Recensione: “Le Lame di Myra: la saga del Dominio” di Licia Troisi

Le Lame di Myra: la saga del Dominio

di Licia Troisi

Titolo: Le Lame di Myra: la saga del Dominio volume 1
Autore: Licia Troisi
Edito da: Mondadori
Prezzo: Cartaceo 19,00 € // Ebook 9,99 €
Genere: Fantasy, Young Adult
Pagine: 382 p.

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goodreads.pngTrama: Dopo l’apocalisse dei Cento Giorni d’Ombra, il Dominio è stato quasi interamente ricoperto di ghiacci e nevi. Solo le terre più a Sud rimangono temperate e rigogliose, mentre a Nord si muovono popoli in costante lotta per la sopravvivenza, spesso in guerra tra loro. La grande federazione di clan agli ordini di Acrab ha però un sogno molto più grande che la conquista di un pezzo di terra. Lui non vuole solo trovarsi uno spazio all’interno del Dominio, ma vuole rovesciarlo, distruggendo il potere dei maghi detti Camminanti. La loro magia, infatti, sfrutta la sofferenza degli Elementali, che i Camminanti hanno ridotto in schiavitù, mentre Acrab immagina un regno dove umani ed Elementali convivano. La strada per arrivarvi, però, passa attraverso la conquista dei numerosi regni che compongono il Dominio, una cruenta battaglia dopo l’altra. In prima fila nell’esercito di Acrab vi è Myra, che il comandante ha salvato dall’arena degli schiavi e cresciuto come una figlia. La sua abilità con i walud, le spade a forma di mezzaluna, ha assicurato all’esercito di Acrab la vittoria in più di un’occasione. Ora, però, Myra ha un’altra e più personale battaglia da combattere. A differenza di quanto ha sempre creduto, ha scoperto infatti che la sua famiglia non è stata uccisa per una disputa sulla terra, ma per un segreto che porta alla morte chiunque ne venga a conoscenza. Myra parte così alla ricerca della verità, in un lungo viaggio attraverso il Dominio con il solo appoggio di Icenwharth, un drago rinnegato dal suo popolo per aver stretto amicizia con un umano. Battaglia dopo battaglia, incontro dopo incontro attraverso lande desolate e città meravigliose, Myra scoprirà così i contorni di una macchinazione destinata a cambiare il destino del suo mondo e, forse, anche a distruggerlo.

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Recensioneùdi Nirvana

ATTENZIONE SPOILER

“Myra cade a terra, le mani che urtano con violenza il suolo. La tentazione di lasciarsi andare è fortissima, ma non può. Una forza sconosciuta le ordina di alzarsi, di riprendere la fuga. Deve, deve sopravvivere.”

Le Lame di Myra’ racconta l’avventura di Myra, giovane ragazza alle prese con un passato tragico da cui cerca di sfuggire. Ci troviamo di nuovo in un mondo fantastico, chiamato Dominio, soffocato dalla magia e dalla crudeltà, in cui ogni razza appartiene a una classe sociale. Myra, raro mix tra le razze thyrren e albonita, inizia la sua vita in schiavitù finché trova salvezza in Fadi, uomo che diverrà un padre per lei e la crescerà come fosse sua figlia. La bambina passerà con lui gli anni più belli della sua infanzia.
Come nei migliori racconti, il giorno del suo compleanno avviene la tragedia: un manipolo di assassini, dall’identità sconosciuta, uccidono l’uomo e bruciano la sua casa. Le ultime parole di suo padre “Non te la darò mai! È mia!” rimarranno per sempre impresse nella sua memoria.
Quel giorno maledetto, Myra perde tutto, anche la sua voce. E fugge, più lontano che può.
A salvarla, in seguito, sarà Acrab, quello che Myra considera il suo secondo padre. Con lui Myra ritrova la voce, seppur spezzata, e ricomincia a vivere, diventando il suo braccio destro, la sua arma perfetta. Ed è in quel momento che decide: lei vivrà per Acrab, uomo che ha promesso di cambiare il mondo con la spada. Getta via la sua innocenza fanciullesca e diventa un’arma, di ghiaccio, apparentemente impenetrabile da qualsiasi emozione.
Myra dall’aspetto duro e misterioso nasconde in realtà una fragilità immensa rappresentata solo sotto forma della sua voce irrimediabilmente spezzata come la sua anima da quel fatidico giorno in cui ha perso tutto.

Il rapporto padre-figlia sarà una costante nel libro che vedremo svilupparsi in modo contorto con il proseguire della storia, ed elemento fondamentale nella vita di Myra che fa della figura paterna la sua ancòra.
Il passato sarà un chiodo fisso per la ragazza, al punto tale da farle abbandonare Acrab. Niente riuscirà a dissuaderla dalla ricerca non solo della verità ma della vendetta. Pronta a superare qualsiasi ostacolo pur di riuscirci, anche il tradimento e l’omicidio.

Durante la strada per conoscere la verità incontrerà dei compagni di viaggio, a mio parere la parte migliore del romanzo: il drago Icenwhart, il mago Kyllen e l’ex schiava Marjane. Ognuno di loro sarà una parte fondamentale del racconto, sostenendo l’eroina nel raggiungimento del suo obiettivo. Menzione speciale va a Kyllen, un Puro che non utilizza la magia degli Elementali come i Camminanti, coetaneo di Myra, si potrebbe dire un suo opposto caratterialmente e per questo presenza indispensabile. Smussa la sua durezza, le fa da contrappeso con le sue parole gentili e sostegno silenzioso. Si intravede già l’ombra di romanticismo tra i due in futuro.
Myra si chiude a riccio, tronca ogni legame sul nascere. Provata dai traumi passati, vive con la paura di affezionarsi a qualcun altro per poi perderlo, come successe con Fadi.
I suoi walud, arma ereditata da Fadi, sono la sua corazza emotiva e fisica e il suo unico restante legame fino ad allora.

Il mistero del suo passato la porta a scoprire un’antica profezia su un ‘Liberatore’, unico capace di controllare la magia degli Elementali con la sua volontà, liberando il mondo dalla magia. E se fosse lei il Liberatore? Lei che ha sempre in qualche modo percepito gli Elementali e la loro magia, senza mai provare ad usarla. E se fosse quella la ragione per cui suo padre è morto?
Accecata dalla vendetta tanto da non riuscire a vedere di essere una pedina lei stessa, di esserlo sempre stata. Prova una cieca fedeltà verso quell’uomo che, scoprirà, le ha distrutto la vita.
Molte svolte sembrano quasi forzate, Myra sembra abituarsi subito all’idea di essere il Liberatore, nonostante non le interessi davvero cosa questo possa significare, la sua motivazione è puramente personale. Non ha alti ideali, desidera solo la vendetta. Vuole credere di fare la sua parte nel migliorare il mondo seguendo un uomo ‘giusto’ che si rivelerà essere il villain principale della saga.
Non vede il vero motivo dietro le azioni di Acrab non perché sia difficile da comprendere, anzi è abbastanza evidente sin dall’inizio del romanzo, ma perché rifiuta di farlo. Nella sua mente lui è l’uomo buono che l’ha salvata. Non si pone altre domande benché i quesiti siano proprio lì, sotto il suo naso. Almeno fino al momento in cui tutti i puntini andranno inevitabilmente a formare la risposta al suo enigma.
La verità non la salverà, anzi, la getterà nell’ombra della disperazione più totale e frantumerà tutte le certezze costruite a fatica negli anni.

Ovviamente, per diventare Liberatore bisognerà superare una prova ed è così che termina il primo volume di questa saga, facendo intravedere una lotta epica che si dipanerà tra bene e male. Myra dovrà affrontare il suo più grande nemico, l’uomo che tuttavia ama come un padre, per completare la sua missione.
Myra riuscirà a mettere da parte tutto e tutti pur di avere la sua vendetta?

Chi come me non è nuovo ai romanzi di Licia Troisi noterà degli elementi simili. Incorriamo nella tipica protagonista in stile Troisi e in pattern già usati che mostrano una mancanza di originalità. L’eroina, sempre di umili condizioni o origini, trasformata guerriera dopo un avvenimento tragico, diventa portatrice di un destino ‘più grande’ che potrebbe scuotere le fondamenta del mondo a loro conosciuto.
È impossibile non fare paragoni con le sue opere passate, come il famoso ‘Le cronache del mondo emerso’ e la sua più riuscita creatura, Nihal. Le similitudini sono fin troppe. Myra però non si dimostra ‘ancora’ all’altezza di Nihal, anche se sembra essere forzata su quella via, ricorda più la rude Dubhe (Le Guerre del Mondo Emerso).
In generale, questo romanzo mi ha lasciata un po’ perplessa. Se da una parte la narrazione è molto scorrevole, dall’altra questa velocità mostra una mancanza di dettagli e l’approssimazione di alcuni personaggi.
Le prove che Myra deve superare e il cammino per arrivarci sono dispiegate molto facilmente (fin troppo) sul suo cammino e altrettanto velocemente esse vengono superate, senza un momento di pausa o introspezione.
Negativa soprattutto la prevedibilità del nemico, che gioca con la mente dell’eroina e rende la trama del secondo libro ipotizzabile: il dissidio di Myra, la lotta interiore che la porterà probabilmente alla vittoria alla fine della saga. Un twist interessante, ma scontato.
Il mistero principale viene svelato troppo presto e, anche se la protagonista ne viene a conoscenza solo alla fine del libro, ai lettori sarà evidente tutto fin dalle primissime pagine.

Nonostante questo, non si possono che apprezzare anche i lati positivi. ‘Le Lame di Myra’ è una favola moderna, centrata sull’immagine di un’eroina non più relegata al ruolo di principessa in difficoltà o compagna di viaggio, ma personaggio principale con punti di forza e debolezze. Forte ma umana. Affascinanti i temi trattati nel romanzo, come quello della fiducia; Myra ha chiuso il suo cuore dopo la tragedia del suo passato e impara lentamente a fidarsi di nuovo, prima con Icenwhart e poi con Marjane e Kyllan. Ma soprattutto, elemento principale del romanzo che ho trovato molto interessante è la scoperta del labile limite tra bene e male,  non sempre ciò che sembra giusto lo è davvero e sarà una realtà difficile da realizzare per la protagonista.
Concludendo, sebbene l’abbia trovato un po’ caotico, questo romanzo mi ha catturato ed è stato abbastanza piacevole quanto facile da leggere. Avvertimento per gli amanti del fantasy: leggetelo senza troppe aspettative!

Voto:

3astelle1

licia troisiLicia Troisi: Nata a Roma nel 1980, Licia Troisi è l’autrice fantasy italiana più venduta al mondo, grazie allo straordinario successo delle saghe del “Mondo Emerso”, della “Ragazza Drago” e dei “Regni di Nashira”, tutte pubblicate da Mondadori. Laureata con una tesi sulle galassie nane, collabora con l’Università di Roma Tor Vergata come astrofisica. Per Mondadori, nel 2015, ha pubblicato anche Dove va a finire il cielo, il suo primo libro di divulgazione scientifica.

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2 risposte a “Recensione: “Le Lame di Myra: la saga del Dominio” di Licia Troisi”

  1. Aurora ha detto:

    Ciao! Appena finito di leggere concordo appieno con la recensione fatta…
    Un punto che mi ha lasciata abbastanza perplessa é stato il passaggio con il novizio Bayresh che raccontando la storia del monastero Kurrah dice “Sono trascorsi più di vent’anni (…) É una storia vecchia, che ci tramandiamo come se fosse una leggenda…”
    Vent’anni?!?!? Cosa ti tramandi in vent’anni?! Praticamente è un battito di ciglia… Mi sembra un lasso di tempo un po’troppo breve per parlare di ‘storia tramandata’
    La vedo una forzatura oppure una poca cura del dettaglio.

    Inoltre mi ha un po’infastidito il continuo salto dal presente agli eventi passati che sí mi svelavano piano piano la storia ma che, a mio parere, mi hanno spezzato troppe volte il ‘fluido’ della storia.
    Attendo comunque l’uscita del seguito.

    • *_Nasreen_* ha detto:

      In effetti 20 anni sono un lasso di tempo troppo breve… è un po’ una leggerezza da parte di un’autrice con l’esperienza della Troisi, a mio avviso.

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