Nimrod di Eleonora Piazzi

Eleonora Piazzi:

Eleonora Piazzi nasce a Ferrara nel 1983.

Figlia unica di una famiglia operaia, padre magazziniere e madre impiegata, cresce negli insegnamenti contadini di chi è sempre stato abituato a lavorare tanto e lavorare sodo per ottenere qualcosa. Il grande affetto per il nonno, partigiano di guerra, e deportato nei campi di concentramento, ma scappato prima di riuscire ad arrivare a destinazione, la porta a trascorrere molto tempo insieme a lui, e così ne assorbe tutta la grinta e l’energia che lo hanno sempre caratterizzato.

Il suo percorso è piuttosto contorto, visto che prima di approdare definitivamente alla scrittura, passa attraverso cinque anni di liceo scientifico e sei di scienze politiche, anche se scrivere, assieme alla musica dei Green Day e dei Blink 182, che l’hanno accompagnata dall’adolescenza fino ad oggi, è sempre stato un bisogno imprescindibile.

Ama i braccialetti, di cui al momento ne vanta 36 attorno ai polsi, adora i suoi Moleskine, senza i quali non è in grado di vivere, perché, come lei stessa ha affermato più di una volta “se non li avessi mi potrei mettere a scrivere anche sui muri, ma non sarebbe carino portare a casa un pezzo di cemento con gli appunti”, e il suo Blackberry, a cui ha dato il nome di Tyler Durden, in onore al personaggio di “Fight Club”, scritto da quello che lei considera uno dei suoi più grandi maestri, Chuck Palahniuk. Il suo sogno è di diventare proprio come lui, solo un po’ più brava. Attualmente sta lavorando al suo secondo libro “And the winner is…”.

Nimrod è unvolume di racconti pubblicato dalla casa editrice Il pavone.

Sito: http://eleonorapiazzi.tumblr.com/


TitoloNimrod (isbn: 9788896425152)
Autore: Eleonora Piazzi
Serie: #
Edito da: Edizioni Il Pavone
Prezzo: 7,00€
Genere: Fantasy, Sci-fi
Pagine: 224 pg.
Voto:


Trama: Cosa accadrebbe se il tempo si rompesse? Letteralmente. Provate a immaginare cosa potrebbe accadere se a un certo punto, per un motivo non ben precisato, il tempo dovesse sospendere il proprio corso. Quali sarebbero le implicazioni di ciò? Saremmo tutti pietrificati nella posizione esatta in cui la cosa accade o il mondo cesserebbe di esistere? Quali e quanti sforzi dovrebbero essere fatti per riportare le cose nel giusto ordine?
Inoltre, cosa ci dà la certezza che il tempo sia qualcosa di immateriale e intangibile? Non è detto che una cosa, solo perché non può essere percepita dai cinque sensi, non esista. Così come non è vero che il passato non esiste più. Resta sempre, intrappolato da qualche parte, con le sue implicazioni e il suo bagaglio, come dovrà prendere atto Dale, in un viaggio dentro e fuori se stesso, che lo porterà a vedere le cose da una diversa prospettiva. Chi è Es? Perché ha bisogno di Dale per ritornare nel suo mondo? Perché tra tanti è stato scelto proprio lui? cosa lo differenzia dal resto del mondo? Perché Es è alla ricerca disperata di un quadro piuttosto bizzarro intitolato “La 25esima ora”? E in che modo questo quadro ha a che fare con la sospensione temporale?
Nimrod è tutto questo e anche di più. È un viaggio, nel tempo, nello spazio, e attraverso le persone, attraverso i loro sogni, le loro delusioni, le loro speranze e i loro desideri, nelle loro vite, alla ricerca della porta che conduce verso casa, l’unico posto dove alla fine tutti vogliamo tornare.

Citazione: Tutti loro avevano una situazione di dolore o disagio alle spalle. Ciascuno di loro si trova con le spalle al muro per un motivo o per l’altro. E ciascuno di loro aveva deciso di dare comunque la propria impronta al passare del tempo. Non si erano limitati ad aspettare. Non si erano limitati a subire in silenzio, passivamente. Non si erano accontentati di quello che gli veniva offerto. Se lo erano preso. Avevano avuto il coraggio di andare oltre. Di guardare oltre. E cambiare la direzione che era stata già tracciata per loro. Mentre lui si era limitato a sospendere il suo tempo.


Recensione:

Apri questo libro, e sapendo che si tratta di un volume di racconti, speri che non siano troppo inconcludenti e spiazzanti… che insomma non ti lascino insoddisfatta, come spesso solo i racconti sanno fare. Il primo racconto cela già la prima sorpresa: tu sei lì che ti aspetti di voltare una pagina o due e di trovare già la fine e invece quel racconto prosegue e continua e inizi a pensare che un motivo ci debba essere per la sua non brevità.

Ed è così che entri nella storia e realizzi che quello è il contenitore e che i due unici protagonisti stanno lì per dare un senso a tutto ciò che seguirà, per farti vedere le storie successive alla luce del loro viaggio, della loro ricerca, per farti tornare da loro come se aveste viaggiato insieme. E fin qui, quindi, ci sono.  Ho capito (o quasi) il senso di questo volume e sono pronta a tuffarmici dentro.

Ma, una volta tuffata, non riesco più a emergere. Le acque delle storie successive sono troppo profonde, e invece di nuotarci dentro inizio a sprofondare, annegare…

Storie tristi, storie deprimenti, storie difficili, alcune senza senso, alcune rivoltanti… Si susseguono una serie di personaggi che ci raccontano la loro vita in un preciso momento, parlando in prima persona, come se stessero lì davanti a un pubblico, e il lettore è lì per essere il loro pubblico.

Mi sono ritrovata ad essere un pubblico a tratti annoiato, a tratti appesantito da storie cui non ho trovato un senso, mi sono ritrovata a guardare l’orologio sperando che quello spettacolo finisse il prima possibile. E la mia speranza è stata vana, perchè i racconti sono tanti e mi hanno fatta arrivare alla fine stanca per la lettura affrontata.

E, soprattutto, senza aver intravisto, compreso, vissuto ciò che viene svelato nell’ultimo racconto, quando alla fine il cerchio si chiude e ti spiega anche come.

E io resto lì, a cercar di collegare ciò che mi era stato detto all’inizio, a cercare di tirare le somme grazie a ciò che mi vien detto alla fine, a provare a guardare l’insieme grazie a ciò che ho letto nella trama ma non funziona. Mi sembra di avere in mano un problema matematico e mi si vuol convincere di una data soluzione.

Ma il collegamento tra problema e soluzione non è immediato nè naturale. E tutto ciò che resta è un senso di distacco e confusione.

 

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5 risposte a “Nimrod di Eleonora Piazzi”

  1. h ha detto:

    rileggilo. mettendo i tuoi occhi nella posizione di quelli che le storie le vivono. ti sei mai sentita sola? sei mai stata abbandonata? hai mai avuto paura? ti è mai venuto un attacco di panico? non hai mai urlato "fermate il mondo che voglio scendere"? se non l'hai mai fatto allora ha ragione. il libro non fa per te. ma se almeno una volta hai fatto una di queste cose, rileggilo, con altri occhi. scendi nel profondo. non limitarti a un cuore in un barattolo o a un bambino in coma. è aberrante.

    • Nasreen ha detto:

      Non sono la diretta interessata dato che la recensione non l'ho fatta io ma, fino a prova contraria, recensire un libro coinvolge una sfera prettamente oggettiva ed una soggettiva. E' inevitabile. Un po' come quando si critica un film, un quadro o una canzone. Non esiste un parere "giusto" nel complesso, ci sono opinioni con sfaccettature innegabili (ergo, ad esempio lo stile è corretto/pieno di refusi) ma altre opinioni con sfaccettature soggettive. Nel complesso la tua opinione non è migliore di quella della ragazza che ha recensito il romanzo.

      Oltretutto è bene firmarsi quando si attacca e/o critica il lavoro altrui. Come facciamo noi quando recensiamo un romanzo.

      Tanto per la cronaca, non perché ci sentiamo in dovere di fornire spiegazioni, ma la raccolta di racconti, visto il parere negativo della ragazza, è stato fatto leggere anche all'altra collaboratrice per valutare quando, nel complesso, l'aspetto "soggettivo" finisse per influire sul giudizio. I giudizi sono stati equiparati e più o meno simili. Questo non rende inattaccabile la recensione ma certamente più accreditata.

      Grazie per aver commentato

      Nasreen

    • Nasreen ha detto:

      Ah, tanto per la cronaca. Io ho provato il 90% di ciò che hai detto sulla mia pelle. Sul mio cuore, nella mia anima. Ho trovato lo stesso lo stile poco coinvolgente. Non è colpa mia, neanche tua. Semplicemente è un dato di fatto, noi non amiamo stroncare nuovi autori. Ci battiamo per il contrario, però abbiamo il dovere della sincerità. Nel bene nel male. E non possediamo verità assolute, assolutamente no. E' una recensione, va presa com'è.

  2. Debora ha detto:

    appoggio cio che ha detto Nasreen anche perchè forse si riferiva a me quando dice che un altra collaboratrice ha letto i racconti…e ho avuto la stessa impressione..A mio parere poi i racconti sono proprio i più difficili da far aprezzare ai lettori..e già quello è un ostacolo da abbattere..

  3. Giusy ha detto:

    Non conosco questo libro e nemmeno l'autrice.

    Sono capitata nel tuo sito passando da aNobii.

    Non sempre è facile dare il proprio pensiero su di un'opera. Io ho eprso un'amica per averle detto che trovavo le sue poesie poco coinvolgenti.

    Ma era vero, non mi decevano nulla. Anzi mi annoiavano…ma lei non mi parla più.

  4. […] Recensione: http://sognandoleggendo.net/blog/?p=3158#more-3158 Share this:TwitterFacebookLike this:Mi piaceBe the first to like this. […]

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