Sto bene. È solo la fine del mondo di Ignazio Tarantino

Capitan Salgari

Ignazio Tarantino

Ignazio Tarantino è nato a Monopoli e vive a Firenze, dove lavora nel campo dell’arte contemporanea.

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Il Corsaro NeroTitolo: Sto bene. È solo la fine del mondo
Autore: Ignazio Tarantino
Serie: //
Edito da: Longanesi (Collana: La Gaja Scienza)
Prezzo: 14,90 €
Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 3oo p.
Votohttp://sognandoleggendo.net/wp-content/uploads/4Bstelle57.png

  

Trama: “It’s the end of the world as we know it (and I feel fine)” cantavano i R.E.M. alla fine degli anni Ottanta e con loro tutti gli adolescenti di quel periodo. Tutti tranne Giuliano, per il quale la libertà di poterla cantare a squarciagola è stata una difficile conquista. Giuliano è l’ultimo nato di una numerosa famiglia meridionale. Sua madre, Assunta, è una donna mite e devota che ha annientato se stessa per occuparsi dei figli. Il padre è un depresso cronico, che sfoga in modo violento la sua frustrazione. Un giorno Assunta accoglie in casa due sconosciuti in abiti eleganti che, annunciandole l’imminente giudizio di Dio, le promettono la felicità e la salvezza eterna destinate agli “eletti”. L’ingresso di Assunta in seno alla “Società” porterà a drastici cambiamenti nella sua vita e in quella dei suoi figli, costretti loro malgrado a condividerne la scelta. Soprattutto Giuliano, combattuto tra il desiderio di assecondare le imposizioni e le manie religiose di una madre sempre più ossessionata dal peccato e il tormento che gli procura una vita di privazioni incomprensibili: l’isolamento a scuola, un amore soffocato e vissuto come colpa da nascondere, le sue giornate non più scandite da feste, partite di pallone o gite al mare ma dalle cupe assemblee nella “Sala del Regno” e dal servizio di testimonianza porta a porta.

Recensione
di Debora

Davvero una piacevole scoperta che dimostra come un autore italiano possa riuscire nel cimentarsi in un’opera originale, che tratti di argomenti nuovi che potrebbero anche far nascere discussioni o polemiche nel pubblico di lettori o nella critica. Solo questo fatto mi porta a fare un grandissimo augurio a questo giovane autore che in questo libro ci vuole anche raccontare, attraverso la voce narrante del piccolo Giuliano, la sua storia e quella di sua madre che casualmente viene a contatto con un’altra “fede”. Lo metto tra virgolette perché dopo aver letto questo libro mi sono posta moltissime domande sull’argomento e mi sono chiesta fino a che punto la fede si possa chiamare tale, e quando invece estremizza così tanto le sue regole da farla diventare una setta.

Qui ogni lettore potrà avere forse la sua opinione personale; certo è che dal libro, appare evidente come la vita di Giuliano, una volta abbracciate le scelte di vita della madre, sia limitato nella sua esistenza. Viene isolato e anche le cose più semplici, come una festa di compleanno, gli vengono negate. Anche su questo isolamento veramente c’è da fare un pensiero; una persona può essere esclusa e evitata, solo perché si ignora il suo mondo, la sua visione della vita? Forse si, quando dall’altra parte non si coglie nessuna volontà di socializzazione. Insomma, se inizialmente Giuliano trova qualcuno con cui parlare, poi le cose si faranno sempre più complicate.
L’autore non nomina mai l’orientamento religioso descritto, ma da molti messaggi che ci lancia si può facilmente capire che si tratti dei Testimoni di Geova.

La madre è sicuramente quella che risveglierà più sentimenti nei lettori, soprattutto quando si troverà a scegliere se fare o meno la trasfusione di sangue a uno dei suoi figli. All’inizio il lettore si trova a giustificarla, perché la sua vita è stata difficile, sempre dietro ai fornelli, alle pulizie domestiche, ai figli, con un marito presente solo quando deve fare il padrone. Quindi la crediamo una donna debole e quando una donna di questo tipo si ritrova alla porta degli uomini che le promettono la salvezza lei ci vuole credere. Per sé stessa e per i suoi figli.

Le promise che se avesse deciso di percorrere la strada che lui le avrebbe indicato tutte le cose brutte sarebbero sparite e soprattutto, che non c’era molto da aspettare per essere felici: il tempo della salvezza era vicino e lui le avrebbe svelato il segreto per ottenerla.

Un’altra delle cose che ho apprezzato di più è la narrazione attraverso gli occhi di Giovanni. Lo fa in maniera molto semplice e con gli occhi stupiti di un bambino che si pone domande sui comportamenti assurdi della madre e di chi lo circonda. Allo stesso tempo però l’autore utilizza anche delle metafore e delle espressioni davvero originali.

Le dita di mia madre, come mostruosi lombrichi preistorici, scavarono cunicoli sulle pendici del vulcano e lo fecero collassare, poi lo strizzarono e lo rimescolarono finché la poltiglia filamentosa non diventò un ammasso compatto.

Un libro consigliato, che vi farà pensare sicuramente. La mia domanda è ancora aperta: la fede è una scelta credo io, quindi perché obbligare a seguire determinate regole? Non dovrebbero essere necessarie se davvero nel profondo, crediamo. Voi cosa ne pensate?

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