Storia di una ladra di libri di Markus Zusak

Storia di una ladra di libri

di Markus Zusak

autrice

Markus Zusak, pluripremiato autore di libri per ragazzi, con questo romanzo rivela un talento promettente nella narrativa per adulti. Nato nel 1975 a Sydney, dove tuttora vive, da madre tedesca e padre austriaco, per questo libro si è ispirato alle esperienze vissute dai genitori durante il nazismo.

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TitoloStoria di una ladra di libri
Autore: Markus Zusak (Traduttore: Gian M. Giunghese)
Serie: //
Edito da:  Frassinelli
Prezzo: 16,90 €
Genere: Storico, Narrativa, Sentimentale
Pagine: 576 p.
Voto: http://i249.photobucket.com/albums/gg203/nasreen4444/SognandoLeggendo/2Astelle.png

  

Trama: È il 1939 nella Germania nazista. Tutto il Paese è col fiato sospeso. La Morte non ha mai avuto tanto da fare, ed è solo l’inizio. Il giorno del funerale del suo fratellino, Liesel Meminger raccoglie un oggetto seminascosto nella neve, qualcosa di sconosciuto e confortante al tempo stesso, un libricino abbandonato lì, forse, o dimenticato dai custodi del minuscolo cimitero. Liesel non ci pensa due volte, le pare un segno, la prova tangibile di un ricordo per il futuro: lo ruba e lo porta con sé. Così comincia la storia di una piccola ladra, la storia d’amore di Liesel con i libri e con le parole, che per lei diventano un talismano contro l’orrore che la circonda. Grazie al padre adottivo impara a leggere e ben presto si fa più esperta e temeraria: prima strappa i libri ai roghi nazisti perché «ai tedeschi piaceva bruciare cose. Negozi, sinagoghe, case e libri», poi li sottrae dalla biblioteca della moglie del sindaco, e interviene tutte le volte che ce n’è uno in pericolo. Lei li salva, come farebbe con qualsiasi creatura. Ma i tempi si fanno sempre più difficili. Quando la famiglia putativa di Liesel nasconde un ebreo in cantina, il mondo della ragazzina all’improvviso diventa più piccolo. E, al contempo, più vasto.

Recensioneùby Nasreen

A volte accade anche ai migliori di arrivare al cinema a vedere un film senza aver letto in precedenza il romanzo. I lettori accaniti non commettono spesso questo errore, ma succede, e a quel punto non resta altro da fare che uscire dal cinema e gettarsi immediatamente in libreria.

Altre volte accade che, dopo il film, si sia così entusiasti e commossi che si ha quasi paura di avviare la lettura, perché, si sa, il film non è mai all’altezza del romanzo e scoprire in seguito i punti deboli di un film che ti ha colpita così profondamente è un duro colpo, senza contare che la mancanza di aspettativa nei confronti della trama a volte blocca.

Nel caso di Storia di una Ladra di Libri di Markus Zusak, conosciuta anche come La bambina che salvava i libri con la prima edizione del 2007, è accaduto proprio questo. Il film era stato bello, avvincente, coinvolgente e incredibilmente ben fatto, sono scivolate via anche un paio di lacrime verso la fine, e leggere il romanzo avrebbe potuto distruggere questa convinzione. Cosa che puntualmente è accaduto, anche se non del tutto.

Storia di ladra di libri è un bellissimo libro. Punto, non c’è altro da dire. Va aggiunto però, che fortunatamente si arriva a un punto della narrazione dove le vicende si distaccano talmente tanto dal film – che invece di limitarsi a saltare o limare come fanno di solito, ha direttamente tagliato e rimescolato moltissimi tratti della trama – da sembrare due racconti diversi. Quando il lettore si rende conto di questa disgiunzione, cessa fortunatamente di fare paragoni o di cercare punti di contatto fra le due opere e si gode semplicemente la lettura.

Il film è stato bello, interessante e piacevolissimo, ma il libro di più. Molto, molto di più.

Il punto di forza assoluta di questo romanzo, a mio avviso, è la narrazione dei fatti dal punto di vista di Morte, che si innalza dal ruolo di semplice sostantivo e diviene un soggetto narrante. Morte è presente fra gli umani, li accoglie fra le sue braccia quando è il momento e cerca di non commettere mai l’errore di guardarsi indietro, di osservare chi rimane a piangere quelle anime che ai suoi occhi appaiono come sfumature di colori. Morte è spigliata, chiacchierona, interessante, sagace e incredibilmente ironica. Non ha sesso, ma a volte appare materna e quasi schiacciata dal suo ruolo, e in altre fredda e impietosa come il più cinico dei comandati. Ma Morte, proprio nelle prime pagine, ci informa di aver commesso un errore una volta, di aver trasgredito alla sua regola più importante: si è guardata indietro.

È accaduto nel 1939, quando ha incontrato per la prima volta Liesel Meminger, 9 anni, in un treno in mezzo al bianco accecante della neve appena caduta. Era andata a raccogliere la piccola anima di un bambino, morto nel sonno fra le braccia della madre, e non avrebbe dovuto fare altro, se non fosse successo che, nel momento esatto in cui ebbe il piccolo fra le braccia, la sorella maggiore l’aveva scorta. Liesel si era accorta per prima che il fratellino non era più in vita e da quel momento in poi la bambina sarebbe diventata la personale ossessione di Morte che non avrebbe resistito alla tentazione di andare a farle visita, negli anni, per sapere come stava.

È il 1939, la Seconda Grande Guerra ormai iniziata, e la piccola Liesel vive i primi grandi dolori della sua vita: suo fratello muore e sua madre, una Kommunist, è costretta ad abbandonarla. Inizia così la vita da ladra della Ladra di Libri, con il primo furto, davanti alla tomba del fratellino, mentre i becchini riempiono la fossa nel bianco di una cittadina senza nome. A uno dei due becchini cade un libretto nero e la Ladra di libri, svelta, lo agguanta e se lo stringe al petto. La storia d’amore di Liesel con i libri e le parole ebbe così inizio.

Il primo furto che la segnerà per sempre, un’esistenza dettata da un unico singolo gesto impulsivo di una bambina che ancora non sapeva leggere. La sua carriera riprenderà più tardi, dopo il suo trasferimento a Molching, nella Himmelstrasse, dagli Hubermann, la sua famiglia adottiva. All’arrivo dagli Hubermann, Liesel riuscirà ad aprirsi nuovamente grazie a Papà, Hans Hubermann, che le insegnerà a leggere, parola dopo parola, notte dopo notte, fra un incubo e l’altro, fra gli orrori della Germania hitleriana.

Ci saranno nuovi furti di libri, nuove parole da scoprire e imparare, storie da narrare e musica di fisarmonica da ascoltare. Ci saranno amicizie nuove, amicizie dal profumo d’amore e color limone dei capelli di un ragazzino, Rudy, e amicizie intense, fatte di parole e immagini, come quella coltivata con Max, l’ebreo che finirà per ospitare la cantina della famiglia Hubermann per quasi due anni e che finirà per scrivere per due storie dedicate a Liesel.
Non mancheranno i dolori, le ferite dell’anima e le tragedie. La fame, il lavoro, i furti di frutta per sopravvivere e i continui Heil Hitler!, urlati nascondendo l’odio e il rancore.

E parla di questo Storia di una Ladra di Libri, del potere delle parole e dell’immensa capacità di un testo scritto di farci sopravvivere, di far sopravvivere l’anima di una persona alle brutalità della vita che appiattiscono e abbrutiscono. La possibilità di far vedere un cielo azzurro a un uomo nascosto da 21 mesi sotto un sottoscala, la capacità di far smettere di tremare gli animi con un racconto in un rifugio mentre fuori cadono le bombe radendo tutto al suolo. Liesel salva i libri, rubandoli dai roghi nazisti, dalla casa della triste Signora Hermann… Ma alla fine sarà salvata proprio da quelle stesse storie, consolatorie e rassicuranti.

Un romanzo che entra sottopelle dolcemente, e nell’anima con l’impeto di tifone. Una storia che non si può far a meno di amarla, in tutte le sue sfaccettature, perfino le più dure e crudeli. Un inno alla vita e al potere della parole, assolutamente imperdibile.

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