Sangue di mezz’inverno di Mons Kallentoft

Mons KallentoftMons Kallentoft

Nato nel 1968 a Linkoping, Svezia, prima di darsi alla scrittura ha lavorato come giornalista e vissuto in Spagna, dove è ambientato il suo primo romanzo, Pesetas; ha anche scritto un saggio dal titolo Food noir, a tema gastronomico. Sangue di mezz’inverno è il primo romanzo della serie dedicata a Malin Fors e ha portato al suo autore enorme successo in patria e all’estero.

Sito:http://www.monskallentoft.se/pages.aspx?r_id=42883

Titolo: Sangue di mezz’inverno
Autore: Mons Kallentoft
Serie: //
Edito da: Tea
Prezzo: 8,90 €
Genere: Thriller
Pagine: 444 p.
Voto:

Lo sentite il mormorio? Il sussurro inquieto? Il brusio del muschio?
È il bisbiglio dei morti, che raccontano la leggenda. Quelli morti, e i morti ancora vivi

Trama: Un’altra notte, un’altra tormenta di neve. Temperatura: meno trenta. Una cortina di gelo avvolge la città e la brina sulle finestre acceca le case e le coscienze. Questa giornata non è fatta per i vivi, pensa Malin Fors, detective di Linkòping, in Svezia. Divorziata e con una figlia tredicenne avuta quand’era troppo giovane, cerca consolazione nell’alcol e spesso si fa coinvolgere in precarie storie sentimentali.
Questa giornata non è fatta per i vivi. E infatti, nella campagna ghiacciata, impiccato a un albero, è stato ritrovato un uomo. Sui quarant’anni. Nudo. Obeso. Coperto di lividi e di ustioni. Chi l’ha ucciso non ha lasciato tracce. O, se l’ha fatto, ci ha pensato la neve a cancellarle. Perché è stato ucciso? Per un gioco crudele finito male? Per consumare una vendetta covata da anni? Per celebrare un antico rituale di mezz’inverno? La risposta è lì, nascosta tra le pieghe di un’esistenza sempre ai margini, che adesso però reclama attenzione. Che vuole uscire dall’ombra per essere raccontata. Da Malin. Questa giornata non è fatta per i vivi.

Recensione
di Hydra

Non mi lasciate in mezzo alla neve. Fuori.
Divento livido, e poi bianco come tutto il resto
.

Con trenta gradi sottozero, anche un’innocua lacrima si trasforma in una lama sottile che scava a sangue sulla pelle. O basta dimenticarsi dei guanti per scorticarsi la mano poggiata distrattamente su una ringhiera. Il freddo fa male, insomma. E a Linkoping freddo ne fa parecchio. Gela i motori delle macchine, fa scoppiare i tubi delle caldaie; costringe i suoi abitanti ad annaspare tra ghiaccio e neve, ogni volta che osano mettere il muso fuori di casa o dall’ufficio. Ancora più doloroso è sfidare il freddo in piena notte. È pericoloso, anche, doveva essere qualcosa di maledettamente importate allora ad aver spinto qualcuno a trascinare nella neve un uomo di oltre cento chili e issarlo sul ramo di un albero.

Non lasciatemi qui, nel freddo bianco. Il vento ha spilli appuntiti che mi rodono le mani, la faccia, sino a far sparire tutta la pelle gelata. […] Non vedete che scompaio? Non ve ne potrebbe fregare di meno, vero?

A leggerle velocemente la prima volta, se non ci si fa attenzione, si ha qualche dubbio nell’attribuire le parole delle prime pagine. Ma ci sono alcune frasi, alcuni forti indizi, che riveleranno qual è dei tanti personaggi a essere stato lasciato solo al freddo. Però senza quegli indizi, anche andando avanti con la lettura, l’impresa non sarebbe stata facile: ci sarebbe stato solo l’imbarazzo della scelta.
Potrebbe essere la voce dell’investigatrice protagonista, Malin. Persona energica, ma un tantino incline a rimuginare su cosa non va e cosa non è andato nella sua vita.
Potrebbe essere qualcuno a caso dei comprimari. Anche il tassello della squadra meno importante riesce a fare capolino coi suoi pensieri e le sue difficoltà tra un capitolo e l’altro, potrebbe averlo fatto anche nella prima pagina.
Potrebbe essere la vittima. Il suo cadavere non la smette di osservare e commentare tra sè quello che accade ai vivi dopo la sua morte, magari era proprio lui a borbottare in quella pagina.
Potrebbe essere l’assassino. Hanno tutti il proprio spazio confessioni qui, perché lui no? Anche perché si suppone che almeno alla fine una confessione debba farla, prima pagina o ultima pagina cosa cambia?
Insomma, quello degli svedesi pare essere un popolo che medita. Sarà il freddo, saranno le lunghe ore di buio invernali. Ma gli scrittori di quelle parti sembrano tenerci parecchio a far vedere che lassù non è tutto rose e fiori (sono almeno cinquant’anni di thriller che lo fanno). Kallentoft in particolare sembra tenerci davvero tanto, e capisco che tutto questo concerto di voci possa stufare qualche lettore. Ma chi conosce gli scandinavi ormai dovrebbe averci fatto il palato.

Ma che cosa vi ho fatto? Ditemi: cos’ho fatto? Cos’è successo?

È una morte abbastanza orribile quella toccata in sorte alla povera vittima, e c’è da sperare che se la fosse meritata. Sapere che il male arriva come ricompensa per qualcosa è sicuramente più consolante. Che chi sbaglia in qualche modo alla fine paga, e che a nessuno tocca a una sorte orrenda senza motivo. Ma del povero uomo appeso all’albero nessuno pare conoscere nemmeno il nome; tutti lo vedevano ma nessuno s’era mai scomodato a offrirgli una parola. Aveva fatto qualcosa per meritare una vita di abbandono, pregiudizi e vicini freddi? Si spera di sì.

Siamo mai stati vivi, o siamo già morti da un pezzo, in una stanza tanto angusta da non lasciare spazio a nessun amore?

Si spera, ma l’impressione che accompagnerà per tutte le quattrocento e passa pagine di indagini non sarà solo quella della solitudine, e nemmeno quella del gelo: la terza protagonista, last but not the laest, è l’ingiustizia. Non quella dei tribunali, ma la crudeltà che gli umani riescono a compiere senza rendersene conto, e anche rendendosene perfettamente conto. Che andrà a cadere su qualcuno che non meritava tutto quanto.
Non è una lettura molto gratificante per l’animo, questo Sangue di Mezz’inverno. Sembra che tra quelle pagine nessuno riesca mai a essere felice, che anche a provare a lasciarsi il male alle spalle quello trovi sempre il modo di riaprire le ferite e fare ancora più danni.
Ma è narrato però in maniera tenue, attraverso il suddetto coro di voci che si tempestano di domande e pensieri. Alla fine di sangue e violenza fisica non ne vengono descritti poi tanti, anche se dolore ce n’è molto.

Chiunque voi siate, dite che venite in amicizia. Dite che portate amore.
Promettetemelo.
Promettetemi tutto.
Promettete.

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