L’imprevedibile viaggio di Harold Fry di Rachel Joyce

L’imprevedibile viaggio di Harold Fry

di Rachel Joyce

autrice

Rachel Joyce

Rachel Joyce è nata nel Gloucestershire, dove vive tuttora con il marito, le figlie e tantissimi animali. Ha lavorato diversi anni per i canali radiofonici della BBC, scrivendo sia sceneggiati originali, sia adattamenti di grandi classici della letteratura. Questo è il suo primo, celebratissimo romanzo.

Sito dell’autrice: http://www.rachel-joyce.co.uk/

datilibro

Titolo: L’imprevedibile viaggio di Harold Fry
Autore: Rachel Joyce
Serie: //
Edito da: Sperling&Kupfer
Prezzo: 17,90 €
Genere: Narrativa
Pagine: 310 p.
Voto: http://i249.photobucket.com/albums/gg203/nasreen4444/SognandoLeggendo/2Astelle.png

Trama: Quando viene a sapere che una sua vecchia amica sta morendo in un paesino ai confini con la Scozia, Harold Fry, tranquillo pensionato inglese, esce di casa per spedirle una lettera. E invece, arrivato alla prima buca, spinto da un impulso improvviso, comincia a camminare. Forse perché ha con la sua amica un antico debito di riconoscenza, forse perché ultimamente la vita non è stata gentile con lui e con sua moglie Maureen, Harold cammina e cammina, incurante della stanchezza e delle scarpe troppo leggere. Ha deciso: finché lui camminerà, la sua amica continuerà a vivere. Inizia così per Harold un imprevedibile viaggio dal sud al nord dell’Inghilterra, ma anche dentro se stesso: mille chilometri di cammino e di incontri con tante persone, che Harold illuminerà con la sua saggezza e la forza del suo ottimismo. Harold Fry è – a suo modo – un eroe inconsapevole, proprio come Forrest Gump: un uomo speciale, capace di insegnarci a credere che tutto è possibile, se lo vogliamo davvero.

Recensioneùdi Gonza

Come sempre, quando si parla tanto di un libro, bisognerebbe farci la tara; purtroppo, mi faccio abbindolare sempre molto volentieri. In fondo, cosa c’è di meglio di comprare un libro consigliato? Sono dell’idea che valga sempre la pena, anche se poi il risultato non è quello sperato….

Facciamo quindi la conoscenza di Harold Fry, il prototipo dell’uomo qualunque che poi, all’improvviso, sbrocca; ma non immaginatevi cose come il Michael Douglas di Un giorno qualunque, che esce dalla macchina in coda sulla tangenziale e fa un casino. No, no, questo Harold Fry è da sei mesi pensionato, vive con una moglie che ha sempre amato, ma di cui non è più innamorato e, per essere gentili, la vita non è stata facile per lui.

Maureen, sua moglie, è la casalinga acida di cui parlano tutti (quelle per cui è stato inventato il termine andropausa, al fine di giustificarne l’abbandono da parte del marito per una più giovine donzella); ma dal momento che è noto che l’uomo è un animale abitudinario, Harold non ha nessuna tentazione di questo tipo; neanche quando, in seguito ad un drammatico litigio di 20 anni prima, Maureen si appropria della camera degli ospiti e da allora dorme da sola.

Harold stava andando da Queenie Hennessy. Realizzare questo dopo l’oblio del sonno, era ancora più doloroso della prima volta che l’aveva saputo al telefono. Era un doppio inganno. Ma così andavano le cose; lei lo sapeva. Bisognava continuare ad avanzare piano, controvoglia, solo per farsi atterrare di nuovo da un cazzotto, finché non ci si rendeva conto una volta per tutte della verità.

salina

Queenie Hennessy, il motore ignoto di tutta questa storia, la conosciamo attraverso flashback sia di Harold che di Maureen; ma poco conta la giovane, e per nulla appariscente, segretaria che ha lavorato con Harold per quasi dieci anni; quello che conta sono i sentimenti che Harold nutre per lei. Non pensate al banalissimo amore, quanto piuttosto ad un senso di colpa e di rimorso, condito dall’impossibilità di salutarla il giorno in cui è stata licenziata.

Magari fosse stato facile smettere di provare sentimenti…

Quando Harold inizia il suo viaggio nemmeno lo sa, tutto avviene per caso, come in una cascata di eventi, il cui risultato è oscuro fino all’ultimo; questa traversata dell’Inghilterra in 87 giorni, ci fa scoprire sempre più cose sia della vita di Harold e Maureen, sia del loro figlio David, che della stessa Queenie, che aspetta morente Harold nel letto del suo Hospice.

Se all’inizio questa storia parte in modo dirompente ma delicato, la mia sensazione è che poi l’autrice (sia chiaro che, per quanto questo sia il suo primo romanzo, non è certo l’ultima arrivata), per accaparrarsi il favore dei “più”, compie la scelta di “farla facile”isole.

Ci sarebbero tanti modi per proseguire questa storia, ma lei adopera una svolta alla Forrest Gump (faccio questo paragone perché, chiunque abbia visto il film con Tom Hanks, non può che accorgersene arrivato ad un terzo del libro). Esattamente come Forrest, anche Harold raccoglie la sua piccola schiera di accoliti che lo seguono con venerazione e, esattamente come il Sig. Gump, nemmeno il Sig. Fry può farci niente.

Ma Harold cosa vuole veramente? Questa è una buona domanda: quello che sembra essere cominciato come un cammino di espiazione attraverso la campagna inglese, pian piano diventa un viaggio dentro se stesso e dentro le sue relazioni presenti e passate, che hanno poi plasmato la sua vita.

Nonostante sentisse di avere un obbligo nei confronti degli altri, desiderò di essere circondato da muri.

Harold, senza voler spoilerare, ha alle spalle un’infanzia eufemisticamente difficile, e, nonostante con Maureen sia amore a prima vista, quello che si rimprovera per tutto il tempo è di non essere capace di costruire un rapporto con il figlio, problema che porta anche alla quasi rovina del rapporto con la moglie.

Ma torniamo all’autrice, la quale, come detto, non è certo una principiante. Dietro la scelta delle parole, delle situazioni che il nostro pellegrino incosciente vive, c’è tutta l’abilità di una sceneggiatrice di lunga fama e data; ma, a mio modesto parere, sceglie di far vivere ad Harold tutta una serie di situazioni edificanti e costruttive, in modo che sia tanto facile immedesimarsi (sia in lui che in Maureen), garantendosi, in un certo qual modo, il successo del libro in questione.

La scrittrice ha la fluidità dei dialoghi dalla sua parte, oltre che la narrazione di una storia che, in qualche modo, è un misto di Forrest Gump e un film Disney; ma, personalmente, avrei preferito qualcosa di diverso. Intravedevo grandi possibilità all’inizio per questo libro: ci sarebbero state tante e diverse cose da mostrare e strade da intraprendere, ma Harold non voleva una storia drammatica, e quindi ha avuto una favoletta a lieto fine, con tanto di “scioccante rivelazione finale” (piuttosto scontata), che in qualche modo affossa anche Maureen, la quale sembrava, dei due, quella con i piedi per terra e con un certo pragmatismo, per quanto cinico.

Come dire, se volete una lettura da ombrellone, questo è un libro perfetto; anzi, considerato che è quasi Natale, va bene per i pomeriggi natalizi davanti al camino con la cioccolata calda, ma non vi aspettate poi situazioni strabilianti e indimenticabili.

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  1. […] recensione al libro precedente: L’imprevedibile viaggio di Harold Fry […]

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