Shadowhunters: Città di ossa. Il film

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Shadowhunters: Città di Ossa

Titolo: The Mortal Instruments: City of Bones
Regia: Harald Swart
Sceneggiatura: Jessica Postigo, Cassandra Clare
Genere: Urban Fantasy
Durata: 130 minuti
Interpreti:

  •  Lily Collins: Clary Fray
  •  Jamie Campbell Bower: Jace
  •  Robert Sheehan: Simon
  •  Kevin Durand: Emil Pangborn
  •   Robert Maillet: Samuel Blackwell
  •   Lena Haedey: Jocelyn Fray

Nelle sale italiane dal: 28 agosto 2013

Voto:

Trailer

Trama: Trasposizione cinematografica di “Shadow Hunters – Città di Ossa”, primo capitolo della saga di Cassandra Clare.
Ambientato nella New York di oggi, Shadowhunters – Città di ossa ha come protagonista Clary Fray (Lily Collins), un’adolescente in apparenza come tante altre, che scopre di essere la discendente di una stirpe di Shadowhunters, una cellula segreta di semi-angeli guerrieri, impegnati in un’antica battaglia tesa a proteggere il nostro mondo dai demoni. Dopo la scomparsa della madre, Clary si unisce a un gruppo di Shadowhunters, che le fanno conoscere una diversa e pericolosa New York, infestata da demoni, stregoni, vampiri, licantropi e altre terribili creature.

Recensione
di Jacopo Giunchi

Come promesso qualche tempo fa, recensiamo questo film da poco uscito nelle sale. Data la grande base di fan della saga, c’era una grande attesa per questo adattamento, ma purtroppo il risultato non si è rivelato all’altezza delle aspettative.

La sceneggiatura presenta numerosi problemi e discrepanze con il libro, nonostante sia stata riscritta per intero dopo il rifiuto della prima stesura da parte della Clare, che ha partecipato attivamente al progetto. Si nota sin da subito una cattiva gestione dei tempi, fatta di momenti morti alternati a scene iperveloci al limite della comprensibilità; per far coincidere la suddivisione della storia, il film copre l’intero arco narrativo del primo libro, che è abbastanza lungo e intricato, il che costringe a stipare nelle due ore fin troppi avvenimenti: questa saturazione rende la pellicola poco digeribile e incapace di coinvolgere lo spettatore. I singoli personaggi non riescono ad emergere e l’ambientazione non riesce ad essere pienamente compresa (a chi non ha letto il libro), a dispetto dei molti  “spiegoni”; nonostante ciò non mancano pesanti “tagli” dal libro originale, come l’assenza di alcuni personaggi e sono anche presenti poco graditi spoiler sui libri successivi.

La cosa che manca a questa sceneggiatura, però, è soprattutto il pathos. Le scene d’amore sono una farsa ridicola e i conflitti tra i personaggi appena accennati. Questo è dovuto in gran parte all’uso delle musiche: una colonna sonora molto debole che sa di “riciclato” da altri film e che spesso non viene nemmeno utilizzata, uccidendo il potenziale emotivo delle scene. Si salva forse qualche scena d’azione girata decentemente. Inoltre mancano colpi di scena che invece erano una caratteristica del libro; il film si “autospoilera” facendo intendere allo spettatore fatti che dovrebbero essere rivelati solo successivamente: per fare un esempio, quando Luke rivela di essere un licantropo, nessuno si stupisce, dato che la sua natura viene rivelata sin da subito, perché emette dei ringhi animaleschi (senza apparente motivo).

La regia è stata affidata a Harald Swart, diciamocelo, un autore di filmetti che ancora una volta non si smentisce. La fotografia “dark patinato”, già di per sé abusata e stucchevole, è qui portata ad un eccesso quasi parodistico. Le soluzioni di regia utilizzate (campi ravvicinati, azione iperveloce e svolgimento lento, totale sui dialoghi) sono poco felici e accentuano i summenzionati problemi di sceneggiatura. Viene posta un enfasi esasperata sull’esclusività del club dei cacciatori, con carrellate di Jace e compagnia che avanzano spavaldi manco fossero le iene di Tarantino. Costumi tutto sommato decenti: sicuramente inverosimili ma gradevoli da guardare.

Sugli attori si è molto discusso anche prima che il film uscisse e le scelte, almeno a livello di volti, parevano convincenti. Purtroppo la loro recitazione non si è dimostrata all’altezza. Qui pesa molto la giovane età e l’inesperienza (sebbene siano tutti palesemente più anziani dei personaggi che interpretano), anche se io sono dell’idea che con una buona regia sia possibile far brillare chiunque (ovviamente non è questo il caso). Lily Collins pare a disagio nel ruolo di eroina urban fantasy e la sua interpretazione è al livello di una puntata di Buffy. J.C. Bower è quello che forse si salva fra tutti: sicuramente “buca lo schermo” e sicuramente rende bene il carattere ombroso di Jace, ma le cose vanno peggio nelle scene un po’ più impegnative (quando deve pronunciare più di tre parole). Si sperava molto sull’humor di Robert Sheehan, che effettivamente è uno dei migliori in campo, ma nemmeno lui migliora di molto il livello generale della recitazione.

In conclusione, un brutto film. I lettori della Clare sicuramente andranno a vederlo in ogni caso, come ben sanno i produttori, ma credo sia un tentativo morto in partenza di espandere il franchise, sulla scia morente del successo dei film YA. Il seguito è già in pre-produzione, ma è possibile che non veda mai la luce, visto gli scarsi incassi che si prospettano per City of Bones.

– Jacopo Giunchi

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