Le diavolesse di Tom Sharpe

Tom Sharpe;

Nato nel 1928, ha studiato a Cambridge, dove si è laureato in antropologia, ed è vissuto in Sudafrica fino al 1961, quando è stato espulso per attività antigovernative. Tornato a Cambridge, vi ha svolto l’incarico di lettore di Storia fino al 1972. Ha scritto numerosi romanzi umoristici, che lo hanno fatto paragonare a P.G. Wodehouse ed Evelyn Waugh.

Titolo: Le diavolesse (isbn 9788830427389)
Autore: Tom Sharpe
Serie: #
Edito da: Longanesi
Prezzo: 16,60 €
Genere: Narrativa moderna
Pagine: 208 p.
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Trama: Nell’antica tenuta di Grope Hall, in Inghilterra, da secoli vige una sola regola: a comandare sono le donne. Sì, perché la dinastia dei Grope – o meglio, delle Grope – prevede una rigida conduzione matriarcale della famiglia, con mariti-oggetto accuratamente selezionati perché procreino una prole esclusivamente femminile. Un matriarcato di vere e proprie diavolesse che affonda le radici in una sguattera talmente brutta da godere di scarsa considerazione persino da parte dei voraci appetiti dei razziatori vichinghi.

Ma tra le mura di Grope Hall si cela anche un arcano segreto che solo nel XX secolo Esmond Wiley, diciassettenne ossessionato dalle invasate attenzioni della madre e dall’odio apparentemente immotivato del padre, riuscirà a svelare… Prima, però, ci sarà una girandola di avventure, tra mariti in fuga in Spagna a spiare con il binocolo le ragazze nude in spiaggia e mogli rinchiuse in manicomio, zii affettuosi dalle attività losche e raccapriccianti, maldestri ispettori di polizia che (più che arrestare i presunti malviventi) assicurano loro una via di fuga.

 

Recensione:

La trama è l’elemento vincente di questa storia.
Ci si sofferma sul riassunto in cui ci viene raccontato delle Gropes, della loro forza o meglio del loro potere, di un mistero rimasto nascosto per secoli, di una famiglia matriarcale che sembra essersi integrata nella società contemporanea, ma che forse potrebbe riemergere da un momento all’altro.
Accanto a questa trama accattivante e interessante, troviamo una serie di commenti che parlano della sagacia e dell’ironia di Tom Sharpe, di quanto queste pagine abbiano divertito i suoi lettori, soprattutto per il loro aspetto sarcastico e politicamente scorretto.
E’ in queste occasioni che io mi sento come un pesce fuor d’acqua.
Leggo complimenti, sottolineature al lato divertente del romanzo, ovazioni al sarcasmo e all’ironia di un autore fin da subito affiancato a P.G. Wodehouse… e io non ho apprezzato nulla o quasi del suo lavoro.
Dov’è che ho sbagliato?
A che punto del romanzo ho chiuso gli occhi e spento il cervello, visto che non ci ho trovato nulla di divertente o interessante in tutta la storia, al di fuori della trama?
Gli spunti erano davvero coinvolgenti, ma lo svolgimento della storia mi è sembrato troppo staccato dal fulcro della stessa. Mi aspettavo che le Gropes, le diavolesse, fossero il centro e le protagoniste della narrazione. Me le ritrovo in un inizio riguardante loro e le loro usanze, peraltro degnamente riassunte nella trama, dopodiché le nostre matriarche scompaiono per fare spazio ad una storia che mi è parsa del tutto sottotono.
Il ritorno finale alla tenuta di Grope Hall l’ho vissuto in maniera forzatissima, come se non c’azzeccasse col resto del racconto; o forse l’elemento stonato era il precedente dell’uomo che cambia identità e fugge?
Bah.
Non inserisco il mio, di riassunto, in questa recensione, in quanto credo che distruggerei una storia che a molti lettori potrà forse sembrare bella e divertente.
Ammetto la mia colpa: evidentemente non l’ho capita.
Ma sono dell’opinione che ciò che piace non abbia bisogno di spiegazioni esterne.
Mi auguro per voi che troviate la giusta chiave di lettura!

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