FILMvsBOOK: Noi siamo infinito di Stephen Chobsky

FILMvsBOOK:
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Noi siamo infinito
di Stephen Chobsky

LIBRO
Titolo
: Noi siamo infinito
Autore: Stephen Chbosky
Edito da: Sperling & Kupfer
Prezzo: 14 €
Genere: Romanzo epistolare
Pagine: 271 pag.

FILM
Regia:
 Douglas Mackinnon
Durata: 101 minuti
Cast:
Charlie: Logan Lerman
Sam: Emma Watson
Patrick: Ezra Miller

anobii-icon Good-Reads-icon amazon-iconTrama: Fra un tema su Kerouac e uno sul Giovane Holden, tra una citazione da L’attimo fuggente e una canzone degli Smiths, scorrono i giorni di un adolescente per niente ordinario. L’ingresso nelle scuole superiori lo lancia in un vortice di prime volte: la prima festa, la prima rissa, il primo amore – per la bellissima ragazza con gli occhi verdi che quando lo guarda fa tremare il mondo. Il primo bacio, e lei gli dice: per te sono troppo grande, però possiamo essere amici.
Per compensare, Charlie trova una che non gli piace e parla troppo: a sedici anni fa il primo sesso, e non sa neanche perché. Allora lui, più portato alla riflessione che all’azione, affida emozioni, trasgressioni e turbamenti a una lunga serie di lettere indirizzate a un amico, al quale racconta ciò che vive, che sente, che ha intorno.
Dotato di un’innata gentilezza d’animo e di un dono speciale per la poesia, il ragazzo è il confidente perfetto di tutti, quello che non dimentica mai un compleanno, quello che non tradisce mai e poi mai un segreto. Peccato che quello più grande, fosco e lontano, sia nascosto proprio dentro di lui.

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Recensioneùdi AuriCrem

Questa recensione metterà a confronto film e libro di Chbosky. Io personalmente ho visto il film appena uscito e per la verità non mi ricordavo nemmeno il titolo prima di entrare in sala, sono andata molto alla cieca insieme alla mia migliore amica e ho pianto, più che esteriormente mi si è lacerato il petto vedendolo e so che, anche se non piangeva (ma lei non piange mai), anche la mia migliore amica è stata segnata da questo film e infatti adesso è il NOSTRO film, lo rivediamo ogni san Valentino (anniversario della nostra prima visione) e io ogni san Valentino rileggo il libro. Tutto ciò per dire che amo questa storia, io non ho grazie a Dio subito violenze fisiche di nessun tipo ma sono stata un’emarginata per tutta la mia infanzia, so cosa vuol dire parlare da soli per tenersi compagnia, essere sempre la sfigata, quella non integrata, la secchiona che pur di piacere agli altri si metteva in ridicolo col risultato di sembrare solo più insulsa.

Ho subito sentito un legame profondo con Charlie, ho provato empatia fin dai primi minuti del film quando lui decide di scrivere una lettera ad un amico (immaginario forse). Charlie sta per iniziare il liceo e il comportamento dei familiari e i suoi stessi pensieri sempre esplicitati ci fanno capire che il ragazzo ha dei problemi psicologici che gli provocano delle crisi di natura a noi ignota. Ma Charlie non sa che il liceo può essere l’inferno per gli emarginati come lui, un inferno un po’ meno caldo se trovi degli amici e Charlie ne trova davvero tanti ma soprattutto due fratellastri Patrick e Sam, il primo un eccentrico omosessuale e la sorellastra una giovane ribelle. Questa è fondamentalmente la trama, il ragazzo ci racconta tramite queste sue lettere ad un ignoto ricevente la sua vita al primo anno di liceo, fra libri, amici, amore, amicizia, droghe e tutte le più belle e brutte esperienze adolescenziali.

Come ho detto ho preferito il film ma forse solamente perché l’ho visto prima di aver letto il libro e mi era rimasto davvero radicato dentro, il personaggio di Charlie nel film ha un livello di ingenuità e bonarietà tipico di un emarginato che mai si è relazionato con gli altri e con le normali malefatte giovanili, nel libro questa sua ingenuità e bonarietà sono portate ai parossismi, un livello eccessivo che fa apparire Charlie incapace in ogni modo di relazionarsi con il mondo senza sembrare un povero scemo, spesso fuori luogo.

Mi risulta un po’ poco credibile che un ragazzino emarginato e taciturno trovi il coraggio di dare inizio ad una conversazione con un ragazzo estraneo molto più grande (i fratelli infatti sono all’ultimo anno), certo Patrick ispira subito fiducia e simpatia con le sue comiche ma non per questo un sociopatico rinsavisce!

Credo che questo rientri nella categoria dei romanzi di formazione, aiuta i giovanissimi ad approcciarsi all’adolescenza, alle superiori e a tutte le esperienze anche pericolose (come le droghe, il fumo e l’alcool), dando uno spaccato obbiettivo: nessuno pretende che non si fumi, che non si beva o che un’adolescenze debba essere uno stinco di santo tutto casa e chiesa, ma ogni cosa ha il suo tempo, le sue conseguenze, i suoi rischi e il suo peso.

Ci siamo baciati, non abbiamo fatto nient’altro. E la cosa non è andata avanti a lungo. Dopo un po’, i suoi occhi hanno perso o sguardo inespressivo e intontito provocato dal vino, o dal caffè, o dal fatto che avesse passato la notte in piedi. E ha cominciato a piangere. E a parlare di Brad. E io l’ho lasciato fare. Perché è a questo che servono gli amici.

La scrittura basica e quasi infantile del libro (dettata dal fatto che a narrare è proprio Charlie) mi ha reso un po’ piatta la lettura, i colpi di scena nel film sono molto più evidenziati e perciò apprezzabili. Tenendo conto poi del fatto che io amo Emma Watson ed Ezra Miller capirete bene che questo film per me è davvero una figata, le colonne sonore super azzeccate si mescolano bene con la musica tipica degli anni ’90 (anni in cui ambientato il romanzo), l’abbigliamento di Sam (adorabile!) è a mio parere sintomatico di un bisogno di sentirsi al centro dell’attenzione (bella, seducente, mai volgare ma sempre fuori dal comune), dovuto agli scheletri che anche Sam ha nell’armadio. Tutto ciò non trapela nel libro purtroppo e per questo il romanzo mi sembra un po’ piatto rispetto al film.

In sintesi consiglio la visione di questo film a tutti ma soprattutto a chi è particolarmente empatico e capace di comprendere queste problematiche adolescenziali che non si traducono in bullismo o atti estremi ma in emarginazione, violenze psicologiche, depressione, a chi magari sente anche di aver vissuto esperienze simili. Consiglio invece la lettura del romanzo a chi è particolarmente appassionato di romanzi epistolari (che io personalmente non sopporto), a chi adoro i romanzi molto lineari e biografici e a chi ha decisamente meno di 16 anni perché oltre diventa (a mio parere) una lettura noiosa. Io continuerò sicuramente a vedere il film ogni anno, e anche a leggere il libro (che tanto si divora in 3 giorni date le sue piccole dimensioni).  Personalmente attribuirei 3 stelline al libro e 5 al film perciò facendo una media direi che 4 stelline sono più che meritate!

Voto

 

1Astelle

 

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Stephen Chbosky: Pittsburgh, 25 gennaio 1970, è uno scrittore, regista, sceneggiatore e produttore statunitense.

È noto per aver scritto il romanzo epistolare Ragazzo da parete (The Perks of Being a Wallflower), divenuto un cult negli Stati Uniti, tanto da essere considerato un best seller. Il suo romanzo è alla sua ventesima edizione, ha venduto oltre un milione di copie, è stato tradotto in sette lingue e pubblicato in Europa, Sud America e Asia e da questo è stato tratto anche un film, il cui regista è lo scrittore stesso.

All’età di 23 anni, Chobosky ha scritto e diretto il suo primo lungometraggio The Four Corners Nowhere, che è stato presentato in concorso al Sundance. Dal 2006 al 2008 è co-ideatore della serie televisiva Jericho.

∼ by AuriCrem

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