Lovers Corner’s – L’angolo dell’approfondimento

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Lovers Corner’s

L’angolo dell’approfondimento

Il romanticismo a portata di borsetta

 

Carissime affezionate del Lovers Corner’s, dopo aver letto il suo ultimo romance, ho pensato di proseguire la conoscenza di questa notevole autrice; vi parlerò ancora di Anna Campbell e delle controverse riflessioni cui sono giunta in seguito alla lettura della sua opera d’esordio, un’esperienza che, per certi versi, mi ha sconcertato, non facile da digerire. Quello di oggi potremmo quindi facilmente considerarlo come un ottimo pretesto per un’analisi più approfondita, uno spazio aperto al dibattito e allo scambio di opinioni di tutte voi. Eccovi, dunque:

 

Il cuore di una cortigiana

di Anna Campbell

 

quello che sei per meTitolo: Il cuore di una cortigiana
Autore: Anna Campbell
Traduttore: Valentino Vezzoli
Edito da: Mondadori
Collana: I Romanzi 818, giugno 2008
Genere: Romance Storico
Pagine: 327 p.

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Trama: Justin, duca di Kylemore, bello, ricco e potente, è finalmente riuscito a conquistare le grazie della splendida cortigiana Verity. Ma solo per un anno e in cambio di una cospicua somma di denaro. Al termine di quel periodo, l’elusiva Verity, che fino a quel momento aveva incarnato ogni sua fantasia, lo abbandona. Ferito nell’orgoglio, Justin la segue fino in Scozia senza curarsi dell’ostilità che lo circonda.

 

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Recensioneùdi RoRò

Ho conosciuto Anna Campbell leggendo uno dei suoi romanzi recentemente pubblicati nella collana Passion della Mondadori (vedi Lovers Corner’s #32). Quando una penna come la sua capita sotto ai miei occhi mi è impossibile resistere alla tentazione di leggere tutto quanto sia stato tradotto per il pubblico italiano. Così mi sono imbattuta nel suo primo romanzo, la sua opera di esordio pubblicata per la prima volta in America nel 2007. Un’opera recente, dunque, che inaspettatamente mi ha lasciato con un latente senso di inquietudine, una sorta di malessere sotterraneo che attendeva di risalire in superficie per essere messo nero su bianco.

Non posso affermare che Anna Campbell non sappia fare il suo mestiere, né toglierle il merito di aver saputo gestire, seppure in maniera che non approvo, le scelte narrative compiute. La storia è quella di una cortigiana, una donna bellissima e intelligente tanto quanto irraggiungibile, soprattutto per il freddo e compassato duca di Kylemore, Justin Kinmurrie. Soraya è una donna dalle innumerevoli qualità, non ultima quella di essere una cortigiana dai modi raffinati e distaccati che le hanno permesso di diventare la maitresse più famosa e richiesta del regno.

La Campbell con la sua cortigiana ha compiuto un perfetto lavoro di introspezione rendendo Soraya una protagonista umana, fragile, vittima di circostanze avverse che però non hanno intaccato quella parte intima e segreta di sé. Soraya quindi diviene l’alter ego dietro cui Verity Ashton, la sua vera identità, nel tempo ha custodito la propria integrità. Non è mai propriamente privo di drammatiche conseguenze il disgiungere l’essenza di un essere umano: corpo e anima sono due facce della stessa medaglia, e ogni gesto, ogni scelta che compie l’uno ricade inevitabilmente sull’altra. Verity Ashton però, per sopravvivere alla scelta di trasformarsi in una cortigiana, è costretta a proteggere la propria innocenza creando la coriacea Soraya, la quale al contrario sembra vendere il proprio corpo apparentemente senza gravosi sacrifici.

Ammirare un personaggio così tenace e determinato come Verity/Soraya non è stato affatto difficile, specie dal momento che alla vigilia della scadenza del contratto annuale che la lega al Duca di Kylemore, decide di abbandonare Londra, il suo amante e la squallida vita cui è stata costretta fino a quel momento. Verity finalmente torna ad essere la persona che ha sempre desiderato, fuggendo in un luogo in cui niente e nessuno potrà impedirle di condurre un’esistenza virtuosa e onesta, ma sopra ogni cosa di essere una donna libera.

La scaltra Soraya però non ha fatto bene i conti, sottovalutando l’ira e la sete di vendetta da cui, da quel momento a venire, sarà animato il suo vecchio protettore. Kinmurrie scandaglierà l’intero regno per ritrovarla, attirando su se stesso un fardello di umiliazioni e pubblica derisione con cui mai un uomo del suo rango dovrebbe macchiare la propria aristocratica condizione. Da questo punto in poi, l’evoluzione della storia assumerà una piega che io, come donna in primis, e come essere umano secondariamente, non sono in grado di tollerare.

Una volta ritrovata la sua riottosa amante, il Duca la strapperà dalle braccia del fratello per condurla nelle sperdute lande scozzesi, allo scopo di consumare l’implacabile vendetta che ritiene essere un suo inderogabile diritto, un pegno per farsi ripagare dell’umiliazione di essere stato abbandonato. Ciò che la Campbell ha saputo compiere con la sua eroina non le riesce invece col personaggio del Duca. Un uomo che dall’inchiostro della sua penna viene tratteggiato come un presuntuoso arrogante, glaciale e iracondo.

La mia capacità di empatizzare con un soggetto simile è miseramente venuta meno, perché se già mi risulta difficoltoso apprezzare eroi anaffettivi e scostanti (stile Stuart per intenderci), mi è umanamente impossibile parteggiare per un lucido aguzzino. Kinmurrie si rivelerà essere un meschino carnefice, consapevole delle gravissime colpe di cui si sta macchiando. Tuttavia la Campbell, grazie alla sua acuta dialettica, saprà rendere convincente il percorso di riabilitazione del Duca, attraverso quello che apparirà, a tutti gli effetti, come un sincero pentimento, un percorso che invece, ahimè, sarà inversamente proporzionale per la sua eroina.

Difatti, con la stessa intensità con cui ho ammirato l’instancabile resistenza di Verity al suo oppressore, sono giunta a detestarla per il mero tradimento che perpetrerà, poco dopo, verso se stessa. Verity subirà l’abuso più terribile che una donna possa sopportare, e nonostante tutto, in un modo malato e morboso, trarne ugualmente appagamento dei sensi. Ora, il messaggio che questo tipo di dinamica lascia trapelare, quello secondo cui si fa intendere che la vittima possa godere nell’abuso, è semplicemente abominevole. E la Campbell commette, a tutti gli effetti, un’esecrabile frode con questa distorta rappresentazione dell’amore, in cui si rende possibile il fiorire del più nobile dei sentimenti dalla più aberrante delle violenze.

Verity però rimaneva immobile, il respiro rotto in brevi ansimi convulsi. cortigiana3Lui alzò la testa per cercare di distinguere il suo profilo al buio e vide che teneva gli occhi fissi al soffitto. Era impossibile non accorgersi della tensione che imprigionava quel corpo snello sotto di lui. Dopo un momento si rese conto che Verity faceva appello a tutta la propria forza di volontà per rimanere salda in mezzo alla tempesta che si stava abbattendo sui suoi sensi.

Io mi domando quale sia la donna, ma più in generale l’essere umano, capace non solo di riuscire a raggiungere un sensuale appagamento ma addirittura a superare l’umiliazione di essere violata, calpestata, usata come un oggetto fino, contro ogni logica, a innamorarsi del suo carnefice. Questa è una vile mistificazione della realtà, una morbosa manipolazione ad uso e consumo degli indegni fini dell’autrice. E molto spesso sento portare avanti, a difesa di queste scelte discutibili, l’argomentazione di una presunta attinenza ai tempi storici, che lascia il tempo che trova.

Perché, se proprio dobbiamo essere onesti, mai nella storia assisteremo a matrimoni contratti per amore, specie per la classe aristocratica, presso cui i matrimoni venivano stipulati piuttosto come accordi basati su motivazioni economiche o di convenienza. Figurarsi, poi, se fosse concepibile che un Duca, un pari d’Inghilterra, novello Innominato manzoniano, getti alle ortiche il suo status per sposare una prostituta! Una circostanza letteralmente impossibile, una vera e propria contraddizione in termini.

Ecco che, in quest’ottica, la pretesa fedeltà storica diviene un gramo pretesto per giustificare qualcosa di totalmente dissonante con gli intenti romantici di un romanzo come questo. Proprio non riesco a mandare giù questa forzata conciliazione tra tematiche così drammatiche e happy ending che stonano oscenamente accostati alla parole “Vissero felici e contenti”. Ricordiamoci che non stiamo leggendo Cronaca Storica, in cui quanto meno una vittima di stupro ha il rispetto che si merita, stiamo leggendo un Romance, qualcosa che dovrebbe farci sognare ad occhi aperti. Verity perderà la sua dignità e la mia stima, sarà la delusione più cocente di tutta la vicenda e, in un assurdo scambio di posti, subirà un’evoluzione opposta e contraria a quella del Duca nell’indice del mio apprezzamento.

Mi trovo in difficoltà, per le motivazioni pocanzi illustrate, nello stabilire le stelle di gradimento per questo romanzo, perché, come ho sostenuto in un altro contesto, questa autrice possiede una meravigliosa prosa, dalla personalità intensa e vibrante, e con una spiccata attitudine al pathos, che se messa a servizio della trama giusta, lascia il lettore appagato e sognante… desideroso di averne ancora. Dovendo però cedere all’obbligatoria classificazione, darei il massimo per lo stile e il minimo per il contenuto; facendo una media e approssimando per difetto, giusto per non tradire il mio acclarato turbamento, quindi 2 stelline e mezzo. Nonostante ciò non credo che, in futuro, tralascerò di approfondire la mia conoscenza con Anna Campbell.

 

Voto

 

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Rachel Van Dyken

Anna Campbell ha deciso di diventare scrittrice fin da quando ha cominciato a camminare. Più tardi ha scoperto i romanzi rosa e ha capito quale sarebbe stata la sua strada: raccontare storie dove l’amore e la speranza superano qualsiasi avversità e gli uomini sono bellissimi e appassionati. Dopo diverse esperienze lavorative, e aver viaggiato il più possibile ed essersi fermata per qualche anno in Gran Bretagna, Anna si è stabilita sulla costa orientale dell’Australia. Potete contattarla su:

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