Segnalazione: “Nell’anno della tigre” di Silvana Mazzocchi

Anteprima

Sognando Leggendo vi segnala l’uscita del 7 Maggio per la casa editrice Feltrinelli, per la collana Zoom:

Silvana Mazzocchi

Nell’anno della tigre

nell'anno della tigre

“La giustizia è sotto l’albero della parola”

datilibro

Titolo: Nell’anno della tigre
Autore: Silvana Mazzocchi
Introduce: Adriana Faranda
Edito da: Feltrinelli
Collana: Zoom Macro
Prezzo: ebook 4.99 €
Uscita: 7 Maggio 2015
Genere: Cronaca, storico
Pagine: 330 pag.

Trama: “Da anni si riaprono inchieste, si varano nuove commissioni, si spera nella consultazione dei documenti desecretati. Attorno alla tragedia del sequestro di Aldo Moro, i polveroni sollevati sono stati innumerevoli. Mi chiedo quanti siano stati provocati da chi cercava la verità e da chi invece cercava di nasconderne una parte.” Nella lunga, inedita Introduzione a Nell’anno della tigre di Silvana Mazzocchi, nel quale la giornalista de “la Repubblica” narra il percorso politico e personale dell’ex dirigente della colonna romana delle Br, le scelte che la portarono alla lotta armata e successivamente a dissociarsene, attraverso l’ammissione dei propri errori e responsabilità. Una storia che si protrae fino a oggi con l’istituzione di una commissione bicamerale incaricata di far luce sugli aspetti ancora in ombra di quegli eventi e le recenti dichiarazioni proprio in sede di commissione di Clemente Mastella e Monsignor Mennini. Il libro nasce da decine di colloqui intercorsi tra l’autrice e la protagonista di una vicenda che scandisce quindici anni della nostra storia contemporanea e che culmina nel sequestro di Aldo Moro il 16 marzo 1978. Completano il ricco quadro della vita e della persona di Adriana Faranda le testimonianze raccolte presso i familiari e alcuni di coloro che quegli eventi li vissero in prima linea come il giudice Ferdinando Imposimato, il giornalista Lanfranco Pace e Claudio Signorile, di chi come Anna Laura Braghetti, Valerio Morucci accompagnò il percorso politico della Faranda. “Oggi mi domando quale demone ci portò a scegliere le armi invece di stare al fianco dei pretori d’assalto che denunciavano la truffa e furono lasciati soli. Le esistenze di tutti sarebbero cambiate in meglio, da ambo le parti, e molti destini avrebbero visto cambiare il loro corso. Ci sentivamo combattenti della libertà,” spiega ancora Faranda a proposito di quegli anni nell’Introduzione, “ma raramente ho affrontato discussioni sulla sua essenza. Cos’è la libertà? Cosa ne avremmo fatto, dopo? Come l’avremmo intesa? L’avremmo dimensionata all’interno di una visione olistica del mondo o derivata meccanicamente dal principio del danno?”

Un testo ancora oggi indispensabile perché, come ci ricorda Adriana Faranda, è quando – come oggi – “nulla può essere rimesso in fila dentro un ordine rassicurante, che la tracimazione può ritrovare un senso. Un senso che non sia di perdita, ma che vada verso il volto dell’altro.” Ma senza illuderci perché, ci rammenta “Alla fine, scelsi la guerra. Era per me ‘la’ guerra. L’ultima, quella che avrebbe liberato. Che ingenuità. Come potrebbe una guerra che è quantità di morte, volume di fuoco, partorire qualità di vita? Eppure, c’è chi ancora lo pensa.” E proprio per questo motivo, capire e ricordare diventa fondamentale.

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Per maggiori informazioni zoom.feltrinelli.it

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