Non il suo tipo di Philippe Vilain

Philippe Vilain

Philippe VilainPhilippe Vilain, classe 1969, è autore di numerosi saggi e romanzi di grande successo, pubblicati in Francia da Gallimard e da Grasset, tra i quali Quadernetto sulla timidezza e Falso Padre, entrambi editi in Italia da Gremese. Ha ricevuto il Prix Francois Muriac dall’Accademia di Francia con il romanzo “Parigi nel pomeriggio”, Grasset 2006.

Titolo: Non il suo tipo
Autore: Philippe Vilain
Serie: //
Edito da: Gremese
Prezzo: 13,00 €
Genere: Romanzo, Narrativa
Pagine: 165 p.
Voto: 

Trama: Francois, professore di filosofia parigino, viene assegnato a una città nel nord della Francia. Deluso da questa nuova destinazione e nostalgico della sua vita nella capitale, il primo periodo è per lui una dura prova. Poi conosce Jennifer, giovane parrucchiera divorziata e madre di un bambino, che diventa la sua amante. Sono diversi in tutto: appartenenza sociale e ambizioni, linguaggio e gusti… può il loro amore superare questi ostacoli, o è soltanto un’illusione?

Recensione
by CriCra

 Quando il professore filosofo incontra la piccola parrucchiera.

“Non il suo tipo” di Philippe Vilain è un piccolo testo, in cui il narratore è un professore di filosofia, François Clément, un uomo dai natali nella buona borghesia, benestante ed erudito, fortemente risentito per essere stato mandato come insegnante, in un piccolo paesino, Arras, che fin da subito sente avverso al suo tipo di vita, lontano dalla sua amata città parigina.

 Quello che non sopportavo non era tanto Arras,

 o la provincia stessa, quanto l’allontanamento da Parigi.

 Arras era solo l’occasione della mia stizza.

 Mi sentivo troppo parigino per poter amare la provincia, se non per le vacanze.

 

arras

È la storia di un uomo che dichiara di essere un grande stimatore e amante delle donne ma che, al tempo stesso, non è capace di mostrare i suoi sentimenti, non è capace di amare veramente una donna, trovando più adatto al suo modo di essere di amarle tutte e tante sempre allo stesso modo, senza impegni troppo lunghi o duraturi nel tempo.

Per questo suo modo di rapportarsi verso le donne lo si potrebbe liberamente definire un maschilista o una sorta di misogino, che non riesce ad affrontare le sue paure ma, in realtà, non è altro che un uomo – come lui stesso si dichiara essere – eternamente indeciso, con un’anima tormentata che conduce la sua mente verso un continuo pensare, ripensare e tergiversare su ogni minimo pensiero, tanto da perdersi.

Perché mi sentivo così vuoto, quando per me stava iniziando una nuova vita?

 Invidio le persone che, all’inizio di una storia, provano qualcosa

 come l’entusiasmo o la paura, la rabbia o la nostalgia:

 almeno così avrei avuto l’impressione di essere vivo.

 Non provavo nulla.

Questo personaggio così controverso si definisce un “sognatore ipocondriaco”che si è avvicinato al mondo della filosofia per curare la sua “anima malata”, diventando poi un professore e ammettendo allo stesso tempo di essersi avvicinato a questa materia non tanto per la passione da essa scatenata dentro di lui, ma a causa della sua natura di eterno indeciso e di un gesto di pura ribellione giovanile, verso i propri genitori.opposti

Come ci si aspetta in ogni romanzo, ecco apparire all’orizzonte la figura femminile che attrarrà il protagonista della storia: Jennifer, una semplice e umile parrucchiera, che lui incontrerà un pomeriggio nel salone di bellezza dove lei lavora.

Nella loro relazione appare subito evidente come non ci sia quasi niente che possa accomunarli, come l’acqua con l’olio, impossibili da amalgamare insieme. François è attratto da Jennifer principalmente per una questione fisica, facendo trasparire l’insicurezza di un uomo che ha paura di non saper amare nel modo giusto, di non saper scegliere la donna giusta da amare; un uomo che al tempo stesso mostra la sua paura nell’eventualità di essere scelto e amato, e di non essere in grado di poter ricambiare allo stesso modo.

   L’indecisione riassumeva la mia vita:

 desideravo essere felice e uscivo con le donne per esserlo;

 ma poi finivo sempre per rimpiangere la mia solitudine,

 come se l’amore dovesse restarmi precluso,

 come se la felicità, non fosse per me, e ad essa, la felicità,

 avessi preferito la sua ricerca.

Dovendo prendere le parti di uno dei due protagonisti, mi sento liberissima di patteggiare per Jennifer, per la sua vita, la sua forza di carattere, la sua semplicità e per la sua passione per la lettura, forse unica cosa in comune con François, anche se i testi variano e tanto: lei amante dei romanzi, dei testi di narrativa e delle riviste di gossip, mentre lui (manco a dirlo) è amante di autori come Dostoevskij, Moravia, Pavese e altri, che lui stesso definisce “la buona letteratura”.

François ha talmente paura d’amare, ne è così consapevole, da non avere alcun timore ad ammetterlo a se stesso e farlo capire anche a lei:

  “L’amavo quando ero lontano da lei; avevo bisogno di sentire che mi mancava.
La privazione me la faceva desiderare di più.”

Mentre Jennifer riesce con poche parole, semplici e dirette, a dire ciò che crede possa verificarsi grazie all’amore:

 Si dice spesso che, in una coppia, c’è uno dei due che ama più dell’altro.

 Tu ci credi, a questo?” -” Non lo so.”

 “È proprio da te, questa risposta, Signor-non-lo-so!

 Come fa un uomo che sembra sapere tante cose a

 saperne così poco su questo argomento?”.

Pur contraddicendosi sull’amore, grazie a questa strana relazione con Jennifer, François riesce a comprendere la cooppostimplessità del suo animo; impara cosa vuol dire provare in se stessi il sentimento della gelosia, la consapevolezza di essere arrivato ad amare una persona solo nel momento in cui la si è umiliata profondamente e di conseguenza persa per sempre. Si rende anche conto di provare verso di se e la subdola società un autentico disprezzo, per aver dato sempre per scontato vecchi stereotipi e nel non riuscire ad infrangere le regole del proprio status sociale.

Un testo controverso, difficile, un po’ spesso ripetitivo e dispersivo, intenso. Da leggere con la dovuta attenzione per capirne il vero significato. Alla conclusione dei fatti, mi ha dato l’impressione che ci sia una piccola morale nascosta, che potrebbe essere svelata grazie a quel detto che dice: “Rendere pan per focaccia!”

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