Per te 2/3 .::. I Racconti di Nasreen

Per te


Titolo: Per te
Fandom: Racconto 
Autore: Nasreen
Betareader: Billaneve
Pairing: Uomo/Donna
Rating:  PG13
Words: 1669

Sinossi: Crescere, si sa, è una fatica. Inevitabilmente le persone cambiano, negli anni, e per quando ce ne rendiamo effettivamente conto spesso è troppo tardi per tornare indietro. Ma vale davvero la pena tornare indietro? Chissà se invece, andando avanti, le cose non possano prendere una strana piega…

Note dell’autrice: Ringrazio di cuore billaneve per la pazienza che ci mette ogni volta. I miei testi, come lei più volte mi urla dietro brandendo una scopa, sono sempre troppo pieni di “mentre” e troppo vuoti di virgole. Soprattutto quando scrivo la notte, e io scrivo sempre a notte fonda. Povera la mia beta!

Copyright: Lavoro appartenente a Nasreen aka Debora M. in ogni sua forma. Non sono ammesse citazioni e/o pubblicazioni per intero e/o parziale del lavoro in ogni sua forma.

Capitoli:


Per te


Venti giorni dopo

 

– Andiamo, Sesè, devi smetterla di tenermi il muso! Ti avevo detto di vestirti comoda, no?

– Non ti tengo il muso, Mari – ripeté per la trecentesima volta Selvaggia socchiudendo gli occhi mentre s’imponeva di calmarsi.

Da quando era finita la festa aveva evitato accuratamente l’amica inventandosi i motivi più assurdi per giorni. Certo, c’era da dire che anche la febbre che si era beccata in seguito alla passeggiatina al chiaro di luna l’aveva aiutata a tagliare i contatti con il mondo per un po’. Passata la freddata aveva ripreso a frequentare il suo giro di amici cercando di stare alla larga dai luoghi in cui avrebbe potuto beccare Marica, con quella sua insopportabile smania di chiederle se era arrabbiata, e Stefano verso il quale provava una sorta di rabbia che, però, non era sicura di poter giustificare. Dopotutto le aveva solo dato della stupida prima di svignarsela verso la macchina, in genere si sarebbe fatta quattro risate e l’avrebbe mandato mentalmente al diavolo con superiore aplomb.

– No, davvero, dimmi perché non ti fai più minimamente sentire e perché hai snobbato un pomeriggio di shopping con la sottoscritta per andartene in giro con Angela e Tiziana!

Selvaggia alzò la testa dal libro e represse una battutaccia mentre rievocava la rilassante passeggiata fra le bancarelle di libri usati che si erano concesse lei e le sue amiche tre giorni prima, passeggiata che fino a qualche mese prima avrebbe riempito di eccitazione anche Marica. Erano tornate a casa con due buste di libri. Rilassate e squattrinate. Guardò l’amica e, chiudendo l’evidenziatore con movimenti misurati posandolo accanto all’astuccio, prese un lungo sospiro.

– Okay, se vuoi che ti spieghi davvero perché sono così furiosa con te lo farò… Di nuovo. Sono arrabbiata perché sai che io sono tua amica e, nonostante ciò, non ti sei minimamente preoccupata di rivolgermi due parole in croce la sera del tuo compleanno. Sono nervosa perché sai perfettamente che io frequento quel gruppo di scoppiate delle tue amiche solo perché voglio bene a te ma, nonostante questo insignificante particolare, come ti ho già detto, non ti sei degnata di aspettarmi e di scambiare due parole mentre tornavamo verso le macchine. Sono furiosa con te perché, nonostante io ti abbia detto, ridetto e stradetto di dirmi dove diavolo saremmo andati non ti è venuto in mente di darmi il minimo indizio. Anche solamente un “portati un maglioncino, farà freddo…”. Io avrei capito, o almeno intuito che saremmo stati all’aperto e non mi sarei presa una laringite da paura, dannazione! Lassù fa freddo di notte! E, adesso, sono incazzata perché hai usato quel tono sprezzante pronunciando il nome di Tiziana e Angela, delle mie amiche che una volta erano anche tue. E sai perché non sopporto quel tono sprezzante? Perché con quel tono le giudichi non alla tua altezza e, giudicando così loro, giudichi alla stessa maniera me visto che siamo molto simili!

Marica rimase allibita intanto che metabolizzava il fiume di parole dell’amica. La conosceva, in genere tendeva a tenersi tutto dentro e ad attutire il colpo finché non esplodeva, allora non c’era molto da fare per evitare l’onda d’urto. Il fatto che lei avesse contribuito ad innescarla non la faceva certo sentire meglio, a dispetto dalle motivazioni che l’avevano spinta a comportarsi come aveva fatto.

– Okay, mi dispiace per il tono di prima, voglio bene a te come a loro, lo sai e senti, davvero, mi dispiace che tu sia stata male. Hai ragione avrei dovuto farti capire qualcosa ma volevo che fosse una cosa carina, originale. Per tutti non solo per gli altri.

– Già, e lo sarebbe stata se solo non avessi dato retta a quell’imbecille del tuo amico. Come ti è venuto in mente di dargli retta? In mezzo al bosco, di notte fino alla radura in gonna e tacchi! Ma porca miseria, non ci vuole un genio ad accorgersi che è pericoloso oltre che stupidamente sfiancante!

– Mi stai dicendo che sono stupida, Selvaggia?

– No, ti sto dicendo che ti sei comportata da stupida! Il che è peggio! Se tu fossi stupida non mi lamenterei, perché saprei che non potresti arrivare a comprendere certe cose, invece non lo sei!

– Ah, quindi non dovrei offendermi del fatto che pensi che io faccia la stupida di proposito! – urlò questa volta Marica di fronte l’accusa. Le dispiaceva il fatto che la sua migliore amica non andasse d’accordo pianamente con il suo mondo ma non sopportava quell’aria da autosufficiente che assumeva certe volte.

– No, devi offenderti! Se non lo facessi mi offenderei io per aver sperato che tu avessi un briciolo di cervello o, se preferisci, un briciolo in meno di egoismo!

L’amica s’indignò di più e s’alzò in piedi nel tentativo di sovrastare Selvaggia che, invece, benché rossa per la foga del discorso non si mosse minimamente. Né si mosse quando l’altra si avvicinò fino ad arrivarle ad una spanna dal viso.

– Ritira quello che hai detto! Stai facendo l’isterica e la stupida, non accetterò di essere trattata in questo modo, non da te!

L’altra, di rimando, scoppiò a riderle in faccia con tanta sfacciata derisione che Marica iniziò a urlarle in faccia di tutto in preda all’ira nel tentativo di ferirla.

– Sei una stupida! Sai che ti dico? Sono stufa di doverti sopportare! Sei una palla al piede, una palla saccente e intelligente ma sempre una palla! Non sopporto più di doverti portar dietro nel tentativo di farti socializzare con le mie amiche. Non sopporto più il tuo sguardo sdegnato ogni volta che parli con loro né tantomeno sopporto più quell’aria da cane bastonato che assumi ogni volta che ti incoraggio a partecipare attivamente a qualcosa, qualsiasi cosa non è mai abbastanza culturale per te. Sei insopportabile!

– Cristo! Ma chi ti ha chiesto nulla, Marica! Io non voglio essere aiutata! Non m’interessa! Ma credi davvero che tu sia la mia unica amica? Il fatto che tu fossi la mia migliore amica non esclude che io abbia altri amici, cazzo! Pensi davvero che mentre tu sei impegnata con feste e festicciole, il tuo ragazzo e tutto il resto io stia a casa a piangermi addosso? Ma ti sei rincretinita? Chi ti ha assoldata come capitano della squadra “Salviamo Selvaggia da una deprivata vita priva di stupide scempiaggini”?

Marica si zittì, incollerita e con decisione la colpì in viso con forza facendole volare gli occhiali a terra. Selvaggia, da parte sua, si alzò e andò a raccoglierli con passi misurati. Una volta accertatasi che i danni fossero irrilevanti si rialzò e fissò lo sguardo in quello dell’amica. Sapeva che avevano avuto altre discussioni del genere in passato, non era così infuriata da perdere completamente lucidità. Erano così loro due, due sorelle che come tali spesso si sputavano addosso di tutto e di più urlandosi in faccia il proprio odio. Non le era mai importato che facessero parte di due universi diversi, non le era mai importato di farla contenta e di partecipare parzialmente al suo mondo, né di vederla inconsciamente giudicare il suo modo di vivere come l’unico ed il più giusto. Davvero, non l’era mai importato ma questo punto le cose stavano cambiando… Marica dal fare la stupida per farsi delle amiche si stava trasformando in una vera e propria stupida. Non poteva accettarlo, se non altro non poteva tacerlo più.

– Non farlo mai più, capito? Non colpirmi mai più – sibilò Selvaggia toccandosi con la mano fredda la guancia incandescente.

– Sai la cosa triste? A furia di camminare al confine fra i due mondi, a furia di voler essere carne e pesce ti stai perdendo, Marica. Non sei più tu e non è un modo di dire. Francamente, da quanto non ti sento dire qualcosa di diverso, e bada diverso non migliore, ma semplicemente diverso, dal solito discorso sui saldi? Ti devo ricordare che sono finiti da due mesi e che mi hai già detto sette volte cosa cazzo hai comprato?

– E allora? Anche a te piace andare per negozi! Non negare! – la rimbeccò l’altra stizzita.

– Appunto, mi piace! Non ne sono ossessionata! Da quando non accompagni me in un negozio che mi piace? Perché devo essere sempre io a seguire te? Cosa ti fa pensare che io abbia sempre voglia di chiudermi dentro un negozio di scarpe finché non le hai provate tutte e, oltretutto, dopo quell’agonia di tre ore, non compri nulla!

– Perché non me lo dici che vuoi provare qualche altra marca!

– Perché non ascolti!

– Non dire cazzate, io ti ascolto sempre, ora ti sto ascoltando!

Selvaggia, di fronte a quella testardaggine si limitò a scollare le spalle, scoraggiata, molto probabilmente l’aveva fatta andare troppo oltre, ormai era perduta.

– No, ora ci stiamo urlando contro, è diverso…

– Sei una stupida Selvaggia, non usare quel tono accondiscendente con me! Non sono un’idiota come… – terminò leggermente a disagio Marica distogliendo lo sguardo.

– Come chi? – la rimbeccò implacabile l’amica avvicinandola – Avanti, idiota come chi? Come le tue nuove amichette del cuore? Come quella scimmia urlante che ti si aggrappa alla gola ogni volta che la incontri per strada? Come quelle oche che hai “preso” come amiche al posto di quelle vecchie? Dimmi una cosa, da quanto tempo non telefoni a Susy? Te lo ricordi, vero, che la settimana prossima è il suo compleanno!? Ma che diavolo, sei sempre stata bella e intelligente, qualcuno da invidiare! Qualcuno che io invidiavo! Perché diavolo vuoi diventare bella e stupida solo per far piacere a loro!

– Inutile parlare con te, soprattutto quando sei in queste condizioni – deviò la domanda Marica mentre si riavviava i capelli, afferrava la borsa e si incamminava verso l’uscita piantandola in asso nel bel mezzo del discorso.

– No… – mormorò triste questa – È diventato inutile parlare con te… Purtroppo.

E con un peso assurdo sul cuore si rimise a studiare, rassegnata al fatto che ormai c’era poco da fare. Chi ha detto che crescendo le persone migliorano ha detto una cazzata, ora ne era certa.

 

 

Continua…

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