dettaglio politico-geografico-culturale, a discapito della narrazione vera e propria. Nuovi regni, nuovo assetto della società, nuove razze e culture: la Hobb ci tiene a far percepire l’atmosfera decadente che aleggia su queste civiltà, comunicando al lettore una sensazione costante di angoscia dovuta alle rigide tradizioni, alle misteriose popolazioni che abitano le foreste, alla difficoltà di ambientarsi che hanno i Nuovi Nobili in un mondo assolutamente dotato di credibilità.

Secondo il suo stile, l’Autrice costruisce nei minimi particolari l’universo in cui fa muovere il suo protagonista, ma Nevare Buvelle è lontano anni luce dal carisma di Fitz o dal fascino di Wintrow. Anche la sua è una storia di crescita e maturazione, ma forse la narrazione in prima persona e il solo punto di vista del protagonista limitano le possibilità del personaggio. Anche l’Assassino, anche i Mercanti erano “umani”, fragili, pieni di contraddizioni, ma questo figlio soldato manca del pathos che solitamente la Hobb mette nei suoi personaggi, non ha la profondità psicologica del Bastardo né lo spirito avventuroso dei Vestrit.

Il giudizio migliora durante la lettura (i caratteri più interessanti compaiono quando Nevare inizia a frequentare l’Accademia e qui anche la trama guadagna ritmo), ma resta molto al di sotto degli standard cui siamo stati abituati dall’Autrice. Anche la storia è lontana dagli intrecci brillanti e avvincenti che animano di solito i suoi romanzi. Si intravede a sprazzi la maestria narrativa; lo stile è piacevole e pulito come sempre, ma inficiato da una trama poco entusiasmante e forse troppo prevedibile, anche se va detto che l’equilibrio narrativo viene ristabilito nel finale (che sembra autoconclusivo ma in realtà non lo è).

Un appunto alla scarsa qualità della confezione che, nonostante un prezzo molto impegnativo, lascia molto a desiderare in quanto a editing (vi sono molti refusi gravi, errori ortografici, sviste grossolane) e forse condiziona anche un po’ il giudizio complessivo sul testo.

Essendo una “hobbiana” convinta, però, mi riservo di darvi il mio giudizio definitivo su questa saga non appena avrò completato la lettura dei successivi due volumi. Nel frattempo, a chi non conoscesse questa Autrice dalla penna magica, consiglio di avvicinarla leggendo la Trilogia dell’Assassino.

 

Titolo: Il mago della foresta
Autore: Robin Hobb (Traduttore: G. Massari)
Serie: Trilogia del figlio soldato, vol.2
Edito da: Fanucci (Collana: Collezione Fantasy)
Prezzo: 25.00€
Genere: Fantasy classico
Pagine: 768 p.
Voto: 

Trama: La prestigiosa cavalleria del re di Gernia è stata decimata da una terribile epidemia di peste che non ha risparmiato cadetti e insegnanti. Tra i pochi sopravvissuti, Nevare Burvelle si prepara a riprendere la vita all’Accademia per diventare ufficiale, ma da quando ha contratto la peste, vive una sorta di sdoppiamento: la potentissima magia degli Speck che lo pervade lo spinge ad assecondare i loro ordini. In occasione delle nozze del fratello Rosse, Nevare cavalca verso casa, ma giunto a destinazione si rende conto che il sostegno e la fiducia della sua famiglia vacillano e che sarà costretto a recuperare la dignità di figlio soldato. Deciso a reagire al proprio destino, Nevare intraprende un lungo viaggio verso est, alla ricerca di un reggimento che lo riaccolga tra le sue file. E mentre la lotta tra le due personalità di Nevare si fa sempre più aspra, i Gerniani avanzano alla conquista dei territori del popolo degli Speck. Ma forse il loro prescelto per fermare l’avanzata dei Gerniani è più vicino a Nevare di quanto lui stesso immagini…

 

Recensione
di Molly68

Nuovo libro, vecchi difetti.

Purtroppo devo confermare la delusione provata col primo volume di questa saga, anche se, trattandosi di Robin Hobb, nulla si può eccepire sullo stile e sull’inchiostro magico di cui è dotata la sua penna. Tuttavia la storia del figlio soldato, di per sé neanche troppo brutta e che avrebbe potuto offrire diversi spunti interessanti, si conferma penalizzata da un’insolita assenza di nerbo nel personaggio principale, da un eccessivo dilungarsi nelle descrizioni (sempre evocative e ben condotte, ma qui troppo spesso superflue) che rallenta la narrazione e da una staticità di fatti che si conferma caratteristica fondamentale anche in questo libro. Il tutto mortificato da una traduzione trasandata, da errori e orrori ortografici, grammaticali e di trasposizione (ma questo è un altro discorso e non riguarda l’Autrice, che resta, nonostante tutto, la mia preferita nell’ambito della letteratura fantasy).

Nevare Burvelle, in bilico tra il mondo in cui è nato e quello con cui è entrato in contatto, fra tradizioni e nuove culture, tra concretezza e magia, non raggiunge mai il livello di personalità di FitzChevalier né la sua capacità di coinvolgere il lettore, pur avendo in comune con l’Assassino alcune caratteristiche, non ultimo il fatto di narrare la storia in prima persona. Nevare, infatti, è un personaggio sgradevole, non solo “esteticamente” (badate bene, la Hobb ci ha abituato a personaggi emarginati e sfortunati in grado di renderci partecipi di ogni loro sofferenza), ma nel suo essere debole e incapace di reagire efficacemente alle difficoltà che la vita gli presenta. Non gli basta cambiare atteggiamento davanti ai fatti che lo travolgono, né affrontare i cambiamenti soprattutto fisici che gli derivano dall’uso della magia. È che non lo fa con adeguata energia. Il suo monologo risulta piatto e poco coinvolgente per tutta la durata del libro, il suo senso di autocommiserazione riesce solo a far innervosire un lettore già contrariato per la delusione di trovarsi di fronte a una storia che della Hobb ha molto, molto poco.

La parte centrale (circa un paio di centinaia di pagine) è la più pesante da digerire, poteva essere ridotta senza troppi problemi, e purtroppo i personaggi comprimari (forse i migliori di tutta la saga, in particolare Epiny) non hanno il tempo di farsi apprezzare completamente, fagocitati da una storia che non riesce a decollare e dall’inedia di un protagonista che lascia totalmente indifferenti.

Mi spiace dover dire (senza troppo entusiasmo), anche per questo secondo volume, che leggerò il seguito per capire esattamente cosa mi ha lasciato questa storia. Con la Hobb non mi è mai successo.

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