Noi siamo grandi come la vita di Ava Dellaira

Noi siamo grandi come la vita

di Ava Dellaira

 

TitoloNoi siamo grandi come la vita
Autore: Ava Dellaira
Edito da: Sperling & Kupfer
Prezzo: 16,90 €
Genere: Romanzo epistolare
Pagine: 320 pag.

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Trama: Tutto inizia con un compito assegnato nei primi giorni di scuola: “Scrivi una lettera a una persona che non c’è più”. E così Laurel scrive a Kurt Cobain, che May, la sua sorella maggiore, amava tantissimo. E che se n’è andato troppo presto, proprio come May. Per Laurel, la sorella era un mito: bella, perfetta, inarrivabile. Era il sole intorno a cui ruotava tutto, specie da quando i genitori si erano separati. Perderla è stato indescrivibile, qualcosa di cui Laurel non vuole parlare. Sulla carta, invece, Laurel si lascia finalmente andare. E dopo quella prima lettera, che non consegnerà all’insegnante, continua a scriverne altre, indirizzandole a Amy Winehouse, Heath Ledger, Janis Joplin e altri idoli della sorella scomparsa. Soltanto a loro riesce a confidare cosa vuol dire avere quindici anni e sentire di avere perso una parte di sé, senza nemmeno potersi aggrappare alla famiglia perché è andata in mille pezzi. Soltanto a loro può confessare la paura e la voglia di avventurarsi in quel mondo nuovo che è la scuola, la magia di incontrare amiche che ti fanno sentire normale e speciale al tempo stesso. Finché, come un viaggio dentro di sé, quelle lettere porteranno Laurel al cuore di una verità che non ha mai avuto il coraggio di affrontare. Qualcosa che riguarda lei e May. Qualcosa che va detto a voce alta: solo così Laurel potrà superare quello che è stato, imparare ad amarsi e trovare il coraggio di andare avanti.

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Recensioneùdi AuriCrem

Questa recensione sarà complicata: io ho un rapporto molto conflittuale con Noi siamo infinito di Stephen Chbosky. Ho amato il film, lo riguardo ogni San Valentino con la mia migliore amica, è un po’ l’emblema della mia vita; mi appartiene nel profondo ma non ho amato molto il libro, anche perché non amo i libri epistolari. Il romanzo di Ava Dellaira è stato fortemente consigliato sia da Emma Watson (Sam nella trasposizione del libro di Chbosky), sia da Chbosky stesso e perciò seppur con non troppe aspettative speravo nel mio profondo di amare questo libro. Errore.

Il libro ha uno stile molto basico, intriso paradossalmente qua e là di sciocche citazioni da 4 soldi a metà fra i baci perugina e Moccia. Ma andiamo con ordine.

La trama. Laurel è una ragazzina che deve iniziare il liceo (e da qua partono le innumerevoli somiglianze con Noi siamo infinito), è una ragazzina timida e introversa (come Charlie), la sorella maggiore si è suicidata pochi mesi prima e lei è ancora in lutto ma in realtà ciò che la blocca è anche un altro trauma infantile (per chi ha letto entrambi i libri di cui sto parlando vede chiaramente il quasi plagio del libro di Chobsky!). Arriverà però alle superiori e fra dolci frasi d’amore, una storiella basata sul nullo, delle amicizie superficiali con una coppia di lesbiche messe a caso giusto per rendere la storia interessante e non perché realmente l’autrice voglia affrontare questo tema, in tutto questo tran tran insomma lei scriverà delle lettere alle superstar morte, una volta insultandole, una volta compiangendole, parlando un po’ delle loro vite e un po’ della sua adolescenza piena di brutte esperienze e depressione e bla bla bla…una noia mortale! Se avessi letto questo libro a 14 anni al massimo lo avrei adorato ma alla veneranda età di quasi 18 anni, quando vedi un po’ sfumare la fantomatica adolescenza e ti affacci al mondo degli adulti (malinconiche e melense considerazioni sulla vita a parte), bè ormai con alle spalle centinaia di libri letti si crea una sinergia di condizioni per cui non puoi più apprezzare simile letteratura infantile.

Avete presente quei libretti che leggi alle medie che narrano le mille avventure travagliate degli adolescenti, il sesso, la droga, gli amici, le feste e la musica da uomo/donna vissuta con il cuore infranto e tu leggevi e ti immaginavi nei panni di quei protagonisti che valevano più di pirati e principesse. Ecco per quella fascia d’età questo libro è perfetto. No in realtà non è vero, perché Laurel dà un pessimo esempio di come si affrontano i problemi, come romanzo formativo è una ciofeca, questa sedicenne beve come una spugna, fuma perché fa figo e fa sesso perché il suo ragazzo è gnocco… MA WTF?! Mi dispiace Ava ma hai proprio toppato su ogni fronte.

I personaggi sono bidimensionali, privi di spessore, non ci insegnano nulla, non crescono, se mai peggiorano, fanno cose scontate, il più delle volte egoisticamente senza fregarsene niente di amici e parenti. Direi che un esempio peggiore per i nostri giovani preadolescenti non potrebbe davvero esistere.
So che ora chi ha letto Noi siamo infinito mi dirà “ehi ma anche Charlie si droga, si fa di LSD, fuma sigarette, marijuana e si ubriaca, quel ragazzo vede i draghi santo cielo!” è vero, lo so, ma il modo malato in cui spiega le cose la Dellaira rende tutto così opprimente e negativo che davvero è insostenibile. Chbosky mostrava come un adolescente DECIDE SPONTANEAMENTE di fare le proprie esperienze e, tramite una MATURAZIONE DOVUTA AD ALCUNE ESPERIENZE POSITIVE E NEGATIVE, arriva a capire cosa è giusto e cosa no. Quello è un romanzo formativo, questo è spazzatura.
Laurel si vede quasi costretta a fare ogni cosa, ogni sua azione è pilotata dalla fantomatica meccanica di gruppo ed è terribile come in questo romanzo essa diventi così normale e positiva, queste meccaniche di gruppo che ingabbiano i ragazzi in una serie di azioni considerate d’obbligo per un adolescente fano male ai giovani, li uccidono! Perciò no, sconsigliato, sotto tutti i fronti.

Vorrei in ogni caso spezzare una lancia a favore di questo libro: la copertina è stupenda e il titolo in qualunque lingua è stupendo (in inglese: Love letters to the dead).

Voto

 

 

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Ava Dellaira: è nata a Los Angeles ma è cresciuta ad Albuquerque, in New Mexico. Dopo una laurea alla University of Chicago e un Master in scrittura creativa all’Iowa Writers’ Worshop, è tornata a Los Angeles con il sogno di diventare una sceneggiatrice. Vive a Santa Monica, in un appartamento minuscolo ma in riva all’oceano. Noi siamo grandi come la vita è il suo primo romanzo, ispirato in parte alla madre e alla sua vita troppo breve. A lei è legato anche il primo ricordo che Ava ha della scrittura, quando alle elementari doveva completare la frase «Voglio bene alla mamma perché…» e si è accorta della distanza che divide i nostri sentimenti dalle parole che abbiamo a disposizione, troppo spesso inadeguate per descrivere ciò che proviamo

∼by AuriCrem ∴
Recensione betata da Nasreen

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