Le favole di Isabella di Franco Zizola

Capitan Salgari

Franco Zizola

Franco Zizola, autore veneto, noto studioso e appassionato di letteratura italiana, è attivo promotore del dibattito culturale. Fra le sue pubblicazioni, Il sogno di Orfeo (Zanetti 1998), La chiave nel pozzo (Canova 1998), La mano di Dio (Canal & Stamperia Editrice 2000) e Le favole di Isabella (Lunargento 2002).

 

Il Corsaro NeroTitolo: Le favole di Isabella
Autore: Franco Zizola
Serie: //
Edito da: Lunargento (Collana: Cahiers de voyage)
Prezzo: 15,00 €
Genere: Narrativa, Romanzo storico
Pagine: 272 p.
Voto: http://sognandoleggendo.net/wp-content/uploads/5Astelle124.png

Trama: La storia di una protagonista del Rinascimento: Isabella Morra, poetessa lucana entrata a pieno titolo nella storia della letteratura italiana. Il ritratto di una nobile figura femminile che affronta con coraggio il proprio tempo, scegliendo di vivere nel nome dell’arte e della cultura, in un’epoca in cui essere donna significava sottomettersi, e in qualche modo essere schiave del volere degli uomini. La storia di Isabella fornisce all’autore anche l’occasione per mettere in evidenza la bellezza del paesaggio lucano, la sua antica storia risalente ai primi coloni greci, le sue tradizioni, attingendo a fonti storiche e documenti inediti. La Poesia e l’Arte diventano in questo romanzo gioia, salvezza e fonte di riscatto di fronte alle avversità della vita.

Recensione
di Johannes de Silentio

Lo dico subito: questo romanzo è una cannonata! Faccio il recensore da molto tempo e ho sfogliato libri di ogni genere, ma raramente un titolo mi è sembrato tanto importante quanto Le favole di Isabella di Franco Zizola. Quello racchiuso in queste pagine è infatti uno studio coi fiocchi: l’autore è riuscito a scrivere un’opera che è insieme un romanzo storico, un documento su una poetessa italiana, un omaggio alla città di Matera, uno spaccato sulla storia del Cinquecento e, in alcuni punti, anche un trattato di antropologia pragmatica di grande attualità. Ma andiamo con ordine.

Il Corsaro Nero

Il romanzo narra la triste storia di Isabella Morra, poetessa rinascimentale vissuta nel Castello di Favale, l’odierna Valsinni, in provincia di Matera. Nata nell’anno 1520, “Isabella era innocente inconsapevole vittima della pazzia della cristiana guerra tra Carlo V di Spagna e Francesco I di Francia”. Suo padre, Giovanni Michele Morra, era infatti il barone di Favale, colui che partì alla volta di Napoli per “schierarsi con i franzesi”. In assenza del padre, Isabella venne affidata a un precettore, Decimo Gobbo, che la iniziò allo studio delle lettere e dei classici latini e greci. E fu così che Isabella, nella solitudine del Castello, iniziò a comporre poesie, quelle poesie che diventeranno le sue Rime. Eppure, per tutti, Isabella aveva una colpa. E, si sa:

“…la colpa delle donne è subire l’amore…”

Mentre la guerra imperversava, la giovane Isabella si era innamorata di un barone spagnolo, poeta anch’egli, col quale scambiava versi d’amore tramite il precettore Decimo Gobbo. La loro relazione, dapprima clandestina, fu poi scoperta. Isabella, appena ventiseienne, venne allora picchiata a morte dai suoi stessi fratelli, che trucidarono poco dopo, con l’aiuto degli zii, anche il barone spagnolo.

Questa è in breve la vicenda narrata. Ma, come detto, Le favole di Isabella non si limita a un resoconto cronistico. Innanzitutto, lo stile del romanzo è assolutamente superbo: la penna di Franco Zizola, cruda, delicata e grottesca al contempo, mi ha ricordato molto quella di Enzo Striano, l’autore de Il resto di niente. Storia di Eleonora de Fonseca Pimentel e della rivoluzione napoletana del 1799. Anche nel caso di Zizola, lo stile arcaico si rivela perfetto per calare il lettore in un’epoca passata, lontana eppure così attuale. Come leggiamo nel capitolo Peste: “A Favale giunse una peste diversa da quella portata dalle luterane armi lanzichenecche. Non ci furono lutti, macchie, punti neri sui corpi nel paese di Isabella”. Ciò che l’autore sembra voler dire con questa frase, è che quella di Favale era una peste morale; non un male fisico, ma una corruzione intellettuale e un imbarbarimento spirituale.

Pirati

Ecco il perché della parola “favole” nel titolo del romanzo, perché questo libro ha un carattere universale e non soltanto storico, gettando dunque un ponte  sui vizi e sulla corruzione dei costumi del nostro tempo. Infine, se la casa editrice Lunargento ha collocato questo titolo nella collana Cahiers de voyage, è per via dell’importanza che i luoghi rivestono nel romanzo, e del resto il castello di Valsinni, come leggiamo anche nell’Appendice del volume, è ancora oggi sede di eventi commemorativi della vita di Isabella Morra. In conclusione, Le favole di Isabella è un testo che potrebbe – e forse dovrebbe – essere inserito nei programmi scolastici. Il mio voto per questo libro non può che essere 5 stelle su 5.

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