Pane e Strada di Manuela Rosa

Manuela RosaManuela Rosa

E’ cresciuta a Centocelle, quartiere della periferia sud della capitale. Cantante, musicista e giornalista freelance, nel 1997 ha lasciato gli studi universitari per dedicarsi alla composizione musicale e ha studiato canto e pianoforte presso l’Università della Musica. Lo stesso anno è stata finalista al Premio Ciampi per la canzone d’autore con il brano Fuoco nelle vene . E’ stata co-autrice della band rock-noir Belladonna. Stabilitasi a Ostia, collabora con diversi giornali del litorale romano. E’ stata responsabile dell’ufficio stampa del Movimento Europeo per le Diverse Abilità. Pane e strada è il suo primo libro.

Fanpage: Pane e Strada

Titolo: Pane e Strada
Autore: Manuela Rosa
Saga: //
Edito da: Zona contemporanea
Prezzo: 15,00 €
Genere: Romanzo, Narrativa
Pagine:136 p.
Voto:

Trama: Racconti duri, impietosi, racconti di strada. Protagonista è Ilaria, una ragazza che vive a Centocelle, periferia sud di Roma. Figlia di impiegati, le sue avventure sono quelle di tutti i ragazzi che, negli anni Ottanta, hanno vissuto le trasformazioni della “città eterna” e della società italiana. Le sue amiche sognano i Parioli, lei incontra invece le “comitive” di strada, droga e piccola delinquenza, frequenta i centri sociali, vive di letteratura e musica rock. Un padre alcolizzato e una madre che presto la lascerà sola, Ilaria trascorre l’adolescenza con i nonni, e trova così una nuova dimensione. Da quella casa di periferia parte il viaggio che la porterà a incontrare la più varia umanità: anche un angelo, una proiezione della mente o un amore impossibile, un amico custode, un compagno di strada. Sulle note di The House of the Rising Sun, Ilaria ripete i versi di quella canzone come un mantra: “Oh madre, dì ai tuoi figli di non fare quello che io ho fatto”.

Recensione
di CriCra

Pane è strada è un libro di prima pubblicazione in cui la sua autrice, Manuela Rosa, ci fa conoscere attraverso una serie di brevissimi racconti, quelle che dovrebbero essere alcune esperienze di vita della protagonista della sua storia, nel suo esordio in campo letterario.

Avvalendosi della voce di un narratore esterno, l’autrice ci introduce in un viaggio a ritroso nei ricordi della memoria di Ilaria, passando da un piccolo paesino del profondo sud in Aspromonte alle strade e i quartieri della città eterna, Roma, e nella città di Centocelle.

Centocelle, la periferia di Pasolini, dei ragazzi di vita. Di Eros Ramazzotti
che cantava il disagio di nascere ai bordi di periferia, di
Claudio Baglioni in tempi non sospetti, quando girava ancora con i suoi
capelli rosso fuoco e l’acne adolescenziale.

La storia di Ilaria è quella di una vita dura, di una famiglia molto disagiata, in cui alcool e indifferenza, hanno contribualcoolito a far si che una piccola bambina come lei, fosse costretta a crescere molto velocemente, per farsi carico dei problemi dei genitori.

La continua ricerca nel andare avanti, l’importanza dei valori come la propria moralità e reputazione, sono concetti importanti che vengono trasmessi in questa storia, dove la protagonista cerca di vincere la sua lotta personale contro il degrado psicologico infertogli non solo dalla vita, ma dalla stessa famiglia, dai suoi stessi genitori che invece non sono mai stati appunto, in grado di infondergli, facendo tutto con le sue sole forze interiori.

La morale è soggettiva; è una disciplina tutta tua, appresa nel passato,
plasmata dalle mani di tua madre con i suoi isterici rimproveri, dal tuo insegnante preferito
che tanto ammiravi da dietro i banchi di scuola, dai racconti remoti di tua nonna,
dalle prime comitive sedute sul muretto.

Questa si svela essere dunque la storia di una donna che porta sulle spalle un pesante fardello: un’infanzia triste; un adolescenza difficile e instabile, dove la droga e il continuo uso di fumo è sempre presente; una maturità che le ha lasciato un vuoto nel cuore, rendendola una persona insicura e influenzabile, causata maggiormente anche da un matrimonio finito male senza nemmeno la consolazione di un figlio, concedendosi come minimo riscatto, il conforto nelle vecchie e più effimere amicizie, in ufumon mondo dove oramai la conoscenza di altre persone, può avvenire semplicemente attraverso l’uso di internet e dei suoi social network.

L’autrice inoltre, attraverso sempre i ricordi di Ilaria, riesce a farci conoscere la multiculturalità presente in questi brevi episodi, dove si susseguono diversi stili di vita, di pensiero, di credenze spirituali e religiose, cercando di trasmettere quel intento comunicativo del testo che possa dare una dimensione umana a temi delicati come l’emarginazione sociale e l’immigrazione nel nostro paese.

E non può mancare poi un riferimento all’importanza dell’amore, dove in questo caso è quasi sussurrato, come se non volesse far rumore e dare alcuna testimonianza di se, data la sua impossibilità di realizzazione, ma che lascia inevitabilmente un profondo segno nel animo di chi lo ha provato.

Lasciai che la mia fantasia e il mio cuore si innamorassero di Lui,
sulla scia della mia relazione coniugale finita da un anno e ancorata
a una convivenza fraterna, senza affetto, né figli, né progetti.

Strutturalmente tutto ruota intorno ai pensieri di Ilaria, ogni immagine, ogni azione, ogni frase riportata, creando così una lettura impegnativa dove bisogna porre un certo tipo di attenzione, nel cercare di capire il senso delle parole scritte, magari fissarle e riflettere sul loro significato, altrimenti ci si potrebbe perdere e non gustarne appieno il loro vero messaggio.

Faccio un grande in bocca al lupo a Manuela Rosa per questo suo ingresso nel mondo della carta stampata.

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3 risposte a “Pane e Strada di Manuela Rosa”

  1. manuela rosa ha detto:

    grazie Cricra 😀

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