Suburra. Il Film

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le pellicole che – dicono – stanno sbancando al botteghino

Suburra

 

Titolo: Suburra
Regia: Stefano Sollima
Sceneggiatura: Stefano Rulli, Sandro Petraglia, Carlo Bonini, Giancarlo De Cataldo
Genere: Drammatico, Thriller
Durata: 130 minuti
Interpreti: Pierfrancesco Favino, Claudio Amendola, Alessandro Borghi
Elio Germano, Greta Scarano, Giulia Elettra Gorietti, Adamo Dionisi,
Giacomo Ferrara, Antonello Fassari, Jean- Hugues Anglade

Anno: 2015

Suburra

Recensioneù
di Grove

 

Il termine Suburra viene dal latino Sub-Urbe e con esso veniva indicata quella parte della città popolata dal sottoproletariato urbano. In particolare con esso ci si riferisce ad una zona specifica dell’Antica Roma sulla sommità dei colli Quirinale e Viminale che nonostante fosse un luogo malfamato, teatro di crimini e immoralità si affacciava su un’area monumentale e di servizi pubblici.

Dopo Gomorra – La serie lo sgSUBU1uardo di Stefano Sollima torna su Roma. Dagli anni Ottanta di Romanzo Criminale però si rientra negli anni Duemila e nello specifico nel duemilaundici, anno di grandi cambiamenti nella Capitale. L’atmosfera cambia, non si parla più di una città passiva, mero teatro di eventi controllati dai protagonisti di una storia, ma di una vera e propria entità soprannaturale in grado di intervenire da un momento all’altro. La nerissima Roma di Suburra rimanda ai caratteri tipici degli dei romani e greci; ella possiede una volontà tutta sua, incomprensibile e imprevedibile, che decide di volta in volta sulla vita dei suoi abitanti con una giustizia non tanto diversa da quella che verrebbe affidata ad una roulette russa. La regola è: Roma prende e Roma dà! Umili e potenti vengono premiati e puniti in base al suo umore perennemente cangiante, ma alla resa dei conti tutto sembra girare attorno ad un equilibrio. Eppure il clima è sempre lo stesso nei centotrenta minuti di film, una pioggia incessante intervallata solamente da brevi frangenti di scura calma che precede la tempesta (o l’apocalisse) ci avverte del disgraziato destino di chi decide di vivere entro i confini della Capitale. Persino i più potenti che si illudono di poter mischiare la loro urina con le sacre lacrime della città finSUBU4iscono col riunirsi al volgo, finendo irrimediabilmente con la faccia nel fango. Sollima riesce a marchiare anche questo prodotto con un’atmosfera unica che residua nel cuore dello spettatore, il quale frastornato non può che trascinarsi fuori dalla sala. Come le due serie TV girate dal regista anche Suburra ostenta il dialetto, sottende significati e mostra particolarità legate ai luoghi che solamente un italiano (e il più delle volte solo chi abita la città raffigurata nell’opera) può comprendere appieno. E così vediamo il Dubai Cafè sulla Tiburtina, locale dall’insegna appariscente che chiunque sia passato per quella strada non ha potuto non notare, le sporche acque del Tevere, pronte a risucchiare e a far emergere gli oscuri segreti della città, le defunte spiagge invernali di Ostia e i quartieri abitati dal clan zingaresco romano per eccellenza, che nel film viene celato con il cognome degli “Anacleti”.

Molto di cui vergognarci viene ritratto nelle vicende di Suburra ma finalmente si parla con intelligenza della realtà, anche ad un pubblico internazionale: corruzione e criminalità appaiono così tanto evidenti dall’esterno quanto invisibili al cittadino italiano oramai impigliato nel suo mondo interiore, tra uno smartphone e l’ennesima uscita tra amici per evitare di pensare. La città sembra sempre andare avanti attraverso la sua mondanità che illude e narcotizza, ben rappresentata dalle intense luci notturne e dai fuochi d’artificio tanto che Numero 8, boss della malavita ostiense, sembra domandarsi “Ma che c’è da festeggiare così tanto?”. Molto sembra esser dovuto a “La Grande Bellezza” di Sorrentino da cui viene ripresa sicuramente la doppia faccia di una città così meravigliosa e ricca di un passato inimitabile ma che allo stesso tempo non riesce a nascondere la meschinità e lo squallore. E così sembrano apparire tutti gli abitanti che la popolano. Quelli appartenenti alla malavita romana prSubu5endono in prestito nomi che potrebbero appartenere ad un fumetto: Bacarozzo, Samurai, Numero 8 e così appaiono i loro caratteri, così pregni di mistero da sembrare delle vere e proprie macchiette. L’ottima recitazione, facendo leva sul passato oscuro di questi personaggi, crea delle storie che seppur all’interno di un piccolissimo frangente di vita della Città Eterna, sono in grado di rimanere nel cuore di chi le osserva, nonostante la loro pochezza, il loro mangiare sulle spalle di mille altri. Azzeccata e coinvolgente è la colonna sonora firmata m83 che ci accompagna fino ai titoli di coda.

Suburra è un film d’autore completamente italiano che porta finalmente orgoglio al cinema nostrano, fermo da tempo a rimirare le grandi glorie del passato. Finalmente si torna ad attendere con rinnovata ansia il nuovo film di un nostro regista, che in quanto a temi trattati insieme a Salvatores e Garrone possa risultare una valida alternativa all’”Alto Cinema” di Sorrentino e Moretti.

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~ Grove

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