Poco prima dell’alba di Francesco Manarini e Massimo Rodighiero

Poco prima dell’alba

di F. Manarini e M. Rodighiero

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Francesco manarini rodighiero

Francesco Manarini (Milano, 22 gennaio 1978 intorno all’una di notte) e Massimo Rodighiero (Varese, 6 marzo 1971 più o meno alle 7:30) sono colleghi in una nota azienda di materie plastiche in provincia di Varese. Hanno esordito per Eclissi nel 2011 con il noir “Quando il suo sguardo”, giunto alla seconda ristampa. Insieme scrivono romanzi e racconti per lo più destinati al cassetto, visto che nessuno dei due possiede ancora un camino. Finalisti per due anni consecutivi al premio GialloStresa, i loro racconti salvati dalla polvere sono presenti in diverse raccolte e antologie. Hanno anche pensato di darsi uno pseudonimo, per via dei cognomi lunghi e difficili da ricordare, ma finirebbero per litigare anche su quello.

Blog: Parola di Rodman

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Titolo: Poco prima dell’alba
Autore: F. Manarini, M. Rodighiero
Serie: //
Edito da: Eclissi edizioni (Collana I Dingo)
Prezzo: 12,00 €
Genere: Narrativa, Noir, Giallo
Pagine: 240 p.
Voto: http://i249.photobucket.com/albums/gg203/nasreen4444/SognandoLeggendo/2Astelle.png

  

Trama: È un’uggiosa mattina di metà autunno, a Varese. Eugenio Gessi, operaio specializzato, si appresta a fronteggiare l’ennesima giornata lavorativa, quando una scoperta agghiacciante lo catapulta in un incubo; poco distante Roberto Mansi, animo solitario e un po’ misantropo, sta per affrontare quelli che saranno i suoi ultimi minuti di semplice quotidianità, fatta di vecchi vinili bluegrass e corsette al tramonto; Sulley, immigrato ghanese irregolare, decide di compiere una scelta dalle conseguenze imprevedibili, pur di ritrovare l’unica persona a cui tiene veramente. Tre storie, tre mondi lontanissimi, che arriveranno a sfiorarsi, toccarsi e infine annodarsi in una spirale di ricatti e verità presunte, tra testimoni scomodi e sedicenti giustizieri, scelte pericolose e inquietanti compromessi. Un “anti-giallo” con un occhio al noir e il ritmo incalzante di un thriller, giocato sul filo della verità, in quella zona grigia che separa le tenebre dalla luce, poco prima dell’alba.

Recensioneùdi RoRò

Esistono il giorno e la notte, certo, ma non esiste l’istante esatto che li separa. C’è il crepuscolo, c’è l’alba. E poi c’è una zona grigia, poco prima dell’alba. Ecco, è lì dove ci muoviamo noi.

Niente ci confonde più delle emozioni. Le emozioni sono come un flutto impetuoso che si frange dentro di noi, a volte ci paralizzano, altre ci scuotono, a volte le ignoriamo — più o meno volutamente —, altre non le riconosciamo nemmeno, ma è quando si rincorrono l’un l’altra, senza concederci tregua, e le lasciamo fluire come un torrente bilaterale che ci rendiamo conto di vivere. Io ho vissuto la vita di Eugenio, di Marco, dello Slavo e i suoi scagnozzi, di Sulley e Ghita, Roberto e la sua Lili, della Rinomata e l’Avvenente, dell’Ingegnere e i suoi impiegati; tutti, indistintamente, sono entrati e usciti in me attraverso quel mutuo torrente di emozioni che Poco prima dell’alba ha saputo regalarmi.

Francesco Manarini e Massimo Rodighiero, due penne irriverenti e impietose, una coppia collaudata, ci hanno fatto dono di questo piccolo gioiello noir, e non solo, che illumina e rischiara gli angoli più bui dell’animo umano. Entrambi giovani e lombardi, di sicuro entusiasti e appassionati, colleghi non solo di penna, dichiarano — e ci tengono a sottolinearlo — di essere molto diversi tra loro, ma leggendo il loro romanzo nessuno potrebbe dirlo.

Un giorno come tanti, Eugenio Gessi, operaio specializzato, si risveglia dopo una lunga notte di bagordi passata a festeggiare il compleanno del suo migliore amico Marco. Deve aver davvero alzato il gomito perché ricorda a stento quello che è successo il giorno prima. Affrontando il calvario del traffico mattutino, in ascolto della sua cantante preferita, pensa che quello per lui sarà un giorno molto importante, essendoci in gioco la sua promozione. Se non fosse che… che dentro al suo bagagliaio c’è ad aspettarlo una terribile sorpresa. Cosa diamine sarà successo la sera prima? Come mai non ricorda nulla? Il Rodighiero e il Manarini non risparmiano tragedia e ironia. “Uno Sliding Doors” milanese, in cui si intrecceranno capricciosamente le vite dei protagonisti. Sarà così che la strada di Eugenio incrocerà quella di Roberto, un misantropo solitario e scontroso e quella di Sulley, un niger clandestino, con una preparazione e una laurea che non potrà sfruttare mai, che cerca disperatamente la sua Ghita ormai scomparsa da diversi giorni senza una parola….

D’altronde i quarant’anni di Marco meritavano una performance d’altri tempi, e lui non si era certo fatto pregare: aveva alzato il gomito, onorato la tavola, il padre e la madre, desiderato la birra e la donna d’altri, nei secoli dei secoli, Amen. La penitenza in remissione dei peccati è un patetico risveglio corredato da un sonoro mal di testa post-sbronza

Tutto mi è sembrato semplicemente perfetto, calibrato, affilato e tagliente più di un rasoio, caustico e cinico proprio come la società in cui viviamo, vivido e chiaro come una fotografia ad alta risoluzione, una di quelle in bianco e nero, in cui però riusciamo a distinguere quella scala di grigi dentro la quale, molto spesso, risiede la verità, o per lo meno quella che più ci si avvicina. Sì, perché questo romanzo non è un semplice noir e sarebbe riduttivo, ingiusto catalogarlo come tale. Ogni personaggio, anche il più cattivo, saprà conquistarvi a suo modo. Ognuno verrà mostrato sotto l’impietosa luce, quella appena prima dell’alba, mostrando il meglio e il peggio di sé. Più di tutti lui, Sulley, il reietto, un uomo puro e semplice, dalla tenerezza e il coraggio disarmante.

Poco prima dell’alba, è un simbolo, una metafora di ciò che siamo disposti a riconoscere come la cosa giusta da fare, quella verità comoda e agiata su cui ci adagiamo ipocritamente, indossandola come il miglior vestito della domenica, quello stesso che portiamo per apparire dei distinti e stimati elementi di questa società. Poco prima dell’alba è come un paio di occhi che scegliamo di aprire, o chiudere all’occorrenza, per accusare e puntare il dito, indignarci e alzare la voce, sì ma dalla nostra poltrona di casa, come giudici grassi e annoiati, sempre pronti a denunciare le peggiori ingiustizie, quelle che ci riguardano da vicino naturalmente. Tutto il resto non ci riguarda affatto. Non ci riguardano i soprusi che colpiscono i deboli e gli emarginati, quelli fanno parte del sistema, giusto? Funziona così, no? È la vita, che ci vuoi fare…
In quel caso c’è sempre pronta una conveniente giustificazione che la nostra coscienza sforna solerte su un piatto d’argento.

A volte fa comodo, portare una maschera, a volte è la società che ci costringe a indossarla; altre volte, semplicemente, è l’unico modo per continuare a fare ciò che abbiamo sempre voluto, ma che non ci è consentito fare alla luce del sole.

Un libro che ha saputo commuovermi, mi ha fatto ridere e sorridere, arrabbiare e indignare, scritto con un tocco spietato e insieme delicato, crudele e insieme romantico, con qualche omaggio prestigioso a Ungaretti (e chissà chi altri), un affresco del territorio lombardo che mi ha ricordato il lago di Como del Manzoni, un piccolo microcosmo, racchiuso dentro un acquario, che se sai guardare bene e con la giusta illuminazione ti svela cose che forse non avresti notato prima…

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[VIDEO AMATORIALE] 


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