Le stanze buie di Francesca Diotallevi

 

Francesca Diotallevi:

Francesca Diotallevi è nata a Milano nel 1985. Si è laureata in Scienze dei Beni Culturali, presso l’Università degli Studi di Milano, e attualmente vive a Roma.

Sito: Francesca Diotallevi

 

Titolo: Le stanze buie
Autore: Francesca Diotallevi
Serie: //
Edito da: Mursia Editore (Collana: Romanzi Mursia)
Prezzo: 22.00 €
Genere: Romanzo
Pagine: 400 p.
Voto: http://i249.photobucket.com/albums/gg203/nasreen4444/SognandoLeggendo/4Astelle.png

Trama: Torino 1864. Un impeccabile maggiordomo di città viene catapultato nelle Langhe; per volere testamentario di un lontano zio, suo protettore, dovrà occuparsi della servitù nella villa dei conti Flores. Il protagonista si scontra, così, con il mondo provinciale, completamente diverso da quello dorato e sfavillante dell’alta società torinese, e con le abitudini dei nuovi padroni e dei loro dipendenti. Nella casa ci sono: un conte burbero, una donna eccentrica e anti-conformista, ma anche sola e infelice, un cameriere dalla doppia faccia e una vecchia che sa molte cose, ma, soprattutto, c’è una stanza chiusa da anni nella quale non si può assolutamente entrare. A partire da questo, e da altri misteri, il maggiordomo si troverà, suo malgrado, a scavare nel passato della famiglia, per scoprire segreti inconfessati celati da molto tempo e destinati a cambiare per sempre la sua vita.

Recensione
di CriCra

Splendido e inaspettato. Si! È proprio con questi due aggettivi che voglio introdurvi il mio sincero e modesto pensiero sul libro di Francesca Diotallevi: Le stanze buie. Siamo in Italia, verso la fine del 1800, e mediante la voce narrante del protagonista, Vittorio Fubini, un maggiordomo esperto e impeccabile, verremo introdotti in un viaggio evocativo nel passato e nei suoi ricordi. Un passato tragico che riporterà alla luce gli avvenimenti che stravolsero la sua vita e quella degli abitanti di Villa Flores.

 

Vittorio è serio, elegante, compassato. Atteggiamento tipico di un autentico maggiordomo intransigente, che metterà in chiaro fin da subito, col suo nuovo incarico con i subalterni, quali saranno le aspettative da rispettare per un eccellente lavoro nella direzione di una casa. Vittorio cercherà di svolgere il lavoro in maniera integerrima e consona al suo ruolo di maggiordomo, rispettando la convenienza che sovviene assumere nei confronti dei propri padroni, il conte Amedeo Flores e sua moglie Lucilla.

Sarà davvero difficile, poiché in casa Flores, ogni tanto, si manifesteranno strani fenomeni che arricchiranno la trama con un tocco di sovrannaturale. Si ritroverà coinvolto, suo malgrado, nelle eccentricità di Lucilla, appassionata di erbe, fiori e profumi; inizierà a porsi domande a cui è difficile rispondere, e a provare sentimenti mai sperimentati in tutta la sua vita. Si verrà a creare una profonda complicità tra lui e Lucilla, testimonianza di tante cose in comune, sia caratterialmente che di esperienze di vita vissute.

Domande inopportune sul suo passato, sulla sua famiglia d’appartenenza, sui reali motivi che l’avevano portata a quel matrimonio, in cui sembrava tanto infelice. Domande che non avrei dovuto pormi. Eppure, non ero forse alle sue dipendenze? Tutto sommato, non era poi così strano che mi ponessi degli interrogativi su una donna tanto eccentrica.

Questa è la storia di un gruppo di personaggi che, dapprima estranei, si ritroveranno inesorabilmente legati da uno strano gioco del destino. Un marito “padrone”, che, pur amando tanto la propria moglie, è ossessionato da un funesto evento passato, trasfigurando e ammalando questo forte sentimento d’amore. Una moglie succube, tuttavia non del tutto sottomessa, madre devota e amorevole nei confronti dell’unica figlia, Nora, una piccola bimba particolare, strana e tristemente del tutto ignorata dal padre. Olivia, la governante austera e fredda, che si rivelerà essere una pedina essenziale nel gioco dei ruoli nell’intera vicenda. E tra di loro un maggiordomo, che, dal momento in cui metterà piede in quella villa, vedrà la sua vita totalmente capovolta e destabilizzata.

Improvvisamente mi resi conto di essere sfinito. Come se quella casa e i suoi abitanti stessero assorbendo ogni mia energia, destabilizzandomi. Sovvertendo i miei equilibri in un modo a cui non ero preparato.

Poetico, malinconico, tragico. Una matassa intrecciata di sentimenti, ricca di metafore. Avvalendomi di una di queste, paragonerei la trama al dischiudersi dei petali di una rosa delicata. Pagine ricoperte da un velo misterioso che infine verrà sollevato, svelando agli occhi del lettore ogni singola verità nascosta dal tempo. Appassionante e coinvolgente.

 

Una storia trascinante, carica di una drammaticità che, nel suo insieme, inglobando stile, linguaggio, ambientazione e dettagli descrittivi, è riuscita ad emozionarmi e a conquistarmi dall’inizio alla fine. Usando un francesismo, tanto di “Chapeaua Francesca Diottalevi, che ha dato vita ad una vera opera d’arte, ai livelli di “Quel che resta del giorno” di Kazuo Hishiguro, il quale, tra l’altro, la stessa autrice ha citato nei ringraziamenti come fonte di ispirazione per il suo libro. Lo consiglio spassionatamente, sperando di aver dato e donato, con questa mia recensione, un minimo di giustizia a questo incantevole testo. Buona lettura a tutti!

 

 Booktrailer

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0 risposte a “Le stanze buie di Francesca Diotallevi”

  1. […] Francesca Diotallevi, ecco che mi è capitato tra le mani il suo splendido romanzo: Le stanze buieIn questo libro il suo compassato protagonista, il maggiordomo Vittorio Fubini, è riuscito ad […]

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