THE WEDDING di Beth Fantaskey – Capitolo 15°

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THE WEDDING

di Beth Fantaskey

traduzione di Sara Reggiani

 

 

CAPITOLO 15

Me ne stavo in piedi davanti al tavolo a studiare gli oggetti sul vassoio, incapace di decidermi a toccarli. C’era un calice d’argento provvisto di coperchio e decorato con bassorilievi, che raffiguravano piante rampicanti, ormai anneriti dal tempo. Il processo di ossidazione li aveva resi così scuri che nemmeno un’attenta pulizia avrebbe potuto riportarli alla luce. La decorazione ricordava molto quella di pizzo nero del mio abito e la cosa mi rese ancora più sicura di aver scelto il motivo più adatto per l’occasione. Quando avevo disegnato il mio abito, ero entrata in comunicazione con mia madre, e con la madre di mia madre, e con tutte le Dragomir che avevano scelto questo simbolo prima di me nell’arco di centinaia di anni. Le mie antenate avevano sicuramente utilizzato anche il coltello che c’era accanto al calice. E la tazza che conteneva le erbee le strisce di cotone bianco riposte ordinatamente sotto la lama…

La mamma mi posò le mani sulle spalle ancora una volta. Non mi ero nemmeno accorta che lei e Mindy mi avessero raggiunto.
Mi voltai piano verso di lei. «Mamma…?» sussurrai senza sapere cosa volessi chiederle. Allora la mamma mi rassicurò con un sorriso e dalla sua serenità trassi un po’ di coraggio. «Andrà tutto bene» mi promise, poi mi fece girare e mi strinse forte a sé. «Vado a raggiungere gli ospiti ora» disse poi scostandosi un po’ ma tenendo sempre le mie mani fra le sue, come a voler mantenere fino all’ultimo istante un contatto con me.
«Mamma!» protestai aggrappandomi alle sue dita. «Non puoi andartene ora!»
Volevo che rimanesse ad aiutarmi…
Ma lei scuotendo la testa disse. «No, Antanasia. Ora devo andarmene».
Conoscevo mia madre abbastanza bene da capire che aveva deliberatamente scelto quel preciso frangente per andarsene e che altrettanto di proposito mi aveva chiamato col mio nuovo nome. In questo modo voleva ricordarmi che ero una persona adulta ormai. Stavo per sposarmi e avrei dovuto superare tante difficoltà in futuro, e senza il suo aiuto. Era giunto per me il momento di affrontare tutto questo da sola…
«So che è difficile, ma cerca di stare tranquilla» aggiunse la mamma. «Assapora ogni singolo istante di questa serata. Non avere paura – qui si tratta solo di te, di Lucius e della vostra reciproca promessa. Nient’altro conta».
Feci un respiro profondo e risposi: «Lo so».
«Ti voglio bene» disse lei abbracciandomi ancora una volta.
«Anch’io ti voglio bene» sussurrai.
Poi se ne andò lasciando me e Mindy senza dire altro, perché tutte le cose importanti ce le eravamo già dette la notte precedente.
Mindy andò a chiudere la porta poi si voltò verso di me con gli occhi spalancati, visibilmente scossa, come se rimpiangesse già la serenità che Dara Packwood era stata capace di infonderci fino a qualche istante prima. «Mmm… cosa devo fare, Jessica?» mi chiese, lanciando un’occhiata al vassoio. «Devo… aiutarti?»
«No. Rimani qui e basta, in caso qualcosa dovesse andare storto» le dissi. A quelle parole la mia testimone impallidì, ma annuendo disse: «Ok».
Dopo di che sembrò intuire che avevo bisogno di un po’ d’intimità, e indietreggiò di qualche passo. Io mi sedetti al tavolo e, senza concedermi ulteriori esitazioni, allungai il braccio sinistro sul vassoio e con la mano destra presi il coltello.


Pdf Capitolo: The Wedding – Capitolo 15


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CAPITOLO 16

Avvicinai la lama al polso, ma mi fermai. Procurarmi una ferita sarebbe stato doloroso e, se avessi tagliato troppo in profondità, avrei potuto sanguinare eccessivamente. La gente si suicidava tagliandosi le vene del polso… Sapevo che non sarei morta quella notte – non era possibile distruggere un vampiro in quel modo – ma le mani mi tremavano lo stesso, mentre piazzavo la lama nel punto in cui una sottile vena blu sfiorava la superficie della mia pelle. Una cosa era Lucius che in un momento di passione mi mordeva, e un’altra era starsene seduta da sola, come un chirurgo inesperto, a raccogliere il proprio sangue… in un calice che mi sembrava diventare sempre più grande…
Dietro di me, Mindy si spostava nervosamente da un piede all’altro facendo frusciare il suo abitino nero, così capii che dovevo sbrigarmi. Si stava facendo tardi e non volevo fare attendere gli invitati, tantomeno Lucius.
Lucius…
Ovunque fosse, probabilmente nei più segreti recessi della tenuta dei Vladescu, Lucius stava celebrando lo stesso rito. Ma una cosa era certa, la sua mano non tremava. Me lo immaginavo mentre sollevava il coltello con fare disinvolto e la lama entrava in contatto con la sua pelle, tracciando una linea quasi invisibile sul suo braccio. Una linea che nell’arco di pochi secondi sarebbe diventata color cremisi all’affiorare del sangue in superficie. Dopo di che Lucius avrebbe messo il polso sopra il calice…
Con mano più ferma, provai a premere con maggior forza il coltello sul polso e sussultai quando la lama, affilata come quella di un bisturi, tagliò. Premetti ancora un po’, concentrata sulla mia sottile vena blu e udii Mindy trattenere il fiato quando il sangue scuro e denso di colpo iniziò a sgorgare fuori dal taglio, tingendomi il polso di rosso.
All’inizio quel piccolo taglio non mi faceva male, ma dopo poco iniziò a pizzicare finché il fastidio aumentò e dovetti sforzarmi di ignorare quel dolore acuto e pulsante.
Fallo per Lucius… Il peggio è passato…
Preparandomi a sentire altro dolore, spinsi giù la lama di qualche millimetro ancora, poi con movimento rapido e attento girai il braccio con la ferita rivolta verso il basso, e le gocce di sangue, che ora uscivano copiose, iniziarono a cadere a ritmo regolare nel calice. Ero certa che Mindy fosse terrorizzata, e anche un po’ disgustata, da ciò che stavo facendo. Al suo posto, non avendo mai assaggiato e condiviso con altri il sapore del sangue, avrei reagito allo stesso modo. Ma qualcosa in me era cambiato e, nonostante il dolore, non riuscivo a pensare ad altro che alla bellezza del colore di quel liquido. A quanto desideravo condividere la mia vera essenza con Lucius, quella notte, come tante altre in futuro…
«Jess…» La voce di Mindy interruppe il flusso dei miei pensieri e sollevai lo sguardo. Vidi allora che si era avvicinata e che stava osservando con aria preoccupata il mio braccio. «Credo che così possa bastare» disse. «Ora fermati…»
«Sì» le dissi, notando che nel calice si era raccolto sangue a sufficienza. «Basta così». A quel punto adagiai il braccio sul vassoio, con la ferita rivolta all’insù, e con l’altra mano presi la tazzina con le erbe – salice e zenzero – che avrebbero dovuto rallentare il processo di coagulazione del sangue. Le versai nel calice e poi allungai una mano per prendere le bende.
«Vieni qui» disse Mindy e, con mia grande sorpresa, mi afferrò prontamente il braccio sanguinante e prese una delle bende. «Lascia che ti aiuti, così non rischi di sporcarti l’abito».
«Ok» dissi lasciandole premere il pezzo di stoffa sulla mia ferita.
Dopo circa un minuto, quando il sangue smise di tingere la benda, Mindy ne sollevò con attenzione un lembo e diede un’occhiata.
«Credo si sia fermato» disse guardandomi negli occhi. «Ma lascio lo stesso la benda, per non rischiare di riaprire accidentalmente la ferita, ok?»
Annuii. «Grazie». Non che quella fosse la risposta giusta alla sua domanda, ma volevo che sapesse che apprezzavo molto la calma e la fermezza con cui stava affrontando una situazione che non rientrava esattamente nei compiti di una damigella d’onore. Le ero grata anche per come mi guardava, perché quello sguardo mi diceva che non le suscitavo repulsione.
La guardavo e lei mi fasciava il polso con lo stesso amore con cui mi acconciava i capelli. Fu così che capii di aver fatto la scelta giusta chiedendole di essere la mia testimone. Capii di aver scelto, tanti anni prima, la ragazza giusta come mia migliore amica.
«Grazie» ripetei mentre infilava un’estremità della benda sotto la fasciatura, così che questa avesse l’aspetto più ordinato possibile. Quando Mindy si alzò, sollevai il braccio e vidi che quella fasciatura, che temevo stridesse con l’elegante abito da sposa, non era poi così male. Mi ricordava ancor più che, nonostante i miei sforzi e quelli di Lucius per rendere perfetto il giorno del nostro matrimonio e per essere perfetti l’uno per l’altra, non eravamo altro che due anime dannate, la cui unione portava con sé non solo amore profondo, ma anche antiche ferite. C’era una parte di noi da cui avremmo dovuto per sempre stare in guardia. Avrei dovuto per sempre ricordare a me stessa la terribile infanzia di Lucius e comprenderlo se a volte aveva bisogno di starsene un po’ da solo. E Lucius avrebbe per sempre dovuto rassicurarmi sul fatto che non avrebbe permesso al suo lato oscuro di prendere il sopravvento.
Lasciai scivolare le dita lungo la benda, accennando una piccola smorfia di dolore mentre sfioravano la ferita. Lucius avrebbe sfoggiato una fasciatura identica, grazie all’aiuto di Raniero, e avrebbe provato lo stesso tipo di dolore…
«Lo porto fuori?» si offrì Mindy, allungando una mano verso il vassoio.
«No, aspetta» le dissi. «Non ho ancora finito».
«Ah no?» disse Mindy aggrottando la fronte e il tono con cui lo disse mi fece capire che, anche se fino a quel momento era stata un’ottima assistente, una parte di lei avrebbe preferito di gran lunga non vedermi versare dell’altro sangue quella notte.
Ma non avevo scelta, così presi di nuovo in mano il coltello, ma questa volta senza timore, perché sapevo di poter sopportare quel genere di dolore. Poi, con la mano sinistra, tracciai una “X” sul palmo della mia mano destra, tagliando in profondità. Ancora una volta, il sangue iniziò a uscire, così presi l’ultima benda pulita e la strinsi forte in pugno per fermare il flusso del sangue.
«Lucius farà lo stesso sulla sua mano sinistra» spiegai a Mindy che mi guardava in maniera comprensibilmente sconcertata. «Così, quando pronunceremo i voti e ci prenderemo per mano, il nostro sangue si mescolerà».
«Wow…» Ero sicura che Mindy, l’eterna romantica, fosse combattuta tra il pensiero che quello fosse il gesto più bello che avesse mai visto e la convinzione che in esso ci fosse anche qualcosa di profondamente sbagliato.
«Ad alcuni vampiri rimane la cicatrice per tutta l’esistenza» aggiunsi. «Come una fede nuziale che non puoi toglierti».
Ecco perché avevo voluto tagliarmi così profondamente. Volevo qualcosa che mi ricordasse per sempre la notte in cui avevo sposato Lucius. La mia prima cicatrice. Ero certa che Lucius a sua volta si sarebbe procurato una ferita profonda e ampia e che, avendo subito innumerevoli soprusi in passato, sarebbe rimasto impassibile mentre si tagliava il palmo della mano. Mindy non sapeva cosa dire, così le feci cenno che poteva portare via il vassoio – e poteva anche smettere di preoccuparsi perché non avrei più dovuto usare il coltello. «Ho fatto, perciò se non ti crea problemi…»
«Ma certo» disse mettendo il coperchio sul calice. Poi portò via il vassoio, tenendolo in equilibrio su una mano per aprire la porta.
Il servitore, che attendeva in silenzio, glielo prese dalle mani e Mindy richiuse la porta. «E adesso?» chiese attraversando la stanza.
«Adesso aspettiamo» risposi «che qualcuno ci guidi nel posto dove avrà luogo la cerimonia». Ed eccola lì, a dispetto delle rassicurazioni della mamma, l’agitazione che tornava a serrarmi la gola. Da qualche parte, nel castello, i nostri invitati – vampiri e umani – si stavano radunando, e Lucius stava per arrivare…
Chi sarebbe venuto a prendermi qui?
Un altro servitore? Una delle guardie di Lucius?
Non dovetti aspettare tanto per saperlo, perché prima ancora che Mindy potesse decidere se rischiare o meno di spiegazzarsi l’abito sedendosi, qualcuno bussò alla porta e io corsi ad aprire, troppo impaziente e ansiosa per lasciarlo fare alla mia testimone.
Spalancai la porta che dava sul corridoio e vidi che qualcuno si era preparato con cura mentre io celebravo il rito nella mia stanza. Salutai con enorme entusiasmo la mia nuova guida.

Traduzione di Sara Reggiani













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2 risposte a “THE WEDDING di Beth Fantaskey – Capitolo 15°”

  1. LadyManu ha detto:

    socia, l'ho detto anche a Jenny XD Ha dett che lo vuole stampato XD E mi ha minacciato se non te l'avessi detto V_V

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