Novità: Dark Prince di Christine Feehan


Titolo: Dark Prince
Autore: Christine Feehan (sito scrittrice)
Serie: Dark
Edito da: Newton Compton
Prezzo: ??.?? €
Uscita: Ottobre 2010
Genere: Adult Fantasy, Vampiri
Pagine: ??? p.


Gli altri libri della stessa saga:

  1. Dark Prince (Ottobre in Italia)
  2. Dark Desire (December 1999)
  3. Dark Gold (April 2000)
  4. Dark Magic (July 2000)
  5. Dark Challenge (November 2000)
  6. Dark Fire (August 2001)
  7. Dark Dream (September 2001)
  8. Dark Legend (January 2002)
  9. Dark Guardian (May 2002)
  10. Dark Symphony (February 2003)
  11. Dark Descent (May 2003)
  12. Dark Melody (November 2003)
  13. Dark Destiny (July 2004)
  14. Dark Hunger (August 2004)
  15. Dark Secret (February 2005)
  16. Dark Demon (March 2006)
  17. Dark Celebration (August 2006)
  18. Dark Possession (August 2007)
  19. Dark Curse (September 2008)
  20. Dark Slayer (September 2009)
  21. Dark Peril (September 7, 2010)



Estratto del libro in anteprima:

DARK PRINCE

(tradotto: PRINCIPE OSCURO)

Non poteva più prendersi in giro da solo. Lentamente, con infinita stanchezza, Mikhail Dubrinsky chiuse la prima edizione rilegata in pelle. Era la fine. Non poteva più sopportarlo. I libri che amava così tanto non potevano allontanare la fredda, cruda solitudine della sua esistenza. Lo studio era tappezzato di libri, dal pavimento al soffitto, lungo tre delle quattro pareti. Li aveva letti tutti, imparandone molti a memoria nel corso dei secoli. I libri avevano cibato il suo intelletto, e infranto il suo cuore.

Non avrebbe cercato il riposo all’alba, almeno non il rigenerante riposo del rinnovamento; avrebbe cercato l’eterno riposo, e che Dio avesse pietà della sua anima. Erano in pochi quelli della sua razza, dispersi, perseguitati—perduti. Lui aveva provato ogni cosa, ogni capacità fisica e mentale, ogni nuova tecnologia. Mikhail aveva riempito la sua vita di arte e filosofia, di lavoro e scienza. Conosceva ogni erba e ogni radice velenosa. Conosceva le armi dell’uomo e aveva imparato a divenire un’arma egli stesso. Era rimasto solo.

La sua gente era una razza morente, e lui li aveva traditi. Come loro leader, aveva avuto il compito di trovare un modo per salvare coloro di cui aveva cura. Troppi uomini stavano cedendo, abbandonando le loro anime per divenire non morti disperati. Non c’erano donne per continuare la loro specie, per riportarli indietro dall’oscurità in cui risiedevano. Non avevano speranza di proseguire. I maschi erano essenzialmente predatori, l’oscurità cresceva e si spandeva dentro di loro finché non restavano più emozioni, niente a parte il buio in un mondo grigio e freddo. Ognuno di loro aveva bisogno di trovare la sua metà mancante, la sua compagna di vita che lo guidasse per sempre nella luce.

L’angoscia lo opprimeva, lo consumava. Sollevò il capo e ruggì il suo dolore come l’animale ferito che era. Non poteva più sopportare di essere solo.

Il vero problema non è la mancanza di compagnia, è la solitudine. Si può essere soli in mezzo a una folla, non credi?”

Mikhail rimase immobile, solo i suoi occhi privi di anima si muovevano cautamente, un pericoloso predatore che subodorava il pericolo. Inspirò profondamente, chiudendo all’istante la propria mente, mentre tutti i sensi si accendevano per localizzare l’intruso. Era solo. Non poteva sbagliarsi. Era il più anziano, il più potente, il più astuto. Nessuno poteva penetrare le sue difese. Nessuno poteva avvicinarglisi senza che lo sapesse. Incuriosito, ripensò a quelle parole, riascoltò la voce. Femminile, giovane, intelligente. Permise alla sua mente di aprirsi appena, sperimentando percorsi, cercando impronte mentali.

“Ho scoperto che è così, rispose alla voce misteriosa. Si rese conto di star trattenendo il respiro, di aver bisogno del contatto. Anche se umano. Che importanza aveva? Era interessato.

A volte vado in montagna e resto da sola per giorni, settimane, e non sono sola, eppure a una festa, circondata da centinaia di persone, sono più sola che mai.”

Un nodo caldo gli si formò nello stomaco. La voce che riempiva la sua mente era morbida, musicale, sensuale nella sua innocenza. Mikhail non aveva provato sensazioni per secoli; il suo corpo non aveva desiderato una donna per centinaia di anni. Ora, sentendo quella voce nella mente, la voce di una donna umana, era sbalordito dal fuoco che si raccoglieva nelle sue vene. Come riesci a parlarmi?”

“Mi scuso se ti ho offeso. Poté sentire chiaramente che lo intendeva davvero, percepire le sue scuse. “Il tuo dolore era così acuto, così terribile, che non ho potuto ignorarlo. La morte non è la risposta all’infelicità. Pensavo che parlare potesse farti piacere. A ogni modo, smetterò se lo desideri.”

No! La sua protesta fu un ordine, un comando imperioso dato da qualcuno che era abituato all’obbedienza istantanea.

Percepì la sua risata prima ancora che il suono venisse registrato dalla sua mente. Dolce, spensierata, invitante. Sei abituato a essere obbedito da chiunque ti stia intorno?

Assolutamente. Non sapeva come interpretare la sua risata. Era intrigato. Sentimenti. Emozioni. Si affollarono in lui fin quasi a travolgerlo.

Sei europeo, vero? Ricco e molto, molto arrogante.Si scoprì a ridere alla sua provocazione. Lui non sorrideva mai. Non l’aveva fatto negli ultimi seicento anni o giù di lì. Tutte quelle cose. Attese che lei ridesse nuovamente, sentendone il bisogno con la stessa intensità di un tossicomane che desidera la sua dose.

Quando la risata giunse, fu bassa e divertita, carezzevole come il tocco di dita sulla pelle. Io sono americana. Olio e acqua, non credi?

Ora aveva una presa su di lei, una direzione. Non si sarebbe allontanata da lui. Le donne americane potevano essere addestrate coi metodi giusti. Lo disse deliberatamente, anticipando la sua reazione.

Sei davvero arrogante. Amò il suono della sua risata, lo assaporò, lo prese in sé. Sentì il suo sopore, il suo sbadiglio. Meglio così. Le mandò una piccola spinta mentale, molto delicata, desiderando che si addormentasse così da poterla studiare.

Smettila! La sua reazione fu una veloce ritirata, dolore, sospetto. Si ritrasse, alzando una barriera mentale così rapidamente che si sorprese di quanto fosse esperta, di quanto fosse forte per essere così giovane, per essere umana. Ed era umana. Di questo era certo. Sapeva senza dover guardare che mancavano esattamente cinque ore al levar del sole. Non che lui potesse sopportare la prima o l’ultima luce solare. Studiò la sua barriera, facendo attenzione a non allarmarla. Un lieve sorriso sfiorò la sua bocca cesellata. Era forte, ma neppure lontanamente forte abbastanza.

Il suo corpo, duri muscoli e forza sovrumana, brillò, si dissolse, divenne una lieve foschia cristallina che scivolava sotto la porta, fluendo nell’aria notturna. Le goccioline formarono delle perle, si riunirono, si congiunsero, modellarono un grande uccello piumato. Questo picchiò, volò in cerchiò, planò nel cielo oscurato, silenzioso, letale, stupendo.

Mikhail si deliziò del potere del volo, del vento contro il suo corpo, dell’aria della notte che gli parlava, sussurrandogli segreti, portando l’odore della preda, dell’uomo. Seguì la debole scia psichica senza sbagliare. Così facile. Eppure il sangue gli ribolliva. Un’umana, giovane, piena di vita e di riso, un’umana con un legame psichico con lui. Un’umana piena di compassione, intelletto e forza. Morte e dannazione avrebbero potuto attendere un altro giorno, mentre lui soddisfaceva la sua curiosità.

La locanda era piccola, al limitare della foresta dove la montagna incontrava il confine degli alberi. L’interno era buio, con solo poche luci a brillare dolcemente in una o due stanze, e forse un corridoio, mentre gli umani si riposavano. Atterrò sul balcone fuori dalla sua finestra al secondo piano e rimase immobile, una parte della notte. La sua camera da letto era una delle stanze con una luce, a proclamare il fatto che lei non riuscisse a dormire. I suoi scuri occhi fiammeggianti la trovarono attraverso il vetro chiaro, la trovarono e la reclamarono.

Lei aveva un’ossatura delicata, un corpo formoso con una vita snella e capelli corvini che le scendevano lungo la schiena attirando l’attenzione sul suo sedere rotondo. Il respiro gli si mozzò in gola. Era squisita, bellissima, con la pelle satinata, gli occhi incredibilmente larghi, intensamente blu, delineati da spesse e lunghe ciglia. Nessun dettaglio gli sfuggì. Una camicia da notte di pizzo bianco le aderiva alla pelle, abbracciando il suo seno alto e sodo e scoprendo il profilo della sua cola, le sue spalle color crema. I suoi piedi erano piccoli, così come le mani. Tanta forza in un imballo così piccolo.

Lei si spazzolava i capelli, stando alla finestra, guardando fuori senza vedere. Il suo volto aveva un’espressione distante; c’erano rughe dovute allo sforzo attorno alla sua bocca piena e sensuale. Poteva sentire il dolore dentro di lei, e il bisogno di un sonno che si rifiutava di giungere. Si ritrovò a seguire ogni colpo di spazzola. I suoi movimenti erano innocenti, erotici. Imprigionato nella forma di volatile, il suo corpo si agitò. Reverentemente volse gli occhi al cielo in un gesto di ringraziamento. La pura gioia della sensazione dopo anni privi di ogni emozione era al di là di ogni possibilità di misurazione.



Trama: Primo libro della serie, e uno dei primi libri dell’autrice, scritto ben undici anni fa, è ancora piuttosto acerbo nello stile e l’autrice si è attenuta alla trama più classica dei libri sui vampiri. Un principe misterioso, il principe dei carpaziani, nel suo castello tra i monti percepisce la mente di un’umana con poteri psichici e caooisce che finalmente dopo secoli di solitudine passati nel terrore di trsformarsi in mostro, è finalmente salvo, poichè la compagna alui destinata è giunta. Ora non resta che convincerla ad accettarlo, e non sarà affatto semplice….


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