L’armadio dei vestiti dimenticati di Riikka Pulkkinnen

Riikka Pulkkinnen

Riikka Pulkkinen è nata nel 1980 a Tampere, Finlandia. Il suo romanzo di debutto Raja, inedito in Italia, è stato accolto come uno dei migliori romanzi finlandesi del 2006.  Con L’armadio dei vestiti dimenticati, ha raggiunto il grande successo, scalando le classifiche dei bestseller in patria, e diventando un’autrice nota e pubblicata in tutto il mondo.

  

Il Corsaro NeroTitolo: L’armadio dei vestiti dimenticati
Autore: Riikka Pulkkinnen (Traduttore: D. Sessa)
Serie: //
Edito da: Garzanti libri (Collana: Narratori moderni)
Prezzo: 16,40 € 
Genere:  Narrativa,
Pagine: 312 p.
Votohttp://sognandoleggendo.net/wp-content/uploads/2Bstelle40.png
  

Trama: La stanza è invasa dalla polvere e dalla luce. Sono passati anni, ma a casa della nonna Elsa non è cambiato nulla: la bambola, il cavallo a dondolo e poi il vecchio armadio. Ad Anna, sua nipote, basta aprirlo per tornare di colpo bambina, quando insieme alla nonna giocava a vestirsi da grande. Gli abiti ci sono ancora tutti e Anna li riconosce: stoffe che sanno di festa, di ricordi e di risate. Eppure c’è un vestito che la giovane non ricorda: ha la gonna ampia e un nastro alto in vita. Uno stile molto diverso da quello della nonna. Anna lo prova. Basta quel semplice gesto perché il suo mondo cambi per sempre. Quando sua nonna la vede con quell’abito, bella come non mai, capisce che è giunto il momento sfuggito tanto a lungo. Ora che le rimangono pochi giorni di vita, non può più mentire, lo deve a sé stessa ma anche a sua nipote, deve dirle la verità. Deve confessare a chi appartiene quell’abito, deve pronunciare quel nome taciuto da anni, Eeva. Un nome che Anna non conosce. Il nome di una donna dimenticata nel silenzio, di cui non esistono nemmeno fotografie. Un nome che affonda le radici in un segreto forse incomprensibile. Spetta ad Anna capirlo. Ma per farlo deve tornare indietro, a un tempo antico, a una storia di perdono, di tradimento e di bugie. Ma soprattutto alla storia di un amore unico come quello che lega indissolubilmente una madre e una figlia, nel bene e nel male. Un amore in cui tutto, a volte, può essere perdonato. Un romanzo potente, il nuovo fenomeno editoriale dell’anno. Uscito in sordina in Finlandia, ha rapidamente scalato tutte le classifiche, dove è rimasto per molti mesi, consacrando Riikka Pulkkinen come la nuova regina del romanzo nordico, e scatenando gli editori di tutto il mondo per l’acquisizione dei diritti. In uscita contemporanea in tutto il globo, sullo sfondo della capricciosa luce del Nord, racconta una storia di perdono e amore, di memoria e di colpa, di menzogna e redenzione.

Recensione
di Debora

“All’ inizio di marzo, fermandosi al parcheggio dell’isola di Lauttasaari, udirono il canto di un merlo.
Rimasero lì per un lungo attimo, seduti nella penombra, a luci spente, ad ascoltare.”

 

Già da queste frasi presenti nelle prime pagine del libro, è chiaro che l’autrice voglia suggerirci per prima cosa che nel dolore si impara meglio ad ascoltare, a vedere straordinarie bellezze della natura, e a godere di esse, assieme a coloro che amiamo. La sofferenza, in questo libro, è della nonna Elsa, ammalata di tumore, e di tutta la sua famiglia che deve prepararsi alla perdita imminente.

Si nota subito lo stile della narrazione: lenta e con molte descrizioni, che risultano poetiche, belle, ma a tratti rischiano di diventare noiose, specialmente per i lettori che sono abituati a vedere narrati molti fatti all’interno della storia. Qui invece tutto è molto statico e spiccano le riflessioni sulla vita, sulla malattia e sulla morte. Personalmente come lettrice amo molto anche le descrizioni prolisse, ma in questo caso ho avuto ugualmente molte difficoltà nel seguire il testo. I dialoghi sono davvero pochi e forse è una pecca, perché avrebbe reso le lettura più snella.

Inizialmente la narrazione è in terza persona, ma l’autrice racconta il punto di vista di più personaggi. A mio parere in questo non è stata troppo brava; in ogni capitolo, generalmente, cambia il punto di vista, ma tra l’uno e l’altro manca un filo che leghi bene il racconto. Il tutto mi è parso troppo spezzato e, soprattutto nei primi capitoli, quando il lettore ancora si deve ambientare, è difficile tenere il ritmo e capire dove ci troviamo e con chi.

Successivamente la narrazione si sposta, e troviamo il racconto in prima persona. Il lettore, anche qui, si chiede chi stia parlando questa volta. Poi si capisce che si tratta di Eeva, la misteriosa donna nominata da nonna Elsa.  E’ lei che ci racconta al presente, i fatti passati, ed è grazie alla sua narrazione che il lettore inizia ad mettere insieme tutti i personaggi e a capire l’importanza di questa figura femminile, che in casa, riveste il ruolo di domestica-babysitter e che inevitabilmente,  finisce con l’innamorarsi del marito di Elsa.
Un segreto questo, tenuto nascosto a tutta la famiglia. Anche se all’epoca la figlia di Elsa era molto attaccata ad Eeva, ora, da adulta, deve accettare il passato e perdonare il padre e la madre. Allo stesso modo, Elsa, deve accettare il suo passato e rendersi conto che il marito l’ama ancora e che forse Eeva è stata solo una parentesi della sua vita. Ma questo giudizio  spetta  al lettore, a cui alla fine toccherà trarre le sue conclusioni.

Certo, questa è una storia di dolore femminile, di amanti e mogli, entrambe vittime dell’amore. Forse è inutile giudicare o dare colpe.

Una storia davvero struggente, che però non mi ha fatto commuovere nonostante il tema trattato.  Un libro che ha molto in sé, ma a mio parere è sviluppato male. La scrittrice avrebbe potuto creare più suspance. Un romanzo che mi ha deluso; la copertina e il titolo mi hanno tratto in inganno, mi aspettavo molto di più : un mistero legato ad un armadio e ai tesori contenuti in esso, invece l’armadio è appena nominato. Una storia deludente, considerando il fatto che è stato considerato addirittura un caso editoriale straordinario.

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