Lettera a un Bambino mai nato .::. Oriana Fallaci

 

Oggi pomeriggio non parlerò di una novità ma bensì di uno dei libri più “piccoli” ma belli che io abbia mai letto. Oriana Fallaci era una scrittrice estrema, decisa e terribilmente cerebrale. Raramente si lasciava catturare dalle emozioni e per tutta la vita ha mantenuto un comportamento, almeno al pubblico, di donna forte e battagliera.

Bene. Credo che questo piccolo libro sia uno dei libri più dolci, forti e potenti che io abbia mai letto. Con il termine “potente” non intendo agganciarmi al significato che ultimamente gli viene attribuito in ambito letterario. Non è un libro da recond di incassi (record dovuti spesso più all’alta commerciabilità del libro che al valore effettivo dello stesso) benchè abbia venduto 2.500.000.

Lettera a un bambino mai nato è un libro di sentimento e cinismo. C0me sia stato possibile per Oriana Fallaci creare questa chicca non lo so. So solo che merita di essere letto, letto e riletto per tutte le volte necessarie per apprenderlo e assorbirlo.

 

Titolo: Lettera a un bambino mai nato (isbn: 9788817150101)
Autore: Oriana Fallaci
Serie: //
Edito da: BUR – Biblioteca universale Rizzoli
Prezzo: 6,00€
Genere: Introspettivo, Adult
Pagine: 104 p. 
Voto:

 

Trama: Il libro è il tragico monologo di una donna che aspetta un figlio guardandoalla maternità non come a un dovere ma come a una scelta personale eresponsabile. Una donna di cui non si conosce né il nome né il volto né l’etàné l’indirizzo: l’unico riferimento che ci viene dato per immaginarla è chevive nel nostro tempo, sola, indipendente e lavora. Il monologo comincianell’attimo in cui essa avverte d’essere incinta e si pone l’interrogativoangoscioso: basta volere un figlio per costringerlo alla vita? Piacerà nascerea lui? Nel tentativo di avere una risposta la donna spiega al bambino qualisono le realtà da subire entrando in un mondo dove la sopravvivenza èviolenza, la libertà un sogno, l’amore una parola dal significato non chiaro.

Frase più bella: Vorrei che tu fossi una donna. Vorrei che tu provassi un giorno ciò che provo io: non sono affatto d’accordo con la mia mamma la quale pensa che nascere donna sia una disgrazia. La mia mamma, quando è molto infelice, sospira: «Ah, se fossi nata uomo!» . Lo so: il nostro è un mondo fabbricato dagli uomini per gli uomini, la loro dittatura è così antica che si estende perfino al linguaggio. Si dice uomo per dire uomo e donna, si dice bambino per dire bambino e bambina, si dice figlio per dire figlio e figlia, si dice omicidio per indicar l’assassinio di un uomo e di una donna. Nelle leggende che i maschi hanno inventato per spiegare la vita, la prima creatura non è una donna: è un uomo chiamato Adamo. Eva arriva dopo, per divertirlo e combinare guai. Nei dipinti che adornano le loro chiese, Dio è un vecchio con la barba bianca e mai una vecchia coi capelli bianchi. E tutti i loro eroi sono maschi: da quel Prometeo che scoprì il fuoco a quell’Icaro che tentò di volare, su fino a quel Gesù che dichiarano figlio del Padre e dello Spirito Santo: quasi che la donna da cui fu partorito fosse un’incubatrice o una balia. Eppure, o proprio per questo, essere donna è così affascinante. E’ un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai. Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. Per incominciare, avrai da batterti per sostenere che se Dio esiste potrebbe anche essere una vecchia coi capelli bianchi o una bella ragazza. Poi avrai da batterti per spiegare che il peccato non nacque il giorno in cui Eva colse la mela: quel giorno nacque una spelndida virtù chiamata disubbidienza. Infine avrai da batterti per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c’è un’intelligenza che chiede d’essere ascoltata. Essere mamma non è un mestiere. Non è neanche un dovere. E’ solo un diritto fra tanti diritti. Faticherai tanto a ripeterlo. E spesso, quasi sempre, perderai. Ma non dovrai scoraggiarti. Battersi è molto più bello che vincere, viaggiare è molto più divertente che arrivare: quando sei arrivato o hai vinto, avverti un gran vuoto. Sì, spero che tu sia una donna: non badare se ti chiamo bambino. E spero che tu non dica mai ciò che dice mia madre. Io non l’ho mai detto.

Pag 12.

 

Opinione Personale: “Lettera a un bambino mai nato” è un libro dal forte impatto rivolto esclusivamente ad un pubblico femminile. Sessista? Probabilmente.

Mi dispiace infinitamente per loro ma non ritengo che un uomo possieda abbastanza sensibilità per comprendere “davvero” questo libro, è pressoché impossibile. Se questa mia opinione mi etichetta come “sessista” ben venga.

E’ un libro breve ma di una profondità e attualità impressionante. Nonostante siano passati 13 anni da quando è stato pubblicato, tristemente possiamo ancora riconoscere molte tematiche trattate come attuali.

Parla di una donna, di cui ignoriamo perfino il nome, che apprende di essere incinta ancor prima che la stessa scienza possa confermarlo. Incinta e sola, senza un marito. Una donna in carriera, incinta, senza un marito e sottoposta al giudizio altrui. Non vi sembra tristemente reale questa problematica? No? Allora, purtroppo, ci sono ancora donne in giro che preferiscono illudersi sulla “parità dei sessi”… O che preferiscono credere al falso perbenismo che gli viene propinato in viso per poi ignorare i bisbigli alle proprie spalle.

Parla dei suoi pensieri e del suo desiderio di comunicare con quell’esserino che porta in grembo, della paura per la scelta fatta di tenere il bambino. Paura che si spiega nel volerlo testardamente dare alla luce seppur nell’incertezza di non sapere se il piccolo voglia finire in questo mondo. Cosa potrebbe offrirle/gli? Sarebbe meglio per lui nascere bambina o bambino?

E se un giorno le rinfacciasse il suo atto egoistico di darlo alla luce?

E se un giorno si sentisse urlare in faccia “chi ti aveva chiesto nulla”?

E’ la lettera di una madre coraggiosa che spiega, senza peli sulla lingua, al suo bambino ancora non nato, cosa dovrà aspettarsi dalla vita. Consigli di vita, limpidi e sinceri come se di fronte avesse un adulto eppure sussurrati in silenzio con una delicatezza inaudita.

E’ brutale, in alcuni punti. E’ dolce e sensibile in altri… MA sempre sincera e schietta.

Ed è bello per una volta leggere e confrontarsi con una “donna” che onestamente si mette in gioco e confida al suo bambino che, per lei, egoisticamente averlo accanto sarebbe un gioia. Una gioia probabilmente irta di ostacoli, ma pur sempre una gioia… Ma la vita, che tutto è tranne che semplice, cosa rappresenterà per il nascituro?

Si chiede, giorno dopo giorno, mentre segue attentamente l’evoluzione del suo piccino se sarà abbastanza forte per combattere in questa gabbia di tigri che è la vita e, soprattutto, se vuole questa vita per suo figlio. La forza è quasi sempre frutto del dolore… Vuole davvero veder suo figlio soffrire giorno dopo giorno per diventare un giovane e forte uomo? E lei sarà abbastanza forte per tutti e due all’inizio?

E’ difficile avere il potere di dare la vita. Molto spesso i bigotti non si rendono neanche lontanamente conto di quanto complesso sia avere una reale coscienza del grande potere che ogni donna possiede . Non è semplicemente una questione morale, di Dio, Allah o che altro… No, spesso non è sempre una semplice questione di “gioia”, dare la vita non è una scherzo. Come non lo è toglierla, è innegabile…

Ma tutti coloro che tanto splendidamente riducono il problema ad un “è giusto così”, “uccidere è peccato”… nessuno sa che, nella realtà, se non in casi estremi, il problema per una donna non è quasi mai se dare o meno la vita al proprio bambino. Per una donna è una “gioia” dare la vita ad una creatura. E’ gioia, piacere e felicità.

No, il vero problema è… Gli dono la vita, ma che vita gli sto donando? Quanto soffrirà questa creatura? La vorrà? Mi vorrà? Saprò proteggerlo dai dolori della vita… Dovrò davvero proteggerlo e renderlo in futuro indifeso o lasciarlo sbagliare per vederlo crescere forte e in grado di proteggersi?

Impossibile per un uomo comprendere davvero la complessità di un tale dilemma. Spesso perfino le donne stesse stentano ad ammetterlo con se stesse troppo spaventate dal giudizio altrui. Ma no, la Donna del libro, lo ammette e lo confida al suo stesso bambino in una delle lettere più belle e commuoventi che io abbia mai letto.

In fondo, come ella stessa dice al suo bambino: Nascere, morire… Non conta perché la vita non muore.

 


 

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2 risposte a “Lettera a un Bambino mai nato .::. Oriana Fallaci”

  1. elisa mangini (littl ha detto:

    Ciao Debora è sempre un piacere leggere le tue recensioni, anche se stavolta è stato un piacere amaro.Non è molto lontano il tempo in cui chiusa nel mio egoismo ho odiato mia madre per il fatto di avermi messo al mondo e perché crescendo mi stavo rendendo conto di assomigliarle sin troppo.Grazie.Lo leggerò.

    • Nasreen ha detto:

      ho passato un periodo che mi trovavo… diciamo a non comprendere propriamente cosa avesse spinto mio madre a volermi salvo poi criticarmi e tartassarmi continuamente. Il limite umano era ampiamente sorpassato negli anni… oggi non lo dico più, alla fine la mia vita ha valore indipendentemente da chi me la data. Ma capisco il tuo punto di vista …

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