Mamo. Un lavapiatti, un poliziotto, un mal di testa di Saverio Conigliaro

Saverio Conigliaro

Saverio Conigliaro è nato a Palermo nel 1977, si è laureato in Scienze della Comunicazione per poi iniziare una lunga carriera di copywriter presso numerose agenzie pubblicitarie siciliane. Ritiratosi dopo sette anni dal mondo dell’advertise, ha iniziato a scivere poesie e racconti brevi.
Mamo” è il suo primo romanzo che ha destinato alla pubblicazione. Adesso risiede a Palermo, si occupa di tecnologie informatiche e continua a coltivare la passione per la scrittura, spronato dalla moglie Silvia.

Homepage: Saverio Conigliaro

 

TitoloMamo. Un lavapiatti, un poliziotto, un mal di testa.
Autore: Saverio Conigliaro
Traduttore: //
Serie: //
Edito da:  0111 edizioni
Collana: Superbur classici
Prezzo: 11.50 € 
Genere:  Giallo
Pagine: 84 p.
Votohttp://i249.photobucket.com/albums/gg203/nasreen4444/SognandoLeggendo/5Astelle.png

Trama: Mamo, psicologo senegalese fuggito in Italia a causa della guerra civile, s’improvvisa, suo malgrado, lavapiatti presso un ristorante italiano. Le vive parole del professionista della stoviglia, come ama definirsi, descrivono con sferzante ironia la propria condizione lavorativa, i sogni di una carriera professionale infranta, i bei ricordi di una gioventù trascorsa in terra d’Africa, la sua Africa. In ultimo il riferimento alla condanna che lo porterà a vivere un’avventura fuori dal comune: i suoi mal di testa.
Afflitto fin dall’adolescenza da terribili emicranie, Mamo ha l’incredibile dono, durante quei dolorosi ed odiati attacchi, di percepire “brandelli di vissuto, scampoli di vita” che non gli appartengono. Il futuro sembra dipanarsi sotto gli occhi increduli del protagonista, che impara ben presto a ignorarlo nella speranza che una cura, un giorno, possa porre rimedio a quella scomoda sofferenza. Purtroppo un killer getta la propria ombra sinistra sulla città di Milano, dove è ambientata la vicenda, mettendo a dura prova l’acume di un ispettore di polizia, Arturo Montanari, che all’inizio della nostra avventura, a causa delle vicissitudini legate al divorzio dalla moglie, perde la propria preziosa arte oratoria divenendo balbuziente, il braccio balbuziente della legge. Le strade di Arturo e Mamo si incroceranno imprevedibilmente nella lotta contro “il killer delle margherite”.
Colpi di scena, ironia, humor e un amore sul nascere condiranno il romanzo fino all’epilogo, che lascerà tutti con il fiato sospeso.

Recensione
di CriCra

Dopo essersi proposti per la recensione sul testo di un autore esordiente, si ha sempre un po’ di timore su ciò che si scrivMAMOerà come proprie opinioni. Almeno questo è ciò che capita a me personalmente. Questo succede perché raccomando sempre a me stessa di essere quanto più obiettiva e sincera nell’esprimere le mie opinioni su quanto ho letto, cercando al tempo stesso di non apparire superficiale o di calcare troppo la mano.

Questo breve racconto, come anticipato largamente dalla trama, ci parla di Mamo, un uomo trentenne di origine senegalese laureato in psicologia, venuto in Italia con un carico di buone speranze per la sua realizzazione umana e lavorativa. Nei limiti delle sue possibilità, Mamo si ritrova suo malgrado a svolgere un lavoro che, seppur umile, è onesto e capace di farlo sopravvivere in una Italia in cui è diventato davvero difficile riuscire a farlo anche per la gente del paese stesso.

“Forse vi starete domandando cosa ci faccio qui a Milano…
sapete, molte volete me lo domando anche io e la risposta
non può essere qualche riflessione pseudo-filosofica sul significato della vita,
dell’esistenza e sul presunto disegno di un destino che
pare non volerci mai al posto dove ci immaginiamo di voler essere.”

Mamo inconsapevolmente si incontrerà e si troverà a collaborare con il “lungo braccio della legge” rappresentato dalla figura del ispettore Arturo Montanari, un uomo ligio al dovere, frustrato dal suo recente divorzio e da una persistente balbfioriuzie. Unica valvola di sfogo per lui: le immancabili sigarette. Il Poliziotto e il lavapiatti psicanalista “veggente”, si ritroveranno a dar la caccia ad uno spietato assassino ossessionato dalle belle donne e dalle margherite.

Nella storia si ha quindi uno scontro di più generi. Ci ritroviamo a leggere un romanzo giallo con un tocco di paranormale che lo rende ancora più interessante. Il tutto interagisce poi con le vicende umane dei due protagonisti, dei loro problemi, dei loro sogni infranti e delle loro speranze future. Una descrizione logistica spicciola ma posta in maniera essenziale al momento giusto, con un uso linguistico semplice e sciolto niente affatto impegnativo, divertente e ironico tanto da riuscire a strapparti un sorriso.

“Pulire un piatto, renderlo lucido, profumato, senza alcun alone
è un’arte che si impara con dedizione, disciplina e applicazione
e io ero diventato un mago della pulizia della stoviglia,
un cultore della spugna”.

L’impatto con entrambi i protagonisti, Mamo e Arturo, mi è piaciuto fin da subito.  I loro caratteri appaiono diversi ma se si guarda bene sotto le apparenze, sono molto simili sotto vari aspetti, sopratutto se parliamo di umiltà, coraggio e rispetto verso se stessi e gli altri. Una storia semplicemente accattivante.legalità

Gravi problemi come l’integrazione razziale, la legalità e le sue difficoltà nell’ottenerla, la disoccupazione odierna, sono argomenti molto in risalto nella trama. Sappiamo tutti che al giorno d’oggi anche chi ha sacrificato molti anni a studiare sui libri, molto e troppo spesso, vede infrangere tutto ciò che ha sempre sperato di ottenere: un lavoro gratificante e dignitoso, una carriera, la possibilità di formare una famiglia e di riuscire a mantenerla.

Voglio sinceramente fare i miei complimenti a Saverio Conigliaro perché questa sua “opera prima” è davvero bella, divertente e anche istruttiva. Per quanto riguarda l’epilogo, è stato sorprendente e capace di lasciare aperta la porta della curiosità sugli eventi futuri e spero vivamente che sia un finale ancora tutto da scrivere.

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