Teleaddicted: oggi parliamo di “13 Reasons Why”

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13 Reasons Why

 

Una ragazza liceale, Hannah Baker, si suicida. Qualche giorno dopo, un suo compagno di classe, Clay Jensen, trova un pacco sulle scale di casa; all’interno del pacco sono contenute tredici cassette registrate da Hannah in cui la ragazza spiega i tredici motivi che l’hanno spinta a uccidersi, e Clay è uno di quelli. Per scoprire il suo ruolo all’interno della storia della ragazza, Clay comincia ad ascoltare le cassette, ma così facendo rischia di scoprire uno sconvolgente segreto che coinvolge Hannah e alcuni suoi compagni di scuola.


Titolo Originale: 13 Reasons Why
Ideatore: Brian Yorkey
Genere: teen drama
Stagioni: 1 stagione.
Puntate per stagione: 13
Durata singola puntata: 49-61 minuti
Telefilm: in produzione
Paese: Stati Uniti d’America
Rete: Netflix
Rete Italiana: Inedita
Lingua Originale: Inglese




Recensioneù

   di Awanagana

Prima di guardarlo, avevo sentito molti pareri contrastanti, molti dicevano che è un capolavoro altri invece che è sopravvalutato (classico di internet). Molto probabilmente le parole non bastano per descrivere quello che trasmette questa serie, e credo che sia giusto così; è una serie forte che tratta dei temi come il bullismo in tutta la sua crudezza ed ognuno di noi può avere una reazione diversa basata anche sulla propria età e sulle proprie esperienze.

Fin da subito è possibile scorgere tutta la tristezza che prova Clay Jensen mentre ascolta le cassette in cui Hannah racconta i motivi per cui si è tolta la vita e più va avanti più questo dolore si fortifica e lo distrugge internamente poco a poco.

Questo dolore è possibile vederlo graficamente in quanto i colori scelti per quando Hannah è ancora in vita sono più caldi, ma con l’andare avanti delle cassette, questi colori diventano molto più freddi così come li vediamo nel presente in cui ormai Hannah non c’è più.

Clay non è l’unico ad aver ascoltato queste cassette, infatti anche gli altri suoi compagni (che sono menzionati nelle cassette) le hanno ascoltate, ma è possibile notare come loro non soffrano della dipartita di Hannah, anzi iniziano a dire a Clay che quello che Hannah racconta sono in realtà delle frottole raccontate da una ragazza che faceva un dramma per tutto.

Un personaggio molto importante nel corso della storia sarà Tony. Per darvi un idea del suo ruolo, soprattutto all’inizio, potremmo paragonarlo a Virgilio mentre guida Dante nell’inferno, in questo caso Dante è Clay.

Ogni cassetta è un fardello troppo grande che spesso spinge Clay ad avere dei ripensamenti sulla continuazione dell’ascolto di queste cassette, ma proprio quando sta per crollare, Tony gli dice di non farlo e piano piano avremo un idea molto chiara del suo carattere e del suo coinvolgimento con questa storia.

Gli altri personaggi sono caratterizzati alla perfezione, ognuno è diverso dall’altro ed anche le loro reazioni alle cassette sono differenti. Alcuni si pentono amaramente di quello che hanno fatto mentre alcuni riescono addirittura a negare la verità a loro stessi; rappresentano alla perfezione gli stereotipi americani.

Hannah è una ragazza distrutta che ha bisogno di aiuto e anche se non in modo diretto, lo cerca. Ma le persone che gli sono intorno non riescono a sentire questa richiesta di aiuto disperato, ma non solo i suoi compagni, anche gli adulti come i suoi genitori e lo psicologo della scuola non danno importanza a questi segnali credendo che magari siano solo cose passeggere o classici problemi adolescenziali.

La scena del suo suicidio è molto forte, ma credo che sia questo quello che Netflix volesse trasmettere. Non bisogna ignorare certi segnali perché, molto spesso, le persone anche se da fuori sembrano forti in realtà al loro interno possono essere fragili e deboli.

Questo però non giustifica il suicidio, che non viene mai motivato in quanto è una decisione drastica e definitiva che non fa altro che lasciare un vuoto nel cuore delle persone che ti volevano bene e che magari possono aiutarti a superare un periodo difficile, fermandoti dal compiere un gesto simile.

Info e Curiosità

All’inizio Jay Asher, autore del libro a cui la serie è inspirata, aveva pensato di far sopravvivere Hannah ma gli editori gli dissero di farla morire per rendere il messaggio contro il suicidio ed il bullismo ancora più forte. La nostra segnalazione al libro ⇒ QUI

Ho votato questo telefilm:

Editing by CriCra e Simog55

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