The Strain – La serie [L’arrivo – I° puntata]

 

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per tutti gli amanti delle serie TV

The Strain

 

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Titolo Originale: The Strain
Ideatore: Guillermo Del Toro, Chuck Hogan
Genere: Horror, Fantascienza, Drammatico
Stagioni: 1
Puntate per stagione: 13
Durata singola puntata: 43 minuti
Telefilm: In Corso
Paese: America
Rete americata: FX
Rete Italiana: Fox (pay TV)
Lingua Originale: Inglese

 

 

 

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Recensioneù di Grove

La nuova serie TV ideata e girata da Guillermo Del Toro approda sugli schermi italiani, e come ogni prodotto di Del Toro che si rispetti (e Pacific Rim è l’eccezione che conferma la regola) non possono mancare dei toni che vorrebbero essere horror nella vicenda.

La trama si mostra fin da subito come una versione più moderna del classico dell’horror letterario e cinematografico: Dracula. Nel libro di Bram Stoker il vampiro raggiungeva l’Inghilterra viaggiando in una cassa da morto caricata su una nave, che però all’arrivo al porto veniva rinvenuta priva di eqThe Strain3uipaggio. In The Strain la nave viene sostituita da un aereo, che atterra all’aeroporto di New York a luci spente e porte sigillate. Da lì nessuno esce e nessuno entra. Ad investigare viene chiamata una squadra di epidemiologi che scoprirà che al suo interno vi sono centinaia di morti e quattro soli sopravvissuti. Nella stiva inoltre verrà rinvenuta una cassa da morto intarsiata con motivi demoniaci, colma di terra e vermiciattoli che non vedono l’ora di trovare un corpo ospite per insediarvisi. Quello che nel romanzo di Bram Stoker era “solo” un vampiro, quindi una creatura mitica, qui diviene un virus che può essere trasmesso solo con il contagio. La fobia per un’apocalisse epidemica, sempre più ricorrente in questo nuovo millennio, in The Strain si mischia con il sovrannaturale poiché la cassa sembra essere legata ad un antico male. In tutto questo un vecchio gestore di un banco dei pegni, che tiene un cuore sott’acqua in un contenitore, cercherà di avvertire gli epidemiologi del pericolo incombente. Nel mentre un riccone inquietante spererà che la misteriosa cassa possa arrivare integra a Manhattan, chiedendo aiuto ad un tipo losco con delle membrane nittitanti e che a quanto pare può fare a meno di respirare.

La storia è bella carica di elementi interessanti in questa prima puntata, ma già da subito mancano due cose indispensabili per un prodotto horror: l’aura di mistero e la suspense. È vero che ancora non ci è stato spiegato nulla di come stanno le cose, ma la visione nella scena introduttiva (quindi già nei primi 5 minuti) della creatura malefica di turno spezza le gambe a quell’incredibile capacità di riempimento che ha l’immaginazione. E in ogni prodotto horror che si rispetti all’immaginazione viene dato sempre molto spazio; quando ciò non avviene quello che doveva essere un film, o telefilm che sia, dell’orrore diventa per forza di cose qualcos’altro.
Inoltre le scene che dovrebbero contenere suspense non funzionano, un po’ per il sonoro che nella versione doppiata è veramente mal curato, un po’ per la recitazione di alcuni attori che a tratti mi ha ricordato tanto le performance degli attori palesemente rimediati degli episodi de “I Piccoli Brividi”, ma soprattutto per il mancato rispetto per quello che effettivamente può spaventare la mente. E così ci si trova a guardare con indifferenza ciò che accade, e si prova tutto tranne che paura, di fronte a delle creature che sanno tanto di già visto, e non solo al cinema ma anche nei videogiochi. Chi ha giocato ad “Outlast” sa di cosa parlo.

Ultimo particolare che mi ha dato non poco prurito, le luci. Talmente finte e “di scena” che proprio non si riesce a dimenticare che quello che si sta vedendo è solo una serie TV. L’utilizzo delle ombre, anch’esso di grandissima importanza in un horror, è ridotto al minimo poiché tutto ciò che è presente in scena è costantemente illuminaTheStrain2to. E le mille lampade presenti anche nelle abitazioni sembrano voler giustificare questa pessima scelta. Singolare invece l’illuminazione negli interni dell’aereo, dove il blu delle luci da posto va a contrastare abilmente il giallo acceso della tuta degli epidemiologi. L’atmosfera lì si crea.

Infine vorrei discutere sulla particolarità del titolo: The Strain. Tradotto può significare più comunemente “Il ceppo” che in termini medici si riferirebbe al ceppo virale, ad una variante cioè di un determinato virus con il quale condivide un genoma simile ma non uguale. Allo stesso tempo potrebbe essere tradotto in “la specie”. Entrambe le traduzioni potrebbero risultare esatte, già con questa prima puntata.

Insomma il mio primissimo approccio con The Strain non è stato molto positivo, ma sicuramente è troppo presto per archiviare il caso. Quel che è poco ma sicuro è che per ora abbiamo di fronte una serie TV che si avvicina più alla fantascienza che all’horror e che per spaventare dovrà mescolare meglio le proprie carte. Ovviamente sarà d’obbligo aspettare le prossime puntate, anche solo per sperare di potersi rimangiare qualche previsione di troppo.

~ Grove.

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