Le pergamene di Ankor di Diego Collaveri

Diego Collaveri

Diego Collaveri, nato a Livorno il 27/02/’76; dal 1992 al 2000 lavora in campo musicale come chitarrista (in tour ed in studio) e arrangiatore, con collaborazioni per EMI music. Nel 2000 l’evoluzione creativa lo porta verso la scrittura, confrontandosi nell’ambito del circuito dei concorsi di poesia e narrativa, da cui arrivano, fin da subito, riconoscimenti e le prime pubblicazioni. Qui  per leggere l’intera bio dell’autore.

Sito: http://www.diegocollaveri.it/wordpress/

Pagina FB dell’autricehttps://www.facebook.com/LePergameneDiAnkor

 

Titolo: Le Pergamene di Ankor
Autore: Diego Collaveri
Serie: //
Edito da: Sogno Edizioni
Prezzo: 4,50 €
Genere: Fantasy
Pagine: 236 p. formato kindle
Voto: http://sognandoleggendo.net/wp-content/uploads/2Bstelle30.png

Trama: Nell’era della dittatura del feroce Xalatron l’ultima speranza dei ribelli è l’avvento di un leggendario guerriero, profetizzato dalle pergamene ritrovate sul sacro monte Ankor. Per annientarne questo credo, il tiranno invia la figliastra Maril, un’orfana che ha cresciuto nel sangue per farne un invincibile combattente senz’anima, conosciuta come la morte dagli occhi di ghiaccio. Dovrà raggiungere in incognito lo sperduto monastero di Tinien, fonte del culto, per scoprirne i segreti e distruggerlo. Nel viaggio però la ragazza incontrerà qualcuno capace di incrinare la gelida crudeltà che l’avvolge, fino a far riaffiorare il suo vero io; ma è davvero il compiersi della misteriosa profezia o un oscuro piano ordito dalla nera mano dello spietato patrigno?

 

Recensione
di Danylù

 

Partiamo col dire che è un Fantasy e che quindi bisogna misurarsi con tutti i pregi e limiti del genere.

Nel complesso la trama è molto lineare, scorrevole e abbastanza coerente non fosse per alcune “pecche” che personalmente non ho potuto fare a meno di notare. Uno dei problemi è legato all’originalità della storia in se: guerre, missioni, castelli, monasteri, vette innevate, oggetto leggendario, amore, morte e vissero tutti, o quasi, felici e contenti. Ne converrete con me che è un po’ un clichè tipico del genere.

Passiamo ai  personaggi e in particolar modo alla protagonista.

Maril: ragazza di una forza estrema, un guerriero temibile detto anche la “morte dagli occhi di ghiaccio“, la incontri subito, nelle prime pagine, chinata sulla sua spada, il volto sporco del sangue dei suoi 500 avversari? Coooooosa? 500? E’ vero, è un fantasy, ma una donna contro 500 soldati mi pare un po’ eccessivo, o no caro autore? Mi spiace ma non mi sono lasciata convincere. Sicuramente affascinante come donna questa Maril e non nego di provare un po’ di invidia nei confronti della sua forza ma neppure se avesse dei poteri potrebbe far fronte (senza neppure riportare una ferita) a 500 guerrieri. Sono contadini ribelli? Perfetto, ma comunque sono 500.  Come lei anche Kurt, sembra invincibile, insomma un altro guerriero in grado di fronteggiare un esercito.

A parte questo particolare però, Maril rimane comunque un personaggio di un certo spessore e non nego che durante la storia mi sono affezionata a lei e alle fine mi sono sentita coinvolta nelle sue vicende. Dunque nelle sue improbabilità riesce comunque a catturare la tua attenzione e l’autore con una serie di espedienti riesce a farti innamorare di lei nel senso più ampio che questo termine può significare.

Anche altri personaggi subiscono all’interno della vicenda delle trasformazioni radicali talvolta peccano di credibilità. In pochissimo tempo, a volte in un paio di giorni da contadini divengono prodi guerrieri che improvvisamente decidono il destino di un’intera guerra, cambiandone le sorti. Non chiamerò i personaggi con i loro nomi per non fare spoiler, ma anche in questo caso, per quanto possa trattarsi di un eletto, del protagonista di una profezia divina tale metamorfosi pare eccessiva.

E’ bella come immagine, soprattutto se si pensa che lei è “La Morte dagli occhi di ghiaccio” , ma non si può ripetere ogni qual volta combatte. Queste pecche di credibilità vengono in parte compensate dallo stile abbastanza lineare e scorrevole che permette di scorrere la storia con facilità, seppur si trovano alcune ripetizioni che se dapprima sembrano originali poi scadono un po’ nel banale. Mi riferisco soprattutto al fatto che gli occhi azzurri della protagonista “divengono trasparenti” ogni qual volta combatte, e la cosa viene ripetuta, sempre. 

Ho trovato gradevoli i dialoghi che comunque non invadono la narrazione e sono molto dosati.

Ovviamente il target di riferimento di questo romanzo sono gli appassionati di fantasy ma non i cultori che forse si troveranno d’accordo con le mie critiche. Un pubblico di teenagers comunque potrebbe essere pienamente soddisfatto dallo scritto e dai personaggi avendo ampia possibilità di scelta per l’immedesimazione.
Proprio perchè il target è questo bisogna porre attenzione a quello che è il messaggio che il romanzo vuol dare. Ho trovato delle cose contrastanti: da un lato la protagonista affronta questa repentina trasformazione divenendo da sanguinaria e spietata macchina di morte a donna in grado di amare e combattere per una giusta causa. Dall’altro però spesso si evince che questo cambiamento la indebolisce facendole perdere colpi in battaglia, facendo dunque pensare al lettore, seppur velatamente: se sei crudele e non ami sei invincibile, se inizi a provare dei sentimenti sei vulnerabile.

Questo non mi piace.  Essere emotivi talvolta è vero, può renderci vulnerabili ma emotività e empatia, compassione e amore sono cose diverse. Le emozioni sono un privilegio e lo è soprattutto la capacità di controllarle e renderle un punto di forza. Combattere per un ideale può darti la forza di 100 uomini (non di 500 eh!), e uccidere per uccidere solo per il gusto di farlo, senza scopo, ti rende invece vulnerabile dinnanzi a chi lo scopo ce l’ha.

Mi è invece piaciuto molto il modo in cui l’autore descrive il rapporto di Maril con il suo cavallo riempendo a volte di poesia intere righe e riuscendo quasi a strapparti una lacrima in un dato momento del romanzo.

Alla fine comunque il bene trionfa, dunque per quanto questo sia un clichè (se fosse così anche nella vita di tutti i giorni sarebbe il clichè che più amerei) il messaggio finale agli occhi dei meno “sensibili” è assolutamente positivo. 

 

Le illustrazioni presenti nell’articolo sono tratte dal libro.

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Condividi