L’estate in cui imparammo a volare di Kristin Hannah

L’estate in cui
imparammo a volare

Serie Firefly Lane

di Kristin Hannah

 

L'estate in cui imparammoa volareTitolo: L’estate in cui imparammo a volare
Autore: Kristin Hannah (Traduttore: C. Lionetti)
Serie: Firefly Lane #1
Edito da: Oscar Mondadori
Prezzo: 11.00 €
Genere: Narrativa
Pagine: 630 p.

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Trama: Kate e Tully hanno quattordici anni nell’estate del 1974. Ma questa è l’unica cosa in comune: Kate è timida e introversa, rassegnata al suo posto sul gradino più basso della scala della popolarità; Tully invece è bellissima, intelligente, ambiziosa ed esuberante. La prima ha una famiglia amorevole, forse un po’ soffocante; la seconda nasconde invece un doloroso segreto. Non potrebbero essere più diverse, eppure nel giro di poco diventano inseparabili, unite da un’amicizia che durerà per decenni. Fino a che Tully diventerà una star del giornalismo televisivo e Kate sposerà Johnny, ex corrispondente di guerra e soprattutto ex amante di Tully. Sullo sfondo di un’America che cambia, dagli anni Settanta a oggi, il legame tra Kate e Tully sarà messo a dura prova, ma le amiche affronteranno insieme le avversità fino all’ultima sfida.

Serie Firefly Lane:

1. L’estate in cui imparammo a volare, 2014 (Firefly Lane)
2. (Fly Away)

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Recensioneùdi Danylù

Questo libro mi ha un po’ spiazzata e sono tutt’ora incerta sul voto da assegnargli. Se da un lato mi ha emozionata, (soprattutto dal punto di vista drammatico, anzi solo da quel punto di vista) dall’altro lato mi ha annoiata mortalmente. Adesso mi chiedo: cosa differenzia un buon BEST SELLER da un pessimo best seller? (Vedi la Lux series della Armentrout, brrrr, raccapricciante!)

Forse sono i contenuti? La tipologia di scrittura? La trama? Sì, è l’insieme di tutte queste cose, ma a mio avviso, ancor di più lo sono i contenuti. In questo romanzo vi sono svariati messaggi di un certo calibro mescolati anche a tanti altri cliché. La trama non è nulla di originale. La solita storia banale, di due ragazzine ‘sfigatelle‘, di cui una lo è un po’ di più. L’altra è più figa, ammirata, dal carattere forte, e la sfigata n°1 essendo più normale, vive perennemente all’ombra della prima.

Kate & Tully.
Kate. Kathleen, Katherine, si chiamano sempre, o troppo spesso così, alcune delle protagoniste dei romanzi. Perché? Suona dolce? Con le varianti Katie, Kitty Cat (miaaaaao!) eccetera eccetera. La ragazza normale, con la famiglia normale, che ama leggere, ma che non riesce ad avere amiche.
Tully. La ragazza che vive con i nonni, con una madre che non la ama, una fumata figlia dei fiori, però molto bella e carismatica (Tully, non la madre). Anche lei un’adolescente piena di complessi e problemi esistenziali, con grosse difficoltà nei rapporti sociali.

Alt. In tutto questo ci sono però dei messaggi importanti.

firefly laneL’adolescenza, quel periodo mostruoso e stupendo insieme, in cui non si è ne carne ne pesce, eppure si è convinti di essere chissà cosa, di volere e meritare cose inimmaginabili, o di dover sopportare il peso del mondo, o peggio di doverlo salvare. Insomma, un periodo complicatissimo, che per ognuno prende una piega piuttosto che un’altra, ma che quasi sempre sfocia in rapporti rabbiosi con i genitori, con le mamme soprattutto, per le ragazze maggiormente. In fondo questo è un libro per ragazze, per donne.

In tutto il romanzo l’autrice sviscera questo complicatissimo rapporto attraverso le protagoniste che prima si ritrovano a essere adolescenti e poi diventano madri, o meglio una di loro lo diventa. Fa vivere il punto di vista della “vittima” che diventa “carnefice”. Ma la cosa sconcertante è che la ragazzina divenuta donna e poi madre, colei che vedeva nella propria genitrice il “mostro” insensibile, si ritrova a essere vittima dell’insensibilità e dell’egoismo di una figlia adolescente che a sua volta si sente vittima. Un serpente che si morde la coda. Un modo per far comprendere alle lettrici di ogni età che la verità sta nel mezzo e nell’equilibrio, e nel dialogo risiede sempre la giustizia e la risoluzione di ogni problema.

Ma in questo delicatissimo rapporto madre-figlia, figlia-madre, spesso si vengono a inserire altre persone, in questo caso la zia “Tully”, che troppe volte anziché migliorare il rapporto, lo deteriora maggiormente. Spero che il messaggio che l’autrice abbia voluto mandare fosse proprio questo: non intromettetevi nei rapporti madre-figlia, se non con guanti bianchi e delicatezza da farfalla. Purtroppo non sono convinta che fosse proprio così, il personaggio di Tully viene sin troppo giustificato ed esaltato.

Eppure è una persona talvolta molto frivola ed egoista, si fa amare fino a un certo punto, dopodiché sa solo farsi odiare. O forse pensandoci è l’atteggiamento che ha Kate nei suoi confronti a renderla odiosa. Remissiva, sempre pronta a cedere, ad abbassare la testa. Onestamente tra le due non sceglierei nessuna. Una sembra la martire consapevole, colei che rinuncia alla sua vita, alla carriera e alla sua personalità per dedicarsi alla famiglia, ai figli, alla casa… ecchepizza!  😕
L’altra sin troppo determinata e self-oriented, pronta a passare sopra ogni cosa per la sua stramaledettissima carriera, con l’umiltà pari a zero. Continua a ripetersi per pagine e pagine che forse è stata abbandonata dalla madre perché è sbagliata, che tutti la lasciano perché è sbagliata, ma mai che prova a cambiare qualcosa. E purtroppo in questo l’amica non l’aiuta. Kate la copre sempre, la giustifica, cede, si piega e non le da mai modo di migliorarsi. Se non alla fine.

Purtroppo rischierei di fare spoiler, ma devono davvero accadere certe cose per far rendere conto alle persone quanto poco importante sia la materialità? Non so come spiegarlo, ma io a questa storia non ci ho proprio creduto.

Cara autrice, per quanto sul finale tu mi abbia fatto piangere e anche tanto, non mi hai mai convinta. La scrittura è sublime, almeno lo è la forma, anche se il libro scorre con una lentezza disarmante. Probabilmente la dilatazione temporale ti da modo di affezionarti capitolo dopo capitolo, pagina dopo pagina, ai personaggi (anche se a parer mio poco credibili) e rimanere di sasso sul finale.

Emozionante. EM O Z I O N A N T E. Raramente i libri mi fanno piangere. Sarà che forse è stata colpa del pre-mestruo, ma senza ombra di dubbio il tutto è stato molto toccante. E poi il tema trattato alla fine, il cancro al seno e quella sensibilizzazione fatta tra le righe, velata ma non troppo, è stata la ciliegina sulla torta. Ripeto, è un libro per donne, ma ci sono anche uomini forti che popolano le pagine.

Jhonny in primis. Grande uomo, in grado di amare una donna oltre ogni barriera. Un uomo capace, equilibrato, passionale, forte. Forse uno dei personaggi più reali che ho incontrato in tutto il romanzo. Questi e molti altri i personaggi che vi terranno incollati alle pagine.

Non posso non dare più della sufficienza a questa storia che nonostante tutte le mie perplessità e i cliché, ho trovato toccante e bella. Qualche problema con l’editing, forse un po’ troppi refusi, almeno nella versione digitale.

Voto

 

 

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kristin HannahKristin Hannah è un’autrice bestseller in America – all’uscita i suoi romanzi entrano puntualmente ai primi posti delle classifiche del “New York Times”. Negli Stati Uniti L’estate in cui imparammo a volare ha venduto oltre un milione e mezzo di copie. I suoi libri sono tradotti in più di venti Paesi. Lei è un ex avvocato e madre di un figlio. Vive nel nord-ovest del Pacifico, alle Hawaii con il marito.

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