Saga Neuseeland di Sarah Lark [Il canto dei Maori #02]

Sarah Lark

Sarah Lark è storica di formazione e ha lavorato per molti anni come guida turistica. Ben presto si è innamorata della Nuova Zelanda, terra che l’ha stregata con i suoi paesaggi dalla bellezza quasi irreale. Nella terra della nuvola bianca, il suo romanzo d’esordio, è il primo libro di una saga in cinque episodi che ha come palcoscenico la favolosa terra dei maori.

Sito dell’autrice: Sarah Lark
Pagina Facebook: Sarah Lark

Saga di Neuseeland

  1. Nella terra della nuvola bianca
  2. Il canto dei Maori
  3. Der Ruf des Kiwis (Inedito in italia)

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Il Corsaro NeroTitolo: Nella terra della nuvola bianca
Autore: Sarah Lark
Serie: Neuseeland#1
Edito da: Sonzogno
Prezzo: 18,50 € oppure 12,90 € formato ebook
Genere: Fiction, Storico, Romance
Pagine: 512 p.
Votohttp://sognandoleggendo.net/wp-content/uploads/2Bstelle29.png

   

Trama: Londra, 1852. Quando legge questa lettera, Helen, istitutrice dei due piccoli Lord Greenwood, decide di dare una svolta alla propria vita. Partirà verso una terra sconosciuta e misteriosa, la Nuova Zelanda, per sposare un uomo che non ha ancora mai incontrato. Ad attirarla è il sogno di un futuro tutto da costruire in una terra vergine, remota e affascinante. Anche Lady Gwyneira, rampolla ribelle di una nobile famiglia londinese, è alla ricerca di un marito, ma non ha nessuna intenzione di accettare le proposte di matrimonio degli insipidi pretendenti che finora hanno chiesto la sua mano. Perché allora non dire di sì alla proposta di un viaggio nella terra dei maori per conoscere il figlio di Gerald Warden, magnate d’oltremare della lana? Al diavolo il tè delle cinque e le chiacchiere vane, Gwyneira vuole essere libera di cavalcare sulle vaste praterie di questo nuovo mondo dagli orizzonti infiniti. I destini di Helen e Gwyneira, due donne diverse ma accomunate dal desiderio di impadronirsi delle loro vite, si incroceranno sulla Dublin, la nave che in una mattina d’estate spiegherà le vele diretta a Christchurch, Nuova Zelanda. Impossibile dire se ad attendere Helen e Gwyneira ci saranno amore e felicità, ma il loro cuore batterà all’impazzata non appena scorgeranno all’orizzonte una baia circondata da verdi montagne, oltre le quali comincia il loro futuro.

Recensione
by RoRò

Quando la nave si avvicinò alla terraferma, iniziarono a intravedersi le cime delle montagne che svettavano oltre le nubi, e poi scogliere frastagliate e scoscese dietro cui si innalzavano altre nubi. Era una visione singolare: sembrava che i monti fluttuassero in quell’ovattato candore.

Sarah Lark è in realtà lo pseudonimo dell’autrice tedesca Christiane Gohl (1958, Bochum), ma ha pubblicato alcune opere anche come Ricarda Jordan e Elizabeth Rotenberg. Oltre ai romanzi per adulti si è dedicata ad una collana di libri per bambini sul tema dei cavalli. Ha studiato pedagogia e ha lavorato come giornalista e copywriter. È una grande appassionata della natura e un’amante degli animali al punto che tra le sue passioni annovera la gestione di un piccolo allevamento di cavalli in Spagna.

In questo romanzo, primo di una saga epica ambientata in Nuova Zelanda ai tempi della colonizzazione, evidentemente hanno trovato sfogo alcune delle sue maggiori passioni. Ma procediamo per gradi partendo con un breve accenno alla trama.

Dalla sinossi sembra davvero una storia avvincente e devo ammettere che sia l’ambientazione sia il periodo storico sono stati dei forti incentivi alla lettura. Siamo a metà del secolo XIX, e per una strana serie di circostanze la vita di due giovani donne molto diverse tra loro sembra intrecciarsi inevitabilmente. Entrambe sognano un nuova vita in un luogo dove poter ricominciare da capo e coltivare i propri sogni: quello di un caldo focolare per Helen, una calma e dolce istitutrice, e quello di avventura e indipendenza per l’intraprendente e battagliera lady Gwyneira. Come è facile intuire non avranno vita facile e troveranno non pochi ostacoli sul proprio cammino. Il marito a cui si è promessa Helen, in effetti senza averlo mai incontrato, non è quel gentiluomo che traspare dalle forbite lettere d’amore che i due si sono scambiati, così come il nobile gentleman a cui è stata promessa Gwyn non è il più passionale dei mariti.

I presupposti per grande un romanzo di successo sembrano esserci tutti ma per quanto mi riguarda è stato un flop. Il romanzo insomma è floscio.

La Lark si trova tra le mani quella che potrebbe essere una combinazione esplosiva di elementi e  tutto ciò che riesce a mettere insieme è la classica ciambella senza buco. Non ho trovato particolarmente curato nessun aspetto del romanzo, ad esempio le descrizioni paesaggistiche, nonostante l’autrice abbia lavorato come guida turista in Nuova Zelanda, sono davvero avare, quasi inesistenti. In effetti mi aspettavo che ad un’ambientazione così spettacolare ed esotica riservasse un ruolo da prima donna invece non passa nemmeno come un anonimo personaggio secondario, e ogni volta che mi imbattevo in qualche descrizione naturalistica riflettevo sul fatto che fossero talmente generiche da adattarsi a qualsiasi altra parte del mondo.

La cultura Maori è appena accennata, sembra quasi che non si tratti di un romanzo epico mancando le tematiche principe: avventura, natura, approfondimenti storici e culturali.

«L’amore non è facile» spiegò Marama. «Paul è come una corrente impetuosa, bisogna affrontarla per poter arrivare ai fondali più belli. Ma è una corrente di lacrime, Miss Gwyn. Bisogna placarla con l’amore. Solo così… Paul potrà diventare un uomo…»

Ahimé, nemmeno la componente romance è particolarmente degna di nota. Non è che non ci siano gli elementi eh! Altro che: amori, tradimenti, violenze, invidia, gelosie… di tutto di più, se solo fossero stati realmente argomentati… Il fatto è che lo stile della Lark è veramente elementare, possiede una prosa lineare ed infantile che scarnifica ogni emozione, persino la più potente, quella così profonda e radicata da superare qualsiasi differenza di classe, difficoltà o dubbio. In breve le emozioni di cui parla lei sono solo raccontate. Sono semplice inchiostro su carta e non i vividi tremori che ogni lettore si augura di provare.

Non sono riuscita ad estrarre nessuna citazione degna di nota, ho sperato strada facendo di poter raccogliere qualche piccola perla di saggezza Maori, qualche frase ad effetto di un amante ferito: NIENTE, nothing, nada, rien.

Addirittura nelle ultime 100 pagine sembra che l’autrice stessa si sia stufata di raccontarcela sviluppando una narrazione frammentaria e lacustre, impantanandosi in una miriade di piccoli paragrafi a mo’ di concentranti bignami. Una cosa imbarazzante. In 20 righe arrabattava e sistemava la vicenda come meglio poteva per far tornare alla svelta i conti. Ho quasi sospettato che scrivesse sotto minaccia, già immaginavo il suo editor, che dopo quattrocento pagine le puntava alla tempia un fucile urlando “Coraggio! Sbrigati a finire sta solfa, che dobbiamo lanciarla nel mondo intero entro stanotte!”.

In ultimo si mantiene sullo stesso livello qualitativo anche l’introspezione dei personaggi che somigliano a dei dagherrotipi consunti dal tempo e l’usura, io personalmente non sono riuscita a simpatizzare con nessuno di loro e devo ammettere che già questo risultato, da solo, è notevole.

In conclusione sono abbastanza delusa da questo romanzo e mi auguro vivamente si tratti del classico romanzo d’esordio in cui c’è da aggiustare il tiro, fortuna vuole che non dovremo attendere molto per saperlo, giacché il 5 giugno la Sonzogno è già uscita con il secondo romanzo di questa serie: “Il canto dei Maori”. A risentirci.

Il Corsaro NeroTitolo: Il canto dei Maori
Autore: Sarah Lark
Serie: Neuseeland#2
Edito da: Sonzogno
Prezzo: 19,00 €
Genere: Fiction, Storico, Romance
Pagine: 576 p.
Votohttp://sognandoleggendo.net/wp-content/uploads/2Bstelle29.png

  

Trama: Nuova Zelanda, Queenstown, 1893. L’arrivo del giovane forestiero alla locanda desta in Elaine un’insolita curiosità. Con quell’aria sgualcita, sporco e un paio di stivali robusti, William Martyn a prima vista sembra uno dei tanti cercatori d’oro decisi a far fortuna in quel luogo sperduto tra fiumi e montagne. Eppure la sua eleganza e lo sguardo che sbuca da sotto lo Stetson con finiture di cavallino rivelano un’agiatezza non comune. Basterà questo a far innamorare Elaine, dal temperamento vivace quanto la lucentezza dei suoi boccoli rossi. L’uomo sembra ricambiare, almeno finché in città non arriverà Kura, la cugina maori di Elaine, il cui fascino esotico e libertà di costumi metteranno in subbuglio l’anima e il corpo di William, ribelle irlandese in fuga. Ma Kura detesta la vita dei magnati della lana che l’attende nella tenuta della nonna Gwyneira sulla Piana di Canterbury; lei vuole diventare una diva dell’opera nei teatri d’Europa. Il suo sogno finirà per rovesciare la scacchiera dei destini di ciascuno, in una terra vergine percorsa da antiche melodie capaci di risvegliare poteri misteriosi e sovrannaturali. Che solo la saggezza maori sa domare. In un mondo in rapida trasformazione per l’arrivo delle prime ferrovie, del lavoro nelle miniere, della macchina da cucire, si snoda l’abile intreccio romanzesco che continua la fortunata saga “neozelandese” che ha conquistato i lettori di mezza Europa. Helen e Gwyneira, le protagoniste del precedente Nella terra della nuvola bianca, sono diventate nonne e tocca alle loro giovani nipoti, Elaine e Kura, occupare il centro della scena. E tramandare alle generazioni future i segreti di due famiglie indissolubilmente legate fino agli antipodi del mondo.

Recensione
by RoRò

Riusciva a tirare fuori da quello strumento suoni distorti,
sembravano quasi voci umane che inquietavano Elaine
perché rispecchiavano il suo tormento.

Il canto dei Maori è il secondo romanzo della saga epico-romantica ambientata nella Nuova Zelanda di fine ottocento. Sarah Lark, l’autrice, ci aveva lasciati nel precedente volume alle vicissitudine delle due eroine, Helen e Gwin, che dopo tanti sacrifici e sofferenze avevano finalmente coronato i loro sogni. Questa volta è la storia di Kura e Elaine, le due nipoti appena quindicenni. Le due ragazze sembrano non poter essere più diverse per aspetto e carattere, ma apparentemente hanno gli stessi gusti in fatto di uomini. La mela della discordia sarà, infatti, un giovane scapestrato irlandese dagli occhi azzurri e dal sorriso micidiale: William Martyn.

Come in tutti i drammi familiari che si rispettano, le due cugine, già mal assortite, si odiano a morte e William servirà loro l’occasione giusta perché la tragedia si consumi. La giovane Elaine, infatti, dovrà subire l’onta di essere scartata a favore della bellezza esotica della cugina Kura. Ma non tutti i mali vengono per nuocere, Elaine si troverà incastrata con un altro belloccio, l’affascinante e tenebroso Thomas, il quale però si rivelerà il suo implacabile e folle aguzzino. Elaine per sfuggire alla morte abbandonerà tutto (capre e cavoli) facendo perdere le tracce di sé. Kura, d’altra parte non è da meno, dopo aver rubato il prezioso fidanzato alla cugina lo abbandonerà, con prole annessa, per inseguire i suoi sogni di successo: lei, infatti, è una prodigiosa cantante d’opera, capace di risvegliare gli spiriti suonando il famoso flauto putorino dei Maori.

Anche questa volta gli ingredienti della ricetta sembrano tutti di prima qualità ma, ahimé, la Lark devo dire ne ha fatto cattivo uso, confermandomi i dubbi riguardo le sue capacità narrative (chi ne vuole sapere di più può leggere la mia recensione al primo volume di questa saga). Il romanzo è davvero corposo, sono quasi seicento pagine di libro, ma non l’ho trovato particolarmente appassionante. Ci sono le stesse manchevolezze del primo episodio: una prosa scialba, introspezione dei personaggi infantile, scarsezza descrittiva, mancanza totale di pathos. Insomma, quando si parla di certi argomenti, anche piuttosto delicati, quali la violenza e gli abusi sulle donne, non lo si può leggere come se si stesse parlando della ricetta di una crostata. I personaggi sembrano tutti dei pupazzi, delle caricature di qualcosa che non si avvicina neanche lontanamente ad una persona in carne ed ossa, la Lark si ferma alla semplice cellulosa. Temo che questo sia il suo limite maggiore. Da un romanzo del genere ci si aspetta qualcosa di intenso, una scrittura accurata e appassionata, paesaggi come fotografie, protagonisti indimenticabili. In tutta onestà, non posso dire che troverete nulla del genere né nel primo né nel secondo romanzo e a questo punto credo nemmeno nei successivi. La Lark non si è mai avvicinata a conquistarmi, nemmeno per sbaglio.

Se dovessi trovare un merito, potrei individuarlo nella scorrevolezza; la sua scrittura è talmente elementare che scorre via senza tanti intoppi e seicento pagine non mi sono mai sembrate così veloci da leggere, ma non sono del tutto sicura che si possa considerare un vero e proprio pregio. Non ho mai apprezzato l’epiteto “da leggere sotto l’ombrellone” ma, giacché ci stiamo avvicinando alle vacanze estive, credo che questo romanzo possa ampiamente rientrare nella categoria.

Mi sono documentata e pare che il terzo episodio sia già stato sfornato, io me l’ero pure procurato in lingua spagnola, El grito de la Tierra, pare che in Spagna questa saga riscuota ampio riscontro, io per parte mia non ho remore alcuna quando affermo che la mia conoscenza con Sarah Lark si possa fermare qui, ma per voi cari lettori chissà potrei anche fare un’eccezione. Come sempre, buone letture.

Booktrailer

 

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