Le madri salvate di Colombe Schneck 

Le madri salvate 

di Colombe Schneck 

Titolo: Le madri salvate 
Autore: Colombe Schneck || Traduttore: Margherita Botto
Edito da: Einaudi
Genere: Narrativa
Pagine: 121 || Prezzo: 17,00 € book – 8,99€ ebook

Trama dell’editore:
Quando Colombe Schneck aspetta il suo primo bambino, la madre Hélène le chiede di chiamarlo Salomé, in ricordo di sua cugina morta durante l’Olocausto. Colombe non sa nulla di questa bambina, il cui nome non è mai stato evocato prima di allora. Ma il figlio che nasce è un maschio, e la questione viene dimenticata. Quando qualche anno più tardi Colombe è di nuovo incinta, un’amica le suggerisce il nome di Salomé e in quel momento le torna alla memoria la strana richiesta di sua madre, che nel frattempo è morta. Inizia cosi una ricerca delle proprie origini che porterà l’autrice dalla Francia in Lituania, negli Stati Uniti e in Israele, e un’inchiesta attraverso segreti e dolorosi non detti famigliari. Mary, la bisnonna dell’autrice, aveva quattro figli: Ginda, Raya, Masa e Nahum. La famiglia era originaria di un piccolo borgo lituano, Panèvezys. Quando Mary e tre dei suoi figli vengono deportati nel ghetto di Kaunas, Ginda, la nonna di Colombe Scneck, si salva perché negli anni Venti aveva deciso di emigrare in Francia. Il fratello e le sorelle di Ginda sopravvivono alla selezione e alla deportazione mentre Mary, i cognati e i loro figli muoiono. Raya e Masa dopo la guerra si risposeranno con altri sopravvissuti all’Olocausto, che avevano a propria volta perso le mogli e i figli. E altri bambini nasceranno. La domanda che nessuno osa porsi è questa: com’è possibile che Salomé, la figlia di sette anni di Raya, e Kalman, il bambino di soli tre anni figlio di Masa, siano morti e le loro madri no?

Recensione

di Romina Celani

“… la morte, la malattia, la fame, la pura non esistevano per loro, ci tenevamo tutto dentro perché non si accorgessero di niente.”

Quando Colombe aspetta il suo primo figlio la madre le fa una strana richiesta: “Se è una femmina potresti chiamarla Salomé, come secondo nome? Era il nome di mia cugina, di cui non rimane niente». Salomè, un nome che Colombe non ha mai sentito, che non associa a nessun ricordo, a nessuna lontana parente, un bel nome e basta. Ed invece quel nome diventerà per Colombe la chiave per scoprire il passato della sua famiglia, per comprendere sua madre, così fredda e distante, per portare alla memoria un dolore mai sopito, una vita spezzata, un abisso di distruzione ed orrore. Colombe così ripercorre le vicende della famiglia della madre, una comunità di ebrei lituani distrutta, o quasi, con lo sterminio che colpì il 95% della popolazione. La ricerca la porta negli Stati Uniti, in Israele, in Lituania, seguendo le tracce della bisnonna, Mary, e delle sue tre figlie: Ginda, sua nonna, che viveva in Francia fin dagli anni venti, Masa e Raya, uniche sopravvissute allo sterminio. Infatti da quell’incubo non si salvarono né la loro madre, Mary, né i mariti, e soprattutto neanche i loro figli. È da questo segreto, riemerso dalle pieghe dolorose del passato che avvolge la vita della nonna e della mamma di Colombe, che viene alla luce la scelta dolorosa di Mary, che scegliendo la morte, ha salvato la vita delle sue figlie, Masa e Raya, sopravvissute allo sterminio, ma morte con quelli che amavano. 

È un viaggio doloroso e necessario quello che Colombe compie all’interno della storia della sua famiglia, un viaggio nella storia di un mondo spazzato via da una furia disumana, una comunità, quella degli shtetl, che non esiste più. Il racconto quindi diventa memoria storica, diventa necessità di sopravvivenza, diventa giustificazione di una scelta che mai nessun essere umano dovrebbe compiere. La narrazione, precisa e documentata, diventa memoriale di una vita, di una comunità, di storie e persone, diventa l’unico modo per far tornare Salomè, dare voce a chi non l’ha mai avuta e trasformare il nulla che di lei è rimasto in assenza, dolorosa ed incolmabile.

Il romanzo, ricostruito su documenti, testimonianze e foto d’epoca, racconta una pagina di storia dolorosissima: la vicenda del ghetto di Kaunas, in una Lituania, dove prima dell’invasione nazista viveva una fiorente comunità ebraica, dove si parlava yiddish – lingua poi spazzata via dal regime nazista -, erano persone colte, liberali, aperte e molto devote; una comunità della quale non rimane più alcuna traccia, tanto che il viaggio di Colombe, alla ricerca dei luoghi dove la sua bisnonna aveva vissuto, sarà un viaggio nel nulla 

Leggere la storia di Salomè è stato molto doloroso, perché con la sua scrittura scarna ed essenziale, l’autrice mette il lettore difronte all’orrore, dove nemmeno la dolcezza del racconto riesce a lenire il dolore e smussare la pena, ed allora la parola diventa lama affilata per scavare nel profondo dei sentimenti di ciascuno, per mettere ciascuno difronte alla stessa scelta di Mary: la vita o la morte? E poi la vita dopo aver toccato con mano la morte, la vita senza più affetti, senza più ricordi e senza più radici, è ancora possibile? E soprattutto, al dolore si può mai sopravvivere davvero? E dopo tanto cercare, e dopo tanto dolore, finalmente di Salomè resta ancora qualcosa, resta l’amore, resta finalmente il ricordo, restituito alla memoria, restano ancora lacrime da versare per ricordare e consolare.

Ora Salomè è finalmente un’assente.

Anche quando sei sola devi prenderti cura di te stessa.Quando mangi da sola, metti una bella tovaglia, piatti e posate, prepara un buon pasto, versati un bicchiere di vino. Non accendere la radio, ascolta piuttosto un po’ di musica. Vestiti sempre elegante, profumati, truccati ma non troppo. Quando esci metti dei gioielli, togli sempre una spilla, un anello, un braccialetto. Meno è meglio di troppo. Bisogna sempre avere fiori in casa. Non sentirti in imbarazzo a bere qualcosa da sola in un bar, andare al ristorante, al cinema, a teatro. Non lamentarti perché sei sola, goditi il caffè bollente, l’umorismo del film che stai per vedere, e se ci riesci scrivi, scrivi lettere, scrivi poesie, libri, se puoi, non pensare a ciò che non hai avuto.”

Voto:

Colombe Schneck: È giornalista e scrittrice. È laureata all’Institut d’études politiques de Paris. Conduce alcune trasmissioni televisive. Ha lavorato come cronista per “Arret sur images”, “Canal+” e “France Inter”. Nel 2013 Einaudi ha pubblicato in Italia il suo quinto libro: “Le madri salvate” (“La réparation”), in cui racconta una vicenda familiare.

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