L’isola dei naufraghi di Natsuo Kirino

 

Natsuo KirinoNatsuo Kirino è nata nel 1951 a Kanazawa, un’antica città del Giappone centrale. Nel 1993 si è aggiudicata il premio Edogawa Ranpo con il romanzo Pioggia sul viso. Con Le quattro casalinghe di Tokyo (Neri Pozza 2003) ha raggiunto una notorietà internazionale e ha vinto il prestigioso premio dell’Associazione giapponese degli autori di romanzi polizieschi. Morbide guance (Neri Pozza 2004) ha vinto il premio Naoki. Nel 2008 è stato pubblicato con grande successo Grotesque. La fama mondiale della scrittrice è in costante ascesa, e viene ormai considerata un’autrice capace di innovare la lezione di autori come Chuck Palahniuk e Murakami Haruki.

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l'isola dei naufraghiTitolo: L’isola dei naufraghi
Autore: Natsuo Kirino
Serie: #
Edito da: Giano
Prezzo: 17 €
Genere: Romanzo Introspettivo, Narrativa Contemporanea
Pagine: 330 pag

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Trama: Kiyoko e il marito Takashi finiscono su un’isola disabitata al largo di Taiwan e delle Filippine in seguito a un naufragio. Dopo sei mesi di desolata sopravvivenza vengono raggiunti da ventitré giovani maschi giapponesi, anch’essi naufraghi, e poi da undici cinesi, abbandonati lungo la tratta dei clandestini verso il Giappone. L’isola in cui vivono, che hanno scelto di chiamare l’Isola di Tokyo, è un paradiso tropicale, ricco di cibo e vegetazione. Cinesi e giapponesi hanno occupato parti diverse dell’isola, e affrontano in modi differenti la propria condizione. Gli hongkong si sono subito ambientati. Apparentemente rozzi e selvaggi, girano nudi come animali selvatici, fanno i loro bisogni ovunque e gettano i rifiuti dappertutto, ma al tempo stesso essiccano il cibo, allevano ogni tipo di animale, producono sale di ottima qualità e sono capaci di cucinare pietanze dal profumo squisito. I giapponesi invece patiscono la noia e, nel tentativo di combatterla, cedono a ogni genere di mania: adorano tatuarsi le braccia o indossare le mutande alla rovescia. È in questa società che regna Kiyoko, l’unica Regina, l’unica donna da tutti desiderata. Una lotteria ogni due anni decide chi diventerà “il marito”, regalando il titolo più conteso. Un romanzo che combina suspense ed erotismo alle atmosfere della serie Lost, creando un mondo in cui le ossessioni, i personaggi folli e crudeli, vengono illuminati dalla profondità psicologia e letteraria di una maestra del racconto comteporaneo.

Recensioneùby Debora

Come è scritto anche nella trama, in questo romanzo troverete scene ed atmosfere della serie Lost. Non voglio però che si giunga a giudizi affrettati per via di questa affermazione che può trarre in inganno. Personalmente Lost mi è piaciuto ma solo per qualche puntata, in quanto era una novità, dopodichè la noia ha preso il sopravvento e mi sono stufata del solito minestrone. Un libro invece, a mio avviso, ha un altro sapore e comunque ammetto che la Kirino in questo libro mi ha un pò delusa. Nel romanzo troviamo un pizzico di mistero anche se un pò esagerato. Avremo di fronte, ad esempio, un protagonista giapponese, Watanabe, che, non si sa per quale motivo, comprende perfettamente la lingua cinese, ma non la parla. Oppure troveremo lo spirito di una donna, sorella morta di un isolano, che parla attraverso la voce del fratello, impartendo ad altri consigli su come vivere meglio sull’isola. Insomma, la Kirino trova degli stratagemmi un pò particolari, per rendere l’atmosfera misteriosa, che non mi hanno convinta.

Altro punto di cui vorrei discutere con voi, prima di svelarvi altre mie impressioni, è il fatto che nella biografia che ho qui sopra riportato, la Kirino venga paragonata a uno scrittore come Chiuk Palahniuck. Io di questo autore ho letto solo un libro, Soffocare, e quindi non posso dire di conoscerlo bene. In lui ho trovato però un linguaggio schietto e crudo e molto sesso. Perchè dunque la Kirino è stata paragonata a questo autore? Soltanto perchè racconta realtà o situazioni difficili e tematiche forti? Io credo che la Kirino sia molto più introspettiva e che scavi molto più profondamente nell’animo dei suoi personaggi. Quindi mi rivolgo a tutti voi perchè sarei felice di avere opinioni in merito!

Torniamo ora a L’isola dei naufraghi e più precisamente alle riflessioni dei personaggi sul cibo. Questo aspetto descritto nel romanzo mi ha molto affascinata perchè si sentiva, assieme ai protagonisti, la voglia di gustare i sapori dei cibi di cui non possono godere essendo lontani dalla civiltà. Le descrizioni sui desideri culinari degli isolani sono molto realistiche ed è da notare come quello che manca sono i prodotti più elaborati, i prodotti di massa, e non quelli che può offrire la terra, come la frutta o la verdura. E’ incredibile anche come i protagonisti si adattino ai sapori di cui ognuno di noi proverebbe ribrezzo.

Quando si parla di un serpente:

Dobbiamo mangiarlo per forza, con o senza pelle, crudo o cotto, altrimenti quando verranno a salvarci non troveranno altro che le nostre ossa. Se non riesci a capirlo, non hai il diritto di sopravvivere su quest’isola.

ed ancora

..aveva raccolto con la mano le mosche e le formiche che gli erano rimaste incollate sul petto e ne aveva fatto un solo boccone

Insomma, è evidente che solo i più resistenti (in questo caso di stomaco!) resisteranno!

Il ruolo della donna  in questo romanzo, rappresentata da Kiyoko, è fondamentale. Lei è l’unica donna sull’isola e in quanto tale deve farsi valere. Ho letto opinioni sulla Kirino che la descrivono come scrittrice di libri con visuali maschiliste ma personalmente credo che le donne di quest’autrice si salvano sempre in una maniera o nell’altra. Tirano fuori certamente il peggio di loro, ma nella lotta alla sopravvivenza tutto è lecito e anche tutti i mezzi usati per raggiungere il fine. Per sopravvivere, molto spesso, occorre essere egoisti e crudeli. Vedremo come la protagonista, Kiyoko, riesce a usare anche l’essere che porta in grembo (maschio o femmina non ve lo rivelo, chissà…) che diventa vittima delle sue macchinazioni: è pronta a sfruttare al meglio la sua gravidanza.

Troviamo poi atteggiamenti di discriminazione nei confronti dei cinesi, che approderanno sull’isola. Questo comportamente muterà nel corso della storia, infatti è più conveniente per i giapponesi tenersi come alleati i cinesi che sono più abili nella ricerca del cibo e in molte altre faccende necessarie alla sopravvivenza sull’isola.

Insomma in questo romanzo vedremo come l’uomo reagisce di fronte alle difficoltà e senza leggi che lo regolano. L’introspezione psicologica che ne fa la Kirino è minore, a mia opinione, rispetto ad altri suoi romanzi. E’ comunque un ottimo lavoro poichè l’autrice mostra l’uomo non più calato nella società ma in un luogo naturale, mostrando tutti i suoi atteggiamenti e istinti più primordiali.

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