L’identità di Milan Kundera

L’identità

di Milan Kundera

 

TitoloL’identità
Autore: Milan Kundera
Edito da: Adelphi
Prezzo: 11,00€
Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 176 pag.

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Trama: Vi sono situazioni in cui per un istante non riconosciamo chi ci sta accanto, istanti in cui l’identità dell’altro si cancella mentre, di riflesso, dubitiamo della nostra. Kundera trasforma una percezione così segreta e sconcertante in materia romanzesca.

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Recensioneùdi AuriCrem

Da questo libro non avevo aspettative, proprio zero, l’ho letto in una mattina di noia totale. Mi aspettavo una storia d’amore, un romanzetto rosa da svenarsi (odio i romanzi rosa s’è capito?) e invece ho trovato uno dei libri più belli che io abbia mai letto!

Non avevo mai letto nulla di Kundera e nella libreria di casa trovai questo titolo e ho pensato “perché no?”. L’ho letto tutto d’un fiato, non perché ci siano particolari avventure o colpi di scena da tenere il fiato sospeso, questo, come mi pare di capire tutti i romanzi di Kundera, sono dei saggi filosofici, dei personaggi, delle vite, delle storie da cui Kundera strizza letteralmente fuori la filosofia.

La storia fondamentalmente narra di una donna, Chantal, infelice ormai del suo corpo che sfiorisce con gli anni, sempre affiancata da un compagno, Jean-Marc, che la ama, di un amore immenso, così immenso e incommensurabile da divenire quotidianità, on so se avete presente quella sensazione di quando una cosa è così terribilmente travolgente da lasciarvi apatici, ecco, questo è Jean-Marc. Lei rivela i suoi dubbi a Jean-Marc e da quel giorno inspiegabilmente inizieranno ad arrivarle delle lettere da un ammiratore segreto, questa novità la trascina fuori dalla sua apatia, una bolla nel quale galleggiano privi di emozioni Chantal e Jean-Marc dal quale lei viene improvvisamente sbalzata fuori, si risveglia e la novità la mantiene viva e briosa. Questa è la storia e nulla più.

La magica capacità di Kundera è di disegnare dei fantocci, non dei personaggi, dei semplici burattini il cui compito è raccontare una filosofia di vita, immersa in una matrice di storia appena accennata, un’ambientazione nebulosa che non distoglie l’attenzione del lettore dalle parole, solo le parole contano, tutto il resto è uno sfondo.

Il linguaggio semplice di Kundera, le sue spiegazioni filosofiche quasi saggistiche dell’amore, del lavoro, del sesso, ci fanno riflettere, piantano radici dentro di noi, seminano il dubbio, la malinconia, il desiderio di ripercorrere le proprie esperienze da un punto di vista diverso, un romanzo breve ma così carico e sul finale anche così mistico e onirico che lascia senza fiato chiunque, dal lettore che meno potrebbe capirne, come me, giovane e inesperta della vita, al più adulto che sicuramente ci si può ritrovare e con un triste sorriso rivedersi dentro alle svariate filosofie e ai pochi personaggi . In realtà tutto il libro a ben pensarci è sofficemente immerso in quest’atmosfera sognante e onirica, quasi come se tutto ciò che narra la storia fosse un sogno o un ricordo lontano, un’atmosfera che a me personalmente piace molto, originale e trasognata nonostante la durezza dei concetti e forse proprio per questo così adatta.

Consiglio questo libro in particolare a persone mature, magari sopra i 35/40 anni, quando si comincia ad avere una visione del mondo più drammaticamente cruda, ma onestamente credo che sia uno di quei libri che vanno riletti più e più volte nella vita.

“Per che cosa viviamo? Per procurare a Dio carne umana. La Bibbia infatti, mia cara signora, non ci chiede di cercare il senso della vita, ci chiede di riprodurci. Amatevi e riproducetevi. Capisce? Il senso di quella amatevi è determinato da quel riproducetevi. Di conseguenza amatevi non indica affatto l’amore caritatevole, compassionevole, l’amore spirituale o passionale, ma significa semplicemente fate l’amore, copulate… scopate! Il senso della vita umana consiste in questo, e soltanto in questo. Il resto sono stronzate.”

Voto

 

 

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Milan Kundera: Nato a Brno, nell’allora Cecoslovacchia (attualmente in Repubblica Ceca), il 1º aprile del 1929, Kundera studiò letteratura e musica a Praga. Suo padre Ludvík (1891-1971) era direttore dell’Accademia musicale di Brno, la JAMU, e un noto pianista. Fin da piccolo Kundera studiò musica, in particolare pianoforte, e la passione per la musica tornerà spesso nei suoi testi letterari. Pubblica le prime poesie ancora adolescente, grazie al cugino Ludvík, di alcuni anni più anziano di lui, figura poliedrica nella cultura ceca, poeta uscito negli anni della Seconda guerra mondiale dalla costola “surrealista” del gruppo RA, prosatore, pittore, traduttore dal tedesco e studioso del Dadaismo, all’epoca già collaboratore di varie riviste letterarie,
Dopo aver seguito per un anno (a partire dal 1948) i corsi di letteratura all’Università Carlo di Praga, Kundera passa alla Scuola di Cinema, la FAMU, dove si laurea e dove in seguito terrà corsi di letterature comparate. Nel 1948, ancora studente, si iscrisse al Partito comunista, ma ne fu espulso nel 1950 per via di alcune critiche alla sua politica culturale contenute in una lettera a lui indirizzata da un amico; tuttavia nel 1956 fu riammesso, diventando un punto di riferimento importante nelle discussioni di quegli anni. Nel 1968 si schierò apertamente a favore della cosiddetta “Primavera di Praga”, e fu per questo costretto a lasciare il posto di docente e, nel 1970, nuovamente espulso dal partito. Nel 1975 emigrò in Francia, ove ha insegnato alle università di Rennes e di Parigi, dove oggi vive con la moglie Vera Hrabanková. Nel 1979, a seguito della pubblicazione de Il libro del riso e dell’oblio, gli fu tolta la cittadinanza cecoslovacca. Nel 1981, grazie a un interessamento da parte del presidente francese François Mitterrand, ottenne quella francese. Nel 2008 un documento rinvenuto a Praga negli archivi della Polizia e ritenuto attendibile testimonia di una sua delazione, nel 1950, nei confronti di un ventenne impegnato in un’ingenua operazione di “spionaggio” tra Germania Ovest e Cecoslovacchia il giovane venne poi condannato a 22 anni di lavori forzati. Kundera ha sempre negato ogni responsabilità nella vicenda.
Dopo la Primavera di Praga le sue opere sono state proibite in Cecoslovacchia; i suoi romanzi più recenti li ha scritti in lingua francese e non ha concesso a nessuno i diritti di traduzione in lingua ceca. Per questa ragione, l’Autore ha subito forti critiche in Patria, persino negli ambienti del dissenso, sin dall’atto della pubblicazione nel 1984 del suo più clamoroso successo, L’insostenibile leggerezza dell’essere, in Francia. Bisognerà attendere sino al 2006 affinché Kundera dia il permesso di pubblicazione del romanzo anche nella Repubblica Ceca, tramite un’edizione anastatica di quella pubblicata in ceco a Toronto già nel 1985. (fonte: Wikiperdia)

∼ by AuriCrem ∴
Recensione betata da Nasreen

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