Speciale Fumetteria: Trent’anni di Ranma ½

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Recensioni Fumetti&Manga
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Ranma½
di Rumiko Takahashi

Il manga e l’anime

La copertina del primo volume italiano di Ranma

Trama: Soun Tendo piange dalla gioia. Oggi gli è arrivata una cartolina dalla Cina in cui il suo miglior amico, nonché compagno di studi marziali, Genma Saotome gli annuncia il suo ritorno in Giappone insieme al figlio Ranma. Tanto tempo prima i due avevano deciso di unire le rispettive scuole di arti marziali attraverso il matrimonio dei loro rispettivi eredi, e ora quel giorno sembra essere arrivato. Tuttavia, ad arrivare dalla Cina non sono Genma e suo figlio Ranma, ma un grosso panda e una ragazza. Viene presto rivelato il mistero: nel corso del loro allenamento, i due hanno fatto tappa presso le sorgenti maledette, Jusenkyo, finendo per caderci dentro. Da allora, i due sono caduti vittime della maledizione di quelle sorgenti ed assumeranno una seconda e diversa forma quando bagnati dall’acqua fredda. Genma diventa un panda e Ranma…una ragazza. Visto il suo particolare stato, la famiglia Tendo decide che la sua fidanzata sarà Akane: un maschiaccio, violenta, le cui capacità culinarie non vanno oltre il saper bollire l’acqua, la cui unica passione è il combattimento e che odia i ragazzi…

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Recensioneù

di Francesco Mirabella

Yappa-pa, Yappa-pa ii Shan Ten, è follia è magia ma non sai perché…Yappa-pa, Yappa-pa ii Shan Ten, calda è, fredda è, differenza c’è...

Era il 19 Agosto del 1987 quando Ranma fece il suo debutto nel numero 36 di Weekly Shonen Sunday. Come ha dichiarato in un’intervista pubblicata sulla testata Neverland, Rumiko Takahashi voleva creare un manga con un protagonista maschile, ma non era sicura di poter rappresentare un maschio al 100%, da cui l’idea geniale di un personaggio metà uomo e metà donna. Il manga ottenne un grande successo, vincendo nel biennio successivo il titolo di “Miglior Manga umoristico dell’anno”, arrivando a vendere 53 milioni di copie nel solo Giappone conquistando così il 26° posto nella lista dei manga più venduti di sempre e responsabile, da solo, di un quarto delle vendite complessive delle opere della talentuosa Takahashi. Il manga è composto da 407 capitoli divisi in 38 volumi ed ha concluso la sua pubblicazione nel 1996. In Italia il manga fu importato dalla Granata Press nel 1992 e, quando questa fallì nel 1996, i diritti passarono alla Star Comics che da allora ha pubblicato due versioni del manga: una prima sulla testata Neverland pubblicata in 53 volumi dal Giugno 1996 all’Ottobre 1998 e una ristampa sulla testata Greatest che riprende la divisione originale in 38 volumi, pubblicata tra il 2001 e il 2004.

Il manga ottenne una sua trasposizione animata dopo appena due anni dall’uscita del primo capitolo, sfornando ben 161 episodi divisi in sette stagioni trasmesse dal 1989 al 1992 e, sebbene questa serie non abbia mai dato una vera conclusione alla storia, si può affermare che l’artefice del successo internazionale di Ranma sia proprio l’anime. Ranma 1/2, infatti, è stato tra i primi anime a diventare popolari in Nord America, apripista di quello che poi sarà il successo internazionale dell’animazione giapponese, e il primo anime ad essere doppiato in inglese, senza subire tagli.

In Italia, Ranma è stato doppiato due volte: una versione integrale per il mercato home video e una versione censurata per essere trasmessa in chiaro. Le divergenze iniziano a farsi sentire dall’episodio 51 in poi, poiché i primi 50 (effettuati dalla Granata Press, la stessa che si occupava del manga, poi fallita) sono gli stessi per entrambi i doppiaggi. Trasmesso nella fascia “Zap Zap”, fascia pre-serale destinata a un pubblico giovane e giovanissimo della rete TMC nel 1997, i primi 50 episodi avevano, tutto sommato, poche censure e perlopiù legate a singole scene di nudità femminile. Dall’episodio 51 in poi, le censure si estesero ad intere scene, scomparvero i sottotitoli che traducevano le scritte giapponesi presenti e molti riferimenti alla cucina e alla cultura giapponese vennero radicalmente cambiati (un esempio su tutti? Le alghe verdi, usate nella cucina giapponese, si traducono in “prezzemolo”) e alcuni episodi non vennero trasmessi. La qualità della serie censurata (mandata poi in onda dal 1999 al 2003 da Europa7) è universalmente ritenuta inferiore a quella della serie integrale poi mandata in onda da MTV: tante censure, tanti errori di traduzione e, sopratutto, la presenza di un cast di doppiatori differente da quelli presenti nei primi 50 episodi mentre la versione integrale aveva di fatto “ereditato” il cast della Granata Press, dando quindi maggiore continuità alla serie stessa. Purtroppo, la versione integrale si conclude con l’episodio 125, così gli episodi che vanno dal 126 al 161 rimangono, ancora oggi, disponibili solo in versione censurata.

Ad essere onesti, la qualità dell’anime non è sempre eccelsa. Prima di tutto, l’anime raggiunse rapidamente il manga il che ha portato alla produzione di dozzine di episodi filler con nessun rapporto alla trama principale che hanno di fatto alterato la caratterizzazione dei personaggi tanto da rendere il Ranma dell’anime un personaggio molto differente da quello dell’anime. La stessa qualità dell’animazione inizia a calare già dalla seconda stagione, per poi riprendersi dalla quinta e raggiungere il massimo negli OAV e nei film. Tuttavia, nonostante i suoi difetti, nonostante le censure, nonostante tutti gli ostacoli, chiunque abbia guardato Ranma non può che ricordarlo con affetto e nostalgia.

Perché?

Prima di tutto, non si può non parlare del cast dell’opera, un cast ricco di personaggi diversi e memorabili, spesso ridicoli ma sempre capaci di tirar fuori momenti di pura badassitude nel puro stile shonen, senza mai esagerare. Come non affezionarsi a Ryoga e al suo alter ego P-chan, un personaggio in grado di perdersi all’interno di un’abitazione ma anche capace di radere al suolo un edificio? O a Genma, che passa quasi più tempo nella sua forma di panda comunicando attraverso l’uso di cartelli che in forma umana, ma che è capace di creare non una, ma ben due distruttive arti marziali? Ogni personaggio ha una distinta personalità che va anche a riflettersi nel suo stile di combattimento, creando combinazioni sempre nuove.

In secondo luogo, in Ranma manca quella spaventosa crescita delle capacità combattive che affligge gli Shonen d’azione e trasforma il protagonista da “molto forte” a “distruttore di mondi” in due, tre archi narrativi. Ranma riesce ad essere memorabile senza tirare in mezzo il destino del pianeta: la quasi totalità della storia si svolge infatti a Nerima, uno dei quartieri di Tokyo. E quando i protagonisti sono costretti a recarsi altrove, allora il lettore sa già che la storia sta per prendere una piega diversa, più drammatica, senza mai rinunciare però a momenti di levità. La Takanashi riesce a gestire magistralmente la componente dell’azione all’interno del manga, creando battaglie sempre interessanti in cui l’elemento tattico gioca sempre un ruolo prevalente; nessuna escalation dove chi vince è quello che si limita a picchiare più forte o a lanciare l’onda più grossa, ma capire qual è il modo migliore di affrontare l’avversario, fare leva sulle sue debolezze e sulle caratteristiche uniche delle tecniche. L’autrice ha creato una grande varietà di tecniche tutte diverse e di stili di combattimento unici (alcuni dei quali volutamente assurdi) in grado di soddisfare l’appetito del target di riferimento e non solo.

Infine, come non menzionare quello che è stato chiamato “il dodecaedro dell’amore”; quella fitta rete di amore, odio, amicizia e tutto quello che passa in mezzo tra una decina di personaggi. Per fare un unico esempio: Shampoo ama Ranma, con cui si è accidentalmente fidanzata per via delle leggi del suo villaggio, ma odiava la sua parte femminile e disprezza Akane. Shampoo è a sua volta amata dal Gatto Fantasma e da Mousse, che lei a malapena sopporta, il quale odia Ranma ma impara a rispettarlo come rivale e infine come amico. Complesso? Beh, questo è solo un personaggio. Quello che colpisce però è vedere come si evolvono i rapporti man mano che la storia prosegue e che i personaggi sono costretti a lavorare insieme. Nel manga, i personaggi cambiano e crescono, senza mai perdere quella loro vena comica.

Certo, come tutte le cose, anche Ranma non è esente da debolezze. Come già detto, l’anime trabocca di episodi filler (basti pensare che nella settima stagione solo 10 episodi su 25 seguono il manga) e lo stesso manga, sopratutto nei volumi centrali, finisce con l’intrappolarsi in piccole storie, magari divertenti ma che non aggiungono niente alla trama o alla caratterizzazione dei personaggi; un difetto, questo, che sarà trasmesso al successivo lavoro dell’autrice, Inuyasha, ma è anche il punto debole di ogni opera di Rumiko Takahashi che, per quanto talentuosa, non sempre riesce a gestire il ritmo come dovrebbe. Il capitolo finale ha spaccato la base dei fan perché, di fatto, non conclude veramente la storia. Lascia si presagire che, in futuro, ci sarà un lieto fine e che tutto andrà bene ma, dopo 407 capitoli e nove anni, era lecito aspettarsi una conclusione più esplicita. Insomma, possiamo dire che  c’è un motivo se alcuni chiamano la Takahashi “Regina dello Status Quo”. Né l’anime né i film animati portano poi sullo schermo quelli che saranno gli avversari più temibili e più drammatici dell’intera saga (Herb, Ryu Kumon e Saffron) privandoci quindi di alcuni dei momenti più memorabili del manga.

Ma Ranma non è finito con l’anime. Il primo film animato (Le sette divinità della fortuna) è uscito nel 1991, seguito da altri due film nei due anni successivi. Dal 1993 al 1996 sono stati prodotti 5 OAV (Original Anime Video, produzioni destinate direttamente al mercato home video, spesso di elevata qualità tecnica), i primi quattro divisi in due episodi ciascuno e l’ultimo (OAV Super) da tre episodi. Nel 2008 è andato in onda un ulteriore episodio½, ancora inedito in Italia, tratto da un capitolo del 34° volume del manga il che ci permette di sperare in un futuro adattamento dell’ultimo arco narrativo del manga (volumi 37 e 38) che ci darebbe finalmente la conclusione animata che aspettiamo da tanto tempo.

Ma l’adattamento più recente è sicuramente lo speciale Live Action andato in onda il 9 dicembre 2011 su Nippon Television, in cui vediamo i personaggi di Ranma in carne e ossa; è un special di 90 minuti demenziale, ridicolo, e incredibilmente fiero di esserlo che riesce a trasmettere almeno in parte quella leggerezza tipica dell’opera originale, pur non essendovi fedelissimo.

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Rumiko Takahashi è nata l’10 ottobre 1957 a Niigata. Inizia la sua carriera disegnando Doujinshi (rivista pubblicata in proprio). Debutta professionalmente con la storia Kattena Yatsura nel 1978, che poi svilupperà in quello stesso anno, trasformandola nella sua prima opera lunga Urusei Yatsura, nota in Italia come Lamù. Nel novembre 1980 l’autrice pubblica la sua seconda opera lunga, Maison Ikkoku (Cara Dolce Kyoko, riportata in fumetteria di recente nella Perfect Edition edita dalla Star Comics). Entrambe le opere si concludono nel 1987, anno in cui inizierà Ranma 1/2. Concluso Ranma, inizierà Inuyasha, il suo lavoro più lungo e forse il più popolare in occidente, che ha venduto 45 milioni di copie in Giappone. Attualmente, la Takahashi è alle prese con la sua ultima opera, Kyoukai No Rinne (pubblicata in Italia dalla Star Comics col titolo Rinne). Oltre a queste storie lunghe, tutte oggetto di transposizioni animate), la Takahashi ha pubblicato numerose storie brevi oggi raccolte in 1 or W, Rumic World e nell’antologia Rumic Theater. Rumiko Takahashi è la mangaka donna che ha venduto di più, nonché una tra i mangaka più ricchi del Giappone. Nominata due volte per l’ingresso nella Eisner Hall of Fame (il premio Oscar dei fumetti americani) e indicata dal sito Comicsalliance come una delle 12 cartoonist donne meritevoli del “Lifetime Achievement Recognition”.

Lo stile della Takahashi è facilmente riconoscibile a colpo d’occhio. L’autrice non usa pennino o penna a china (lo strumento più utilizzato oggi) ma preferisce disegnare utilizzando il pennello. Il tratto è semplice, ma incredibilmente efficace: è uno stile shonen Un pannello che riprende più da vicino lo stile Shojo, utilizzato per enfatizzare il romanticismo della scenadolce, per niente spigoloso, dove i personaggi hanno occhi molto grandi che richiamano subito l’attenzione del lettore. Il grande merito della Takahashi è stato quello di cambiare per sempre il modo in cui si designa la figura femminile, sovvertendo i canoni classici imposti dallo stile shojo. Il suo è uno stile che è stato in grado di attirare tanto un pubblico maschile quanto femminile e che ha reso la Takahashi una delle autrici più famose al mondo, nonostante le sue opere trabocchino di cultura giapponese, che spesso diventa un ostacolo alla diffusione oltre i confini della madrepatria.

 

Articolo di Francesco Mirabella

 

P.S. Un piccolo extra per chi non ha mai letto il capitolo finale del manga, chi ha conosciuto soltanto l’anime e vuole avere un’idea di quello che è successo. Questa è la copertina dell’ultimo volume dell’edizione Greatest. Attenzione, alto tasso di spoiler.

 

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