L’agente letterario, questo sconosciuto

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L’agente letterario, questo sconosciuto

 

Quella dell’agente letterario è una figura che ha una grande tradizione nei paesi angloamericani. La sua presenza in Italia, per quanto mediamente diffusa, è ancora avvolta da una nebbia che lo rende un personaggio misterioso della filiera editoriale. Si possono trovare tra gli agenti letterari nostrani professionisti con grande esperienza, che hanno conoscenze e canali diretti con le case editrici, ma anche molti tipi di dubbia serietà etica e professionale, il cui fine è soltanto sfruttare a proprio vantaggio le speranze degli autori che si rivolgono a loro.

La maggior parte delle agenzie importanti (non tutte, per fortuna) non dedica troppo tempo alla scoperta di nuovi talenti, preferendo andare sul sicuro e assumendo la rappresentanza di autori stranieri già affermati. Altre (quelle meno affidabili, per usare un eufemismo) si fanno pagare profumatamente la lettura del manoscritto, compilano una scheda di valutazione e by-passano la rappresentanza, abbandonando lo scrittore in balia del mare di case editrici presenti nel nostro paese col rischio che egli vi affoghi. Sorvolando sulla questione dei costi (che proprio per la scarsa conoscenza del lavoro realmente svolto da un’agenzia letteraria si prestano a critiche e interpretazioni), nella fitta trama delle logiche editoriali (non sempre comprensibili, a dire il vero, ma sarà oggetto di altra riflessione) rischiano così di restare impigliati testi meritevoli di essere pubblicati, che invece vengono scartati e destinati all’oblio (perché l’autore è un illustre sconosciuto, perché il manoscritto è presentato male, perché molti editori leggono solo ciò che arriva dalle agenzie letterarie di fiducia…).

Detto ciò, a questo punto possiamo dire di avere un’idea di cosa sia un’agenzia letteraria, ovvero una struttura composta da professionisti (agenti, ma anche editor e lettori), alla quale un autore si rivolge per avere una valutazione competente e oggettiva sulla sua opera, e che lavora con l’obiettivo di scovare testi da proporre agli editori dopo averli valutati, migliorati, editati. Molte case editrici, in particolare quelle più importanti, fanno selezione di manoscritti solo attraverso le agenzie letterarie, in virtù di un rapporto di collaborazione e di fiducia basato sull’aspettativa che i testi pervenuti tramite l’agente siano in linea con il proprio progetto editoriale e posseggano una certa qualità.

Nonostante ciò, la pubblicazione non è sempre garantita (è l’editore in ogni caso ad avere l’ultima parola) e penso che sia questo a creare confusione sul ruolo dell’agenzia letteraria. Un buon agente, al di là del raggiungimento dell’obiettivo “pubblicazione”, infatti, deve saper fornire consigli allo scrittore, farlo crescere aiutandolo a comprendere i punti deboli e migliorare gli elementi di forza del suo lavoro. In poche parole, l’agente letterario deve diventare una guida, un “coach” per il suo autore. Ma questo sarà argomento di una prossima intervista. Per il momento, vi lascio con una domanda: cosa ne pensate, da lettori e/o autori, degli agenti letterari? Potete lasciare dei commenti, saremmo lieti di condividere i vostri pareri!

A voi la parola!

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