Natòmi di Damasco Manfredi

Damasco Manfredi

Manfredi Damasco nasce trent’anni fa a Palermo, dove vive tuttora nonostante innumerevoli tentativi di espatrio in mete differenti. Al momento ci sta riprovando con Londra o Torino, ma non ci riuscirà.
Avvalendosi di una doppia formazione, giornalistica e pubblicitaria, si occupa di attività disparate, come recensioni letterarie, illustrazioni e tassidermia. Natòmi è il suo primo racconto.

Titolo: Natòmi 
Autore: Damasco Manfredi 
Editore:
Casini
ISBN:
9788879051705
Numero pagine: boh, Casini non ama la numerazione delle pagine. A occhio 120.
Prezzo: 12,90 euro
Voto: 3Astelle.png

Trama: Natòmi ha sette anni, veste sempre di nero e ha qualche difficoltà a fare amicizia. La sua anima gemella è un cane parlante: pestarne la cacca, la condurrà alla tragica scoperta di non avere il naso. Nel tentativo di accettarsi e di farsi accettare nonostante il suo difetto, il suo “tratto originale”, Natòmi si scontrerà con situazioni e problemi più grandi di lei che riveleranno la sua strana natura.

 

Recensione:

Partiamo subito da un presupposto banale: io questo libro l’ho comprato perché al Lucca Comics, allo stand della Casini, me lo hanno dato a 5 euro. Perché? Oltre al fatto che sono una figa pazzesca *suono di fischi e verdure tirate* ho avuto lo sconto perché ho comprato il libro di Breathers e non la saga di Amon.

E qui io mi farei delle domande.

Ma siccome mi hanno spacciato il Manfredi come il Neil Gaiman italiano passo oltre, a recensire questo libretto. A occhio e croce saranno meno di 120 pagine in tutto (un racconto lungo insomma), ma non ne sono sicura perché a quanto pare numerare le pagine è cosa brutta e malvagia sotto il Colosseo.

La trama, di per sé, turba un pochino: la storia di una bambina che scopre di non avere il naso perché pesta la cacca del suo cane. Neil Gaiman chi?

Leggendo però si capisce che si tratta di una fiaba parecchio weird (ci sono tutti gli elementi del fantastico come gli animali parlanti, ma anche il pregiudizio nei confronti della protagonista). Sta di fatto che però Natòmi non è altro che “un fumetto raccontato”.

La piccola protagonista, si è ben capito, non possiede il naso e nessuno ci fa davvero caso finché non pesta una cacca. Chiunque se ne accorge tranne che lei.

Che sfiga.

I suoi compagnetti la emarginano per la puzza, cosa di cui lei non si accorge minimamente fino a che non realizza di guardarsi la suola delle scarpe. E qui iniziano le fasi di Natòmi, che sono quelle della sua crescita e del disegno (il quadrato semiotico del fumetto), grazie ad alcuni simpatici personaggi che incontra.

Si parte con lo “scarabocchio” (brutto disegno fatto male), al “bozzetto” (bel disegno fatto male), allo “stilizzato” (disegno brutto/minimale ma fatto bene) fino al “professionale” (bel disegno fatto bene). Quest’ultima fase è rappresentata dal padre di Natòmi, un vignettista e autore della mancanza del naso della figlia.

Nel complesso è un libretto carino che si finisce in mezz’ora con un po’ di impegno. Vale i cinque euro che ho pagato, ma non di sicuro i 12,90 del prezzo intero e Neil Gaiman non lo vede nemmeno da lontano. Tenendo conto che questa è anche l’opera prima di Manfredi, non sono sicura di voler dare più di tre stelle.

Se invece consideriamo l’opera come una favola vera e propria… beh, direi che se avete figli sarebbe un bel regalo o una storia da raccontare alla sera.

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