Le streghe della palude di Filomena Cecere

Filomena Cecere 

Filomena Cecere, scrittrice pontina, ha pubblicato romanzi (La trilogia di Elidar; La tredicesima costellazione, Ritratti di sangue) e racconti (presenti in varie antologie). Cura la collana fantasy “Spade d’inchiostro” per Edizioni della Sera e gestisce la rubrica “Fantamix” per il megazine “I duri della palude”.

Sito: www.filomenacecere.it

Titolo: Le streghe della palude
Autore: Filomena Cecere
Edito da: GDS edizioni
Collana: New Gothic
Prezzo: 10,00 €
Genere: Fantasy, Noir
Pagine: 110 p.
Voto:

 

TramaLe streghe della palude sono quattro storie nate dai sogni notturni dell’autrice. Un libro a episodi dove le streghe sono protagoniste e ogni racconto è legato all’altro dalla voce fuori campo di un narratore che, come un antico cantastorie, annuncia in versi un mondo tra realtà e immaginazione.
La palude è il fulcro dove le vicende prendono vita; talvolta è un luogo inquieto e ostile, talvolta familiare e protettivo. “Ieri, oggi e domani”, “Libero arbitrio”, “La quarta sorella” e “Sabba” sono i racconti dal sapore onirico che intrecciano passato e presente per condurre il lettore nell’affascinante e magico universo femminile.

 “Ti accompagnerò, o viandante,
in un luogo dove il tempo è mancante,
dove i sussurri portati via dal vento
si affacciano su un viaggio faticoso e lento.
Dove il sogno l’anima trascende
e la fantasia la realtà nasconde.
Peregrino, però ti ammonisco,
non fidarti di ciò che riferisco.
La mia parola è spesso bugiarda,
volubile, incostante, mutevole e maliarda.
Ciò che vedi oggi domani non sarà
e ciò che quieto pare presto muterà.
Duplice faccia ha la palude,
si mostra amabile, mai rude.
Poi la maschera cade, s’infrange, svanisce
e un ghigno maligno si mostra e punisce
nel labirinto melmoso che sopito riposa
tra l’arcipelago e la vetta montuosa.”

Recensione:
di Molly68

Ho scelto di citare i versi con cui si apre questo libro perché li trovo perfetti per introdurre l’atmosfera onirica in cui il lettore viene calato fin dalle prime pagine.

Filomena Cecere è una giovane donna dai mille interessi, nata e vissuta in un posto in cui la palude ha significato molto, ieri come oggi. Il profondo legame con la sua terra, così familiare eppure misteriosa, balza fuori da ogni pagina. La palude è protagonista indiscussa del romanzo, fa da collante ai quattro racconti, si mostra capace di evocare un misterioso passato o animare un magico presente; nel suo non essere né acqua né terra, diventa metafora dell’esistenza: un luogo in cui la vita e la morte si confondono, in cui fantasia e realtà convivono e si completano, come nei sogni.

I racconti, legati tra loro dai versi di un narratore sempre attento a mettere in guardia il lettore dall’insidia di questo duplice aspetto, sono quattro. Il primo, “Ieri, oggi e domani”, racconta di un viaggio alla ricerca di sé che porterà la protagonista a riscoprire arti antiche e dimenticate e a imparare che la Conoscenza è sinonimo di solitudine. “Libero arbitrio” assomiglia a un sogno, in cui si scopre che è possibile affrontare e vincere le proprie paure, persino quelle più profonde. “La quarta sorella”, su cui la palude aleggia lontana e minacciosa, narra del potere dell’amore materno, capace di sconfiggere persino l’inferno. “Sabba”, infine, celebra la gioia della libertà, raggiunta nel mistero della Sorellanza, che dà alla protagonista la forza di affrontare la quotidianità come parte di essa, non come semplice spettatrice.

Mi è piaciuto questo piccolo romanzo, scritto con uno stile originale ed evocativo, che sfrutta abilmente il suono delle parole oltre che il loro significato. Filomena Cecere rivendica con decisione e intelligenza il suo essere donna, affermando che “Spesso le streghe non son quel che credi / ma semplici donne che forse non vedi”, invitando il lettore (sia questi uomo o donna) a guardare con occhi diversi l’universo femminile, fatto di forza, capacità di affrontare ogni situazione, desiderio di magia e al tempo stesso concretezza.

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